La geopolitica della corsa allo spazio
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Se ricostruire come è avvenuto il salto di specie di un virus da un animale misterioso all’uomo è di per sé un’operazione complessa, immaginiamo quanto quella stessa missione possa risultare ancora più complicata nel caso in cui l’indagine dovesse partire a distanza di quasi un anno dal primo contagio ufficialmente registrato. L’impresa è pressoché impossibile. Eppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità, finita più volte nell’occhio del ciclone per presunti insabbiamenti e lentezza nelle comunicazioni, soprattutto nelle prime fasi della pandemia, non si da per vinta. La caccia alle origini del Sars-CoV-2 va dunque avanti. Anzi: entra adesso in una delle fasi più delicate.

La missione dell’Oms, assegnata a un team di ricerca formato da dieci esperti internazionali, farà affidamento anche al supporto degli scienziati cinesi in stanza a Wuhan, primo epicentro noto dell’emergenza sanitaria. Un supporto che arriverà “il prima possibile”. Il punto è che mentre le indagini sono ancora in corso, non si placano le accuse incrociate di Stati Uniti e Cina su presunte colpe alla base dello scoppio incontrollato della pandemia. Breve sintesi delle puntate precedenti: Washington ha puntato il dito contro Pechino, il quale, a sua volta, ha risposto che il virus potrebbe essere emerso altrove ed esser stato semplicemente rilevato a Wuhan per la prima volta.

Indagini e accuse

Come ha sottolineato nel corso di una lunga inchiesta il South China Morning Post, in una recente riunione delle Nazioni Unite, il segretario Usa per la Salute Alex Azar ha dichiarato che la questione chiave non è tanto capire dove è apparso il virus per la prima volta, quanto piuttosto scoprire se le informazioni sul virus “sono state condivise subito in modo tempestivo e trasparente”. Sottile ma ben visibile la staffilata alla Cina, accusata di non aver messo in campo una gestione cristallina sull’epidemia scoppiata a Wuhan.

Certo è che a 12 mesi dalla scoperta del Covid-19 sono stati resi pubblici pochi dettagli, soprattutto per quanto concerne le indagini svolte dagli esperti cinesi in loco. In ogni caso l’Oms è stata emblematica: “La nostra posizione è chiara. Vogliamo conoscere l’origine del virus e faremo di tutto per trovare la verità. Non ci dovrà essere alcuna confusione su questo”. Come fare a ricostruire un mosaico enorme e del quale non si conosce l’inizio? Lo step numero uno dovrebbe coincidere con il rintracciamento del paziente zero.

Facciamo un passo indietro. Lo scorso 31 dicembre le autorità di Wuhan lanciarono un allarme su una misteriosa polmonite. Una dozzina di pazienti, accomunati dal fatto di essere transitati per il mercato ittico di Huanan, nel cuore della megalopoli, furono i primi contagiati accertati. Anche se, sostengono alcuni, i primissimi positivi risalirebbero a metà novembre (se non prima). Il paziente zero potrebbe essere un anziano di 70 anni affetto da Alzheimer e che niente avrebbe a che fare con il mercato del pesce. “Viveva a quattro o cinque fermate dell’autobus dal mercato del pesce e, poiché era malato, praticamente non usciva£, hanno spiegato i sanitari di Wuhan. Oggi non sappiamo che fine abbia fatto quell’uomo né se si sia ripreso dopo il ricovero in ospedale avvenuto il 29 dicembre.

I nodi da sciogliere

Gli scienziati concordano su un fatto: il nuovo virus, come del resto il 70% dei patogeni scoperti negli ultimi 50 anni, proviene da un animale. Quale? Sul tavolo ci sono varie ipotesi. La più probabile: dal pipistrello. Non è da escludere che il virus possa essere entrato prima in un animale intermedio (pangolino o zibetto) da cui poi si sarebbe diffuso all’uomo. Quando, come e dove è avvenuta la zoonosi è ancora un mistero. Fino a questo momento non sono state avanzate prove concrete che possano collegare un animale infetto al mercato o ad altri luoghi. “Una cosa che deve essere chiara è che lo studio inizierà da Wuhan in Cina, da dove è arrivato il primo rapporto, e poi da lì, sulla base dei risultati, potremo andare ovunque”, ha detto Tedros Ghebreyesus, numero uno dell’Oms.

Verrà effettuata un’analisi approfondita sulle cartelle cliniche dei primi pazienti sperando possano saltare fuori indizi interessanti. Molti esperti restano però scettici: gli scienziati cinesi, con ogni probabilità, potrebbero aver già raccolto tutte le informazioni necessarie. Difficile che il team internazionale possa trovare qualcosa di nuovo. L’unico indizio sulla provenienza del virus, al momento, coincide con una grotta situata nella provincia dello Yunnan. Nei meandri di questo luogo sperduto, nel 2013, i ricercatori hanno raccolto materiale genetico da un virus trovato in un pipistrello.

In seguito quel materiale sarebbe stato simile al Sars-CoV-2 per il 96%. Si tratta del parente più vicino del Covid-19. Ma, in termini evolutivi, resta ancora distante. “Le persone si lamentano della lentezza che impiegano le ricerche per risalire all’origine del nuovo coronavirus. Sappiate che 17 anni dopo non abbiamo ancora trovato il virus progenitore della Sars“, hanno spiegato alcuni membri del team Oms. La missione è partita. Ma potrebbero volerci chissà quanti anni per risolvere il mistero sulle origini del Sars-CoV-2.

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