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Società

La Colombia incendiata da narcos e dissidenti delle Farc

Lo scorso 14 novembre uno scontro a fuoco tra esercito colombiano e guerriglieri identificati dalle autorità colombiane come Gao (Grupo Armado Organizado) nei pressi del municipio di Tierralta, a Cordova, ha portato all’evacuazione di 143 famiglie, come denunciato dalla Oficina...

Lo scorso 14 novembre uno scontro a fuoco tra esercito colombiano e guerriglieri identificati dalle autorità colombiane come Gao (Grupo Armado Organizado) nei pressi del municipio di Tierralta, a Cordova, ha portato all’evacuazione di 143 famiglie, come denunciato dalla Oficina de Coordinación de Asuntos Humanitarios de Naciones Unidas en Colombia (OCHA).

Lo stesso ente ha poi aggiunto che tra il 3 e il 7 aprile ben 729 persone sono state costrette a fuggire dai propri villaggi nella regione di Narino a causa dei combattimenti in corso tra gruppi armati illegali.

Il 14 aprile invece un ex guerrigliero del 41esimo Fronte delle Farc, entrato nel programma di reinserimento nella società civile (in conseguenza degli accordi di pace del 2016), è stato attaccato a colpi di arma da fuoco mentre era in strada con la moglie e il figlio di sette mesi nei pressi di Maicao, vicino il confine con il Venezuela. L’ex guerrigliero è stato ricoverato in ospedale con ferite all’addome, al fianco e alla gamba. Alla moglie, rimasta anche lei ferita, sono stati estratti tre proiettili mentre il bambino è purtroppo deceduto.

I responsabili dell’agguato non sono ancora stati identificati, ma tutti i sospetti ricadono sui gruppi armati illegali attivi in vari traffici illeciti, tra cui quello di stupefacenti e di combustibile, al confine tra Colombia e Venezuela.

I gruppi armati attivi e la dissidenza delle Farc

I fatti citati rientrano in quella caotica fase post-accordi di pace tra Farc e governo colombiano siglati nel novembre del 2016, ma che tardano a dare frutti. Scontri armati vengono infatti registrati in varie zone della Colombia, in particolare tra vari gruppi armati, alcuni dei quali formatisi in seguito al processo di demilitarizzazione delle Farc e che si contendono sfere d’influenza, aree di produzione della coca e le preziose infrastrutture per la distribuzione.

La galassia dei gruppi armati o Gaor (Grupos Armados Organizados Residuales) è però molto più complessa e coinvolge attori come il Clan del Golfo, l’Ejercito Popular de Liberacion (Epl), l’Ejercito de Liberacion Nacional (Eln), gruppi paramilitari al soldo di proprietari terrieri e narcotrafficanti minori nonché dissidenti delle Farc, questi ultimi allora suddivisi in ulteriori branche.

Il sito di analisi statunitense InsightCrime ha identificato tre principali rami legati alla dissidenza delle Farc.

In primis ci sono gli “irriducibili”, ovvero membri delle Farc che non hanno mai accettato il processo di pace e sono rimasti presenti sul territorio persistendo nell’attività di guerriglia.

Ci sono poi i “dissidenti”, ovvero membri che avevano inizialmente aderito agli accordi di pace per poi fuoriuscirne e riprendere con la lotta ideologica e con la guerriglia armata.

Infine c’è la cosiddetta “Farc-mafia”, ovvero ex membri dell’organizzazione coinvolti in attività illecite; costoro non hanno alcuna pretesa ideologico-politica e la loro attività è focalizzata prettamente al mero guadagno proveniente dalla produzione e il traffico di stupefacenti.

Il ruolo del “Gentil Duarte”

InsightCrime individuava in Miguel Botache Santillana, alias “Gentil Duarte”, il comandante dissidente che sta cercando di riunire in una singola forza armata gli ex guerriglieri delle Farc sparsi in vari fronti su tutto il territorio colombiano e venezuelano. Recenti stime parlano di poco più di mille uomini attualmente sotto il comando di “Duarte”, ma il suo obiettivo sarebbe quello di arruolarne dai 6mila agli 8mila entro la fine del 2019.

Duarte veniva indicato a capo del Settimo Fronte nella regione di Guaviare, nel sud-est della Colombia, non lontano dal confine con il Brasile; recenti segnalazioni indicavano però una sua presenza in territorio venezuelano. Il comandante avrebbe due principali alleati nel progetto di riunificazione: Nestor Vera Fernandez “Ivan Mordisco”, a capo del 1° Fronte nella regione di Antioquia e Gener Garcia Molina “Jhon 40”, leader del 33° Fronte, segnalato nelle zone orientali al confine col Venezuela.

Fonti statunitensi segnalavano però l’attività di “Jhon 40” anche in territorio venezuelano grazie all’appoggio di “Giovanny Chuspas”, ex comandante del 16° Fronte e Miguel Diaz Sanmartin “Julian Chollo”, precedentemente uno dei comandanti del Frente Acacio Medina e ora attivo con la dissidenza sul lato venezuelano del confine.

I colpi messi a segno dall’esercito colombiano

Lo scorso settembre le forze speciali colombiane hanno eliminato Victor David Segura, alias “David”, ex guerrigliero delle Farc che aveva rifiutato l’accordo di pace del 2016, mettendosi a capo di una fazione dissidente nota come “Guerrilla Unida del Pacifico”. “David” veniva individuato e freddato nei pressi della città portuale di Tumaco, dove si occupava di coltivazione illegale di coca, dedita alla produzione di cocaina.

A dicembre è invece toccato a Walter Arizala “Guacho”, noto per i suoi attacchi ai civili e per aver ucciso tre giornalisti ecuadoregni. Il soggetto in questione era a capo del fronte “Oliver Sinisterra” e veniva eliminato nella regione di Narino, al confine con l’Ecuador, dove controllava la coltivazione di coca e il traffico di stupefacenti.

A inizio febbraio 2019 era poi il turno di Rodrigo Cadete, considerato vice di “Duarte”, ucciso assieme a nove guerriglieri durante un’operazione dell’esercito colombiano nella regione di Caquete.

La lotta per il controllo degli stupefacenti

Un recente rapporto dell’Unodc (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) indica che nell’anno in cui è stata attuata la resa delle Farc, l’aumento della produzione di coca è incrementato del 52%, passando da 96mila a 14mila ettari di coltivazioni illegali.

In poche parole, la sostituzione volontaria delle coltivazioni di coca non funziona e non c’è da stupirsi visto che rende molto di più rispetto ai “tradizionali” tipi di raccolto. Non a caso gran parte dei nuovi gruppi dissidenti ex Farc sono ferocemente attivi in quel settore. El “Duarte” veniva ad esempio segnalato a capo di un sistema di coltivazione di coca e laboratori di produzione nella zona meridionale di Meta, così come in controllo degli spostamenti di merce nella vicina Guaviare, ruolo precedentemente ricoperto da “Jhon 40”.

Lotte intestine tra gruppi armati sono segnalate in diverse regioni della Colombia dove sono presenti piantagioni di coca e laboratori di produzione, tra cui in Narino, Putumayo e Caqueta.  Un’attività, quella dei gruppi dissidenti, che appare sempre meno ideologica (in sostegno materiale alla causa) e ben più economicamente orientata.

Nel caso in cui le varie fazioni dissidenti dovessero effettivamente riuscire a unificarsi sotto un unico comando guidato dal “Duarte”, la leadership avrebbe enormi vantaggi in quanto arriverebbe a controllare gran parte dei corridoi di traffico di armi e stupefacenti verso Ecuador, Peru, Venezuela e Brasile.

Una prospettiva che se a livello teorico ha una sua logica, sul lato pratico risulta però ben più difficile da attuare, in primis a causa delle lotte intestine tra gruppi armati dediti alla coltivazione e al traffico di stupefacenti; non tutti i soggetti attivi nel settore sono infatti disposti a cedere i propri “feudi” e a perdere la libertà nel gestire i traffici.

Non si può inoltre escludere che emergano contrasti interni agli stessi dissidenti ex Farc in relazione al controllo del territorio e a problematiche di stampo gerarchico in seguito alla smobilitazione delle Farc.

Bisogna poi considerare il ruolo del governo colombiano che continua a colpire i vari gruppi armati, eliminando comandanti come “Guacho”, “Cadete” e “David”, creando così vuoti di potere e instabilità interne ai già fragili “fronti” delocalizzati e privi di una solida catena di comando centrale.





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