Skip to content
Società

La Caporetto europea sui vaccini

Con l’arrivo delle prime dosi del vaccino in Europa nello scorso finire di dicembre, l’Unione europea sembrava avere per la prima volta la possibilità di intravedere la luce in fondo al tunnel e di poter, gradualmente, uscire dalla crisi sanitaria...

Con l’arrivo delle prime dosi del vaccino in Europa nello scorso finire di dicembre, l’Unione europea sembrava avere per la prima volta la possibilità di intravedere la luce in fondo al tunnel e di poter, gradualmente, uscire dalla crisi sanitaria generata dalla pandemia di coronavirus. Nonostante le speranze, però, le prime criticità si sono evidenziate sin da subito: non soltanto a causa delle difficoltà nel trasporto e nella conservazione del siero ma anche a causa delle difficoltà logistiche intercorse.

Con l’annuncio dei ritardi e dei rallentamenti nelle forniture delle dosi, adesso, la situazione sembra però essersi complicata ulteriormente, mettendo a rischio anche l’efficacia tra coloro che si sono già sottoposti alla prima somministrazione ma che per potersi ritenere immuni necessitano ancora del secondo vaccino. E in questo scenario, purtroppo, la situazione sociale in Europa potrebbe sfuggire di mano, rendendo le tensioni sociali ingestibili da parte delle autorità nazionali.

Crescono le tensioni in tutta Europa

Come sottolineato precedentemente, un fallimento o comunque un rallentamento della campagna vaccinale potrebbe dilungare notevolmente i tempi necessari per raggiungere la tanto ambita immunità di gregge. E in questo scenario, per forza di cose, anche le condizioni di lockdown generalizzate verrebbero prolungate, impedendo all’economia reale ed alla vita quotidiana delle persone di tornare ad una normalità che allo stato attuale appare ancora assai lontana.

Come analizzato dalla testata anglosassone The Guardian, in realtà l’Europa è già stata investita da una ondata di negazionismi e di pulsioni nei confronti della strategia di lockdown attuato dai Paesi dell’Unione europeo. Tutto ciò, principalmente, a causa delle enormi ristrettezze e della limitazione delle libertà personali che sono state causate dalla necessità di contenere la diffusione del patogeno tra la popolazione. Popolazione che, però, a quasi un anno dall’introduzione delle limitazioni negli spostamenti raggiunge sempre di più il punto di saturazione, rendendo difficoltoso il rispetto delle direttive e diminuendo di conseguenza l’efficacia stessa delle restrizioni.

Il caso più eclatante, attualmente, è quello dei Paesi Bassi, dove a causa delle limitazioni troppo stringenti e della bufera che ha investito il primo ministro dimissionario Mark Rutte la popolazione è scesa anche violentemente nelle piazze in segno di protesta. E benché le immagini siano preoccupanti, esse potrebbero essere il preludio di una serie di moti di protesta ben più estesi che potrebbero colpire anche il resto dei Paesi europei, mano a mano che la situazione sarà divenuta insopportabile per una fetta sempre maggiore della popolazione.

Sui vaccini rischiamo la disfatta

Il quadro che emerge dallo scenario europeo è molto allarmante: in assenza di una vittoria rapida e definitiva nei confronti del coronavirus la situazione rischia di sfuggire di mano sotto molteplici fronti. Sotto il profilo sanitario, il rischio è quello di patire una perdita di vite umane ancora molto alto. Sotto quello economico, un prolungamento della strategia di lockdown rischia di soffocare il grosso del patrimonio imprenditoriale d’Europa, generando una perdita di lungo periodo difficile da recuperare. E sotto quello sociale, il rischio è quello di vedere l’inizio di una stagione di rivolte destinato a cambiare lo stesso volto della nostra società.

Per scongiurare tutto ciò, in Italia come in Europa, l’unica strada è quella di vincere la partita dei vaccini. Sotto questo aspetto, la sensazione è però quella che fino a questo momento tutta l’Europa si sia mossa in modo troppo sommario, perdendo terreno importante che potrebbe provocare un dilungamento dei tempi della campagna di vaccinazione. E tra tutti, proprio il nostro Paese è uno di quello nel quale si sono segnalate le lacune maggiori.
Se  Bruxelles però non dimostrerà di sapersi muovere all’unisono, il rischio è quella di incappare in una Caporetto sociale, destinata a  segnare una linea di demarcazione tra la prima fase della pandemia (dove la popolazione ha seguito le indicazioni dei propri vertici politici) ad una seconda fase, segnata invece dal rifiuto di rispondere ai comandi in materia di sicurezza sanitaria. E in questo scenario, purtroppo, difficile davvero come sarà possibile riprendere in mano le redini della situazione.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.