La Cina ha effettuato un importante passo in avanti che potrebbe potenzialmente salvare la vita a migliaia di cani. Secondo quanto riferito dalla Humane Society International (HSI) e dall’ong Duo Duo Animal Welfare Project, la città di Yulin, nota per essere teatro dell’annuale Festival della carne di cane, è (davvero) pronta a vietare a ristoranti, venditori ambulanti e perfino commercianti di vendere carne di cane durante lo svolgimento dell’evento.

Già nel 2017 il South China Morning Post scriveva che la scelta sarebbe stata presa da Mo Gongming, il segretario del Partito Comunista Cinese dell’omonima città, situata nella regione autonoma del Guangxi, nel sud del Paese. Chi infrange il nuovo regolamento rischia l’arresto e multe che vanno dai 50 mila (7 mila dollari) ai 150 mila yuan, cioè circa 23.100 dollari. Il divieto è stato confermato da alcuni commercianti attivi nel più grande mercato di carne di cane di Yulin: Dongkou.

Fine del massacro?

Ricordiamo che il Lychee and Dog Meat Festival, noto internazionalmente come Festival della carne di cane di Yulin, è una manifestazione che ormai va in scena, ogni anno, a partire dal 2009. Inizia sempre il 21 giugno, in parallelo con il solstizio d’estate, e prosegue ininterrottamente per una decina di giorni. Ma per quale motivo celebrare un festival del genere? Tutto dipenderebbe da un’antica credenza, secondo la quale mangiare carne di cane porterebbe fortuna e buona salute e aiuterebbe ad affrontare in modo migliore l’imminente caldo estivo.

Durante l’evento – che, a giudicare dalle edizioni passate, è solito attrarre un’ingente quantità di visitatori – vengono uccisi e mangiati migliaia e migliaia di cani. In ogni caso, la nuova legge, relativa al regolamento del traffico di massa dei cani selvatici di Yulin, farebbe sì che gli animali venissero allevati e messi in quarantena prima di essere trasportati e venduti per il macello. Tutto questo, a detta delle autorità, dovrebbe rafforzare gli sforzi per il miglioramento della salute pubblica nazionale e salvare migliaia di esemplari da una fine orribile.

Una legge che fa ben sperare

Il gruppo di difesa degli animali con sede nel Regno Unito, NoToDogMeat, ha confermato la novità dopo aver visionato una lettera del dipartimento agricolo di Yulin. Il nuovo regolamento dovrà fare in modo che gli animali presenti al festival soddisfino determinati requisiti sanitari. Inoltre nessun cane malato, rubato o randagio potrà essere venduto o scambiato. Certo, il consumo di cani è molto raro, anche se fa parte di una tradizione diffusa da 500 anni in alcune aree del sud-est asiatico.

Accanto al lato etico e morale di un festival del genere, è importante sottolineare anche l’aspetto sanitario. I wet market, diffusi in Cina (e non solo), sono stati a lungo considerati fonti di malattie. L’esempio più recente ed eclatante è il mercato ittico di Wuhan, da dove, secondo alcuni, potrebbe essersi originata la pandemia di Sars-CoV-2. Che il nuovo divieto, come sostengono i più maligni, sia soltanto un tentativo di evitare nuove, possibili emergenze sanitarie? Va comunque sottolineato che da un anno a questa parte la Cina ha duramente represso il commercio di animali selvatici all’interno della nazione e riclassificato i cani come “animali da compagnia” invece della loro precedente designazione di “bestiame”. Nel caso in cui non dovessero esserci intoppi, dunque, i cani non dovrebbero più entrare a far parte nel commercio legale di carne. Anche se resterà da monitorare l’ombra del mercato nero degli animali.

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