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Società

La carica dei manga ha sconfitto Captain America

Nel 2023 la dimensione del mercato europeo dei manga è stata stimata in 676,1 milioni di dollari. Il caso più emblematico? La Francia. E in Italia...
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Si leggono da destra verso sinistra. In Occidente hanno invaso interi reparti all’interno delle librerie e conquistato ampio spazio all’interno delle fiere letterarie. Nel giro di pochi anni sono riusciti a surclassare i fumetti autoctoni. Adesso, dopo il primo boom globale registrato nei primi anni Duemila, e in seguito ad un periodo di apparente stagnazione, sono tornati sotto la luce dei riflettori grazie anche – e soprattutto – all’hype incarnato dal loro Paese d’origine: il Giappone. Stiamo parlando dei manga, i fumetti made in Japan che hanno fatto innamorare intere generazioni dei cartoni animati giapponesi.

In Italia l’anno di svolta coincide con il 2022. Quando, secondo i dati diffusi dall’AIE, l’Associazione Italiana Editori, è stato registrato un +175% nella spesa dei lettori per l’acquisto di letteratura disegnata rispetto al 2019, per una cifra record dal valore di 100 milioni di euro a prezzo di copertina del venduto. I manga, nello specifico, hanno fatto segnare eccellenti volumi di vendita per l’intero periodo pandemico e per i due anni successivi.

Nel 2022 sono state vendute 7,4 milioni di copie, scese a quasi 6 milioni nel 2023. Valori comunque elevati, che hanno consentito a case editrici prima sconosciute, o note soltanto agli appassionati del settore, di entrare nella classifica dei libri più venduti.

Quali supereroi?  

Ad attirare l’attenzione dei lettori occidentali non ci sono soltanto i manga ispirati agli anime (cartoni animati) più famosi, e tendenzialmente rivolti ad un pubblico simil adolescenziale. Troviamo anche i cosiddetti gekiga (alla lettera: immagini drammatiche), termine giapponese che definisce un genere di fumetti indirizzato ad un pubblico adulto. Lo stesso genere, insomma, che descrive la realtà proponendo immagini e tematiche forti – dal sesso alla violenza più esplicita – o raccontando vicende crude.

E i supereroi made in Usa della galassia Marvel e DC Comics? Schiacciati dall’ascesa del Giappone. Il recente interesse mediatico incarnato da questo Paese ha letteralmente alimentato le vendite di ogni prodotto connesso al suo nome, manga compresi.

Nel 2023 la dimensione del mercato europeo dei manga è stata stimata in 676,1 milioni di dollari. Nello stesso anno, in Francia, mercato del Vecchio Continente di punta per il fumetto nipponico, hanno totalizzato 39,6 milioni di copie vendute. Dati alla mano, all’ombra della Tour Eiffel più di un fumetto acquistato su due è stato un manga (per un fatturato di circa 331 milioni di euro).

Il caso della Francia  

Negli anni ’70 i cartoni animati di robot giganti provenienti dal Giappone mandarono in estasi schiere di fan francesi (incluso Emmanuel Macron). Adesso la Francia, come detto, è diventata la più grande importatrice di manga al mondo. Basti pensare che, secondo l’ente di ricerca sui consumatori GfK, un incredibile 55% dei fumetti venduti nel paese nel 2021 coincideva proprio con i manga. 

Non è però stato tutto rose e fiori visto che, tra gli anni ’80 e gli anni ’90, nonostante la loro popolarità, i manga abbiano dovuto fare i conti con non pochi ostacoli. “I ragazzi erano diventati dipendenti da questa droga. Era pura serotonina. Avevano bisogno della loro dose quotidiana di Dragon Ball“, ha raccontato al Guardian l’esperto di manga Nicolai Chauvet.

A quel punto il tema fu politicizzato per impedire ai bambini francesi di “impazzire” a causa dei prodotti culturali nipponici. In tutto il Paese andò così in scena una sorta di disintossicazione culturale da anime e manga. Il loro ritorno in massa sulle scene sarebbe avvenuto all’inizio del Duemila. La vera e propria scalata dei manga in Francia, e in Europa, iniziò in quel preciso momento. Il resto è storia recente.

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