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Società

La Cina, Kim e il vaccino: il mistero del medicinale anti Covid

La Cina può contare su un ventaglio di cinque vaccini giunti nella fase finale dei test, tappa essenziale per ottenere l’autorizzazione a immettere i prodotti sul mercato. L’ultimo vaccino in lista, il quinto, è un farmaco prodotto da Anhui ZhifeiLongcom,...
Corea del Nord, Pyongyang piazza mascherina (La Presse)

La Cina può contare su un ventaglio di cinque vaccini giunti nella fase finale dei test, tappa essenziale per ottenere l’autorizzazione a immettere i prodotti sul mercato. L’ultimo vaccino in lista, il quinto, è un farmaco prodotto da Anhui ZhifeiLongcom, una sussidiaria di Chongqing Zhifei Biological, azienda quotata a Shenzhen. La società ha avviato i test di fase 3 nella città di Xiangtan, nella provincia dello Hunan, ma a breve comincerà i test anche all’estero.

Pechino può tuttavia contare su altri quattro candidati vaccini: due realizzati da China National Pharmaceutical Group, nota anche come Sinopharm, di proprietà statale, e uno ciascuno da CanSino e Sinovac. La corsa al vaccino in Cina, a quanto pare, sarebbe stata rallentata dal crollo dei casi nel Paese, per cui le aziende cinesi si devono trovare volontari all’estero. Anhui ZhifeiLongcom conta di cominciare i test a breve in Uzbekistan e poi espanderli in Indonesia, Pakistan ed Ecuador, con l’obiettivo di reclutare 29 mila partecipanti in totale.

Questi i fatti noti. Ma, per il resto, cosa sappiamo dei vaccini cinesi? Niente di niente, neppure per quanto riguarda i risultati dei test fin qui eseguiti. Eppure, da mesi, la Cina ha iniziato a somministrare il vaccino sperimentale in alcune città, ma soltanto ad alcune categorie di persone ”a rischio”. Ricordiamo che un medicinale viene definito sperimentale quando si attendono ancora gli ultimi dati per scongiurare l’insorgenza di effetti indesiderati nel lungo periodo.

Un vaccino misterioso

Qualche giorno fa il presidente di Sinopharm aveva fatto sapere che il vaccino prodotto dalla sua azienda era stato ricevuto da quasi un milione di persone nell’ambito di un programma di vaccinazione d’emergenza. E questo, è importante sottolinearlo, senza che fossero prima stati diffusi dati sulla sua efficacia. Dal momento che non ci sarebbero state segnalazioni di gravi effetti collaterali, e che solo alcuni partecipanti avrebbero mostrato lievi sintomi, Sinopharm ha chiesto il prima via libera, in Cina, per l’utilizzo del vaccino anti Covid-19 su larga scala, esteso alla popolazione generale.

I media cinesi hanno infatti più volte spiegato che da settimane sono partiti programmi di vaccinazione anti-Covid, diretti tuttavia a specifiche categorie, come il personale militare o gli operatori sanitari, ma anche i diplomatici e i dipendenti delle aziende statali. Potrebbe quindi essere la volta del popolo ma restano numerosi interrogativi. Primo fra tutti: questo vaccino è realmente sicuro?

Una possibile prova

Per rispondere alla domanda potrebbe essere utile guardare agli ultimi movimenti che coinvolgono la Corea del Nord. Pare infatti che Kim Jong Un abbia ricevuto dal governo cinese uno dei vaccini sperimentali prodotti dal Dragone. Non è dato sapere se la notizia sia vera o una semplice indiscrezione, né, in caso di veridicità, di quale candidato stiamo parlando. Secondo quanto riferito da Reuters, il grande leader, la sua famiglia e i membri vicini alla leadership di Pyongyang sarebbero stati tutti vaccinati.

Due sono le considerazioni da fare. La prima: in patria Kim è una sorta di divinità e, per sfuggire dal virus, avrebbe potuto tranquillamente usare una residenza spersa chissà dove all’interno della Corea del Nord. Perché rischiare eventuali effetti collaterali con un vaccino sperimentale? Forse perché il siero in questione è sicuro al 100% o forse, sospettano alcuni, perché il presidentissimo nordcoreano ha ricevuto un vaccino vero e proprio.

Certo è che mai e poi mai la Cina rischierebbe di danneggiare la salute di un alleato, così come Kim non andrebbe mai a infilarsi in situazioni del genere. La seconda ipotesi: il fatto che Kim Jong Un abbia ricevuto il vaccino è soltanto un’indiscrezione. A conferma di tale supposizione troviamo le parole di Mark Barry, analista dell’International Journal on World Peace, il quale ritiene che Kim preferirebbe di gran lunga vaccini europei collaudati rispetto a quelli forniti da Pechino. Anche in questo caso non ci sono ulteriori conferme.





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