Dopo il vaccino di Vladimir Putin sta per arrivare il vaccino di Xi Jinping. Nei giorni in cui la sperimentazione dell’antidoto prodotto dall’università di Oxford e AstraZeneca era stata interrotta a causa delle preoccupazioni generate dalla reazione anomala evidenziatasi su uno dei partecipanti ai trial – sperimentazione poi ripartita – la Cina ha accelerato e adesso è vicinissima al traguardo.

A novembre, o al massimo a dicembre, il popolo cinese potrà avere accesso al vaccino (o ai vaccini, al plurale) made in China. Ne è convinta Wu Guizhen, una delle migliori menti del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC). In un’intervista rilasciata all’emittente nazionale CCTV, Wu ha dichiarato che gli studi clinici stavano procedendo senza intoppi e che di lì a poco sarebbero iniziati i preparativi per la produzione di massa.

La signora Wu ha spiegato di aver fatto parte di uno dei primi gruppi sperimentali e di essere stata vaccinata ad aprile. “Mi sono sentita abbastanza bene negli ultimi mesi, non c’è stato niente di anormale. Il processo di inoculazione non ha generato alcun dolore localizzato”, ha aggiunto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha intanto fornito qualche cifra interessante. In tutto il mondo ci sono più di 30 vaccini arrivati nella fase di sperimentazione clinica e, dei nove che hanno raggiunto la fase finale, ben cinque sono stati sviluppati in Cina.

Lo sprint di Xi Jinping

L’annuncio di Putin, arrivato a metà ottobre, ha evidentemente spronato l’amico Xi Jinping, desideroso anch’egli di sguainare la sciabola del vaccino di fronte ai suoi avversari occidentali. Poter contare su un antidoto autarchico, oltre a rappresentare un indubbio vantaggio sanitario, contribuisce a generare due effetti da non sottovalutare. Intanto crescerà il numero dei Paesi stranieri che chiederà informazioni al produttore della panacea contro il Sars-CoV-2. Poi, dettaglio da non trascurare, l’immagine di quel governo agli occhi dell’opinione pubblica mondiale apparirà come salvifica.

Xi ha quindi ordinato ai suoi scienziati di accelerare. Secondo quanto riferito dal South China Morning Post, in merito alla produzione di massa dei vaccini candidati, gli esperti cinesi stanno valutando le capacità di due-tre impianti. Nel frattempo la Cina non è rimasta a guardare. Zheng Zhongwei, direttore del centro di sviluppo scientifico e tecnologico della Commissione nazionale per la salute, ha affermato alla CCTV che Pechino, a luglio, ha somministrato un candidato vaccino anti Covid a gruppi selezionati di lavoratori, tra cui personale medico e funzionari delle ispezioni di frontiera.

Vaccino cinese in autunno?

E così, proprio mentre l’Oms ha avvertito del possibile ritorno di fiamma dei contagi in vista di ottobre e novembre, è stata diffusa la notizia secondo la quale un vaccino potrebbe essere disponibile in Cina nel giro di un paio di mesi. Gli scienziati d’oltre Muraglia, prendendo alla lettera le parole del presidentissimo Xi, hanno più volte dichiarato che un qualsiasi vaccino anti Covid prodotto dalla Cina sarebbe stato un bene pubblico globale e che sarebbe stato reso disponibile a tutte le nazioni.

Non solo: Pechino si è offerta di fornire un prestito di 1 miliardi di dollari ai Paesi dell’America Latina e dei Caraibi per aiutarli a pagare i vaccini. Come se non bastasse, il Dragone ha fatto presente che i primi Paesi a beneficiare dell’eventuale antidoto saranno Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam, oltre alle nazioni africane. Dagli Stati Uniti Anthony Fauci ha affermato che sarà alquanto improbabile aspettarsi l’utilizzo del vaccino cinese o russo da parte di Washington.

E per un motivo: i loro sistemi di regolamentazione sarebbero molto più opachi di quelli vigenti nei Paesi occidentali. In ogni caso le autorità cinesi proseguono per la loro strada. Pochi giorni fa Pechino ha approvato l’avvio della prima fase di test clinici sugli esseri umani per il primo vaccino contro il coronavirus da assumere per via nasale e non attraverso iniezione. Il vaccino-spray è stato co-sviluppato dai ricercatori dell’Università di Xiamen e da quelli dell’Università di Hong Kong con la collaborazione della Beijing Wantai Biological Pharmacy Enterprise. Si tratta del decimo vaccino sperimentale testato sugli esseri umani in Cina.

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