Lontano dall’emergenza sanitaria ed economica provocata dal nuovo coronavirus, collocato nel sudovest della Cina e situato nella concavità di un bacino naturale, spicca il radiotelescopio più grande e sensibile del mondo. Si chiama Fast, acronimo di Five hunderd meter Aperture Spherical Telescope, che in italiano può essere tradotto come Telescopio sferico con apertura di cinquecento metri.

Questo gioiello tecnologico si trova nella contea di Pingtang, provincia di Guizhou. È composto da 4.600 pannelli triangolari e ricorda, per il particolare design, il Radiotelescopio di Arecibo. I pannelli sono microforati, così da far passare sia l’acqua piovana che la luce solare. La caratteristica principale del Fast è quella di utilizzare una depressione carsica naturale come supporto per l’immensa parabola del telescopio.

La differenza rispetto al dispositivo americano è che questo non ha una curvatura sferica fissa bensì una superficie ottica attiva, capace di modificarsi continuamente in modo da creare una parabola più allineata possibile con la porzione desiderata di cielo da osservare.

La prima proposta di un simile radiotelescopio risale al 1994 anche se il progetto definitivo è stato approvato dalla Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma cinese nel giugno 2007. La “prima pietra” è stata posata nel dicembre 2008 e la costruzione effettiva, iniziata nel marzo 2011, è terminata nel 2016. Il Fast ha acceso i motori nel settembre dello stesso anno.

Il radiotelescopio dei record

Ma a che cosa serve questo mastodontico progetto? Vari e molteplici. Lo scorso settembre, ad esempio, l’agenzia Xinhua ha scritto che “astronomi cinesi hanno rilevato raffiche radio veloci e ripetute, segnali misteriosi che si ritiene provengano da una fonte a circa tre miliardi di anni luce dalla Terra”.

Come non manca di sottolineare Il Corriere della Sera, il Fast ha aperto una serie di interrogativi nella comunità internazionale degli astronomi, attratti dal dispaccio lanciato dai media cinesi. Che Pechino abbia individuato forme aliene nell’universo? Niente è da escludere, visto che il Fast può essere tranquillamente paragonato a un orecchio gigante capace di captare qualsiasi segnale. Per agevolare il suo compito sono stati chiusi tutti i villaggi delle aree limitrofe nel raggio di cinque chilometri. Oltre 2mila famiglie sono state fatte trasferire altrove, con la promessa di case più moderne e uno stile di vita migliore.

Tornando al radiotelescopio, il Fast ha rilevato le prime Frb, cioè le “raffiche” più brillanti conosciute nell’universo. Sono segnali impercettibili che durano appena pochi millisecondi e nessuno conosce la loro origine. Chi le emette? Vari corpi celesti, tra cui nebulose, stelle, galassie o, chissà, qualche alieno.

A caccia di alieni

Dal punto di vista scientifico, una delle missioni del Fast, oltre a monitorare lo spazio, è quella di captare qualsiasi segnale ricollegabile a forme di vita aliene. Una delle sue missioni è infatti la Seti, ovvero Search for ExtraTerrestrial Intelligence. Insomma, Pechino punta, tra l’altro, a entrare in contatto con gli extraterrestri.

Certo, resta da capire se il Fast porterà risultati sperati. Nel 1993 il suo omologo americano di Arecibo dovette fare i conti con la decisione del governo statunitense di tagliare i costosi finanziamenti al progetto, giudicato ormai inutile alla causa. Vedremo se la Cina saprà fare meglio, ma soprattutto vedremo se il Fast contribuirà a fare luce su alcuni dei temi più sconosciuti dell’universo. Nel caso in cui il Dragone dovesse ottenere risultati tangibili, non è da escludere la contro reazione degli Stati Uniti, pronti a scendere in campo per una competizione strategica – l’ennesima tra le due super potenze – anche in materia di radiotelescopi.

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