La Francia va lentamente preparandosi al voto più impegnativo, forse, dell’ultimo ventennio. Un voto che determinerà guida e colore dell’Eliseo fino al 2027 e che si preannuncia incerto fino al conteggio dell’ultima scheda. E perché sarà l’elezione del destino è chiaro: il prossimo aprile non si voterà per un programma politico, quanto per un’idea di Francia.

Da una parte i liberali e dall’altra i conservatori, con i primi rappresentati da Emmanuel Macron e i secondi da Marine Le Pen ed Eric Zemmour. Nulla di nuovo, penseranno i più, se non fosse che, a differenza del passato, la società francese è attraversata da tensioni interetniche e interreligiose che rischiano di spaccare la nazione e che producono delle scosse elettrizzanti a cadenza regolare, lasciando a terra morti e feriti – l’ultimo, un poliziotto, a Cannes.

I francesi si recheranno alle urne con la consapevolezza che la misura è colma, che il malcontento regna e pervade persino gli ambienti militari, e che il voto al candidato sbagliato, il prossimo aprile, potrebbe sancire la fine della Francia storica, dando un impulso potente e catalizzante a quel processo di transizione etno-demografica in corso da decenni. Un processo che potrebbe e dovrebbe concludersi con il divenire della Francia una società puramente multietnica, all’interno della quale gli autoctoni non saranno che uno dei tanti gruppi presenti. Un processo che solo pochi anni or sono veniva ritenuto irrealistico, un’invenzione dell’estrema destra, ma alla cui inevitabilità oggi, a quarantotto anni di distanza dalla pubblicazione de Il campo dei santi, credono due francesi su tre.

Il sondaggio

Il sondaggio che ha portato l’inquietudine nelle stanze dell’Eliseo porta la firma di due realtà imparziali, al di sopra di ogni simpatia politica, che sono la società di ricerche di mercato Harris Interactive e la rivista parigina Challenges. Quest’ultima, una proprietà Perdriel–LVMH, nei giorni scorsi ha affidato alla Harris Interactive una vasta indagine sociale in vista delle presidenziali, sondando l’umore, esplorando la mente e catturando i timori dell’opinione pubblica francese.

La parte dell’indagine che ha fatto maggiormente scalpore, più che altro per gli inaspettati risultati registrati, è quella relativa alla paura della cosiddetta “Grande sostituzione” (Grand remplacement). Secondo quanto emerso dal sondaggio, invero, il 61% degli intervistati, ossia dei francesi, è convinto che la tanto dibattuta trasformazione etno-religiosa della Francia (e dell’Europa) possa avere luogo nel prossimo futuro.

Due francesi su tre, in breve, credono che nella Francia di domani non vi sarà spazio né per i bianchi né per i cristiani, perché soverchiati numericamente e infine condotti all’estinzione dall'”immigrazione islamica proveniente dall’Africa settentrionale e nera”. Trattasi di una percezione condivisa in egual misura da uomini e donne – rispettivamente 62% e 59% –, da ogni fascia demografica – il 63% dei rispondenti in età 18-24 ed il 61% degli ultrasessantacinquenni – e che varia a seconda dell’affiliazione politica, sebbene, curiosamente, non di molto. Sondaggio alla mano, infatti, crede alla teoria della sostituzione etnica:

  • Il 72% dell’elettorato repubblicano.
  • Il 52% dell’elettorato macroniano.
  • Il 44% dell’elettorato di Jean-Luc Mélenchon, il fondatore del partito di sinistra radicale La France Insoumise.
  • Il 44% dell’elettorato socialista.
  • Il 30% dell’elettorato ambientalista.

I numeri di cui sopra, chiaramente, cambiano radicalmente, in senso verticale, quando riguardanti l’elettorato della destra conservatrice – dato che alla teoria della Grande sostituzione crede il 92% dei lepenisti –, ma è emblematico, finanche magniloquente, che il fenomeno abbia cessato di essere un tabù e che, al contrario, sia tra le prime preoccupazioni dei repubblicani e tra le principali degli insospettabili macroniani, radicali e socialisti.

La destra saprà trarne vantaggio?

I francesi temono per il loro futuro, temono che possa appartenere a qualcun altro, di diventare una minoranza nella loro terra, e, per di più, come se non bastasse, giudicano con severità il loro presente, vivendolo con una malinconica rassegnazione. Oggi è il sondaggio sul tema della presunta sostituzione etnica, ma ieri fu l’indagine di LCI TV a parlare dei sentimenti essenzialmente negativi e depressivi che attanagliano la maggioranza dei cugini d’Oltralpe:

  • L’86% pensa che in certe zone del Paese la legge della Repubblica abbia smesso di trovare applicazione.
  • L’84% crede che la società stia diventando sempre più violenta.
  • Il 74% è convinto che l’antirazzismo a oltranza abbia avuto un effetto contrario, indesiderato, rispetto a quello pronosticato dai suoi fautori.
  • Il 73% teme che la Francia stia andando incontro alla disintegrazione.
  • Il 49%, cioè un incredibile francese su due, sarebbe favorevole ad un intervento delle forze armate per ripristinare l’ordine.

I numeri sulla radicalizzazione religiosa, sulle aree ad accesso vietato e sull’espansione a macchia d’olio del crimine organizzato danno ragione al pessimismo del cittadino medio. Un pessimismo che trascende le convinzioni politiche, che trova legittimazione nelle vicende che caratterizzano la quotidianità transalpina e che l’Eliseo dovrà essere in grado di comprendere e di cogliere, e non di strumentalizzare semplicemente, perché ciò che si farà da oggi al 2027 avrà un impatto decisivo, probabilmente irreversibile, sul fato della Francia e dei francesi.

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