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Società

Monica, Anastasia, Carla: gli italiani (e la loro vita di coppia) visti dalle escort

Abitudini, pregi, difetti e inquietudini degli italiani visti da chi, per mestiere, ha imparato a conoscere l'animo più profondo del Paese.

Monica, nome di fantasia, passa buona parte della giornata all’interno di una casa vacanze affacciata sul mare. È qui che riceve uomini che la contattano su internet disposti poi a lasciare delle “rose”, gergo che in realtà indica soldi e banconote. È lei stessa a raccontare la sua storia, senza lasciare trasparire molta emozione. Tranne quando parla della sua isola, Cuba: “Mi manca, mi manca molto – sottolinea – ma lì è difficile tirare avanti. Ho raggiunto mia nonna in Spagna, ma lì anche se facevo la badante mi hanno sempre guardato come una “puta”. E allora, a un certo punto, ho deciso di farla davvero la puta, almeno guadagno più soldi”.

Un’Italia buona, almeno nel profondo

La sua frase lascia di stucco. È opinione comune che, per chi arriva dall’America latina, vivere in Spagna sia la scelta migliore. Soprattutto per i legami linguistici: “Era un’idea anche mia – racconta Monica mentre si distende in poltrona, quasi scomparendo nell’oscurità della camera – ma subito mi sono ricreduta”. E così, dopo la Spagna è stata la volta del nostro Paese. Anche in Italia la ragazza ha continuato a lavorare nel mondo del sesso a pagamento. Un mondo cambiato drasticamente con internet, sede di piattaforme social dove molte donne “si mettono in proprio”, promuovono la propria immagine in autonomia, senza scendere per strada e senza avere un “protettore” sopra.

Dei bordelli virtuali dunque, dove chi sceglie questa strada può autogestirsi, raccogliere recensioni, annunciare i propri spostamenti. Monica ad esempio gira l’Italia in lungo e largo: “Mi concentro molto nel Sud, mi piace quando lavoro al Sud – spiega – ma ho contatti in molte città e, in media, mi sposto due o tre volte al mese, dipende anche dalla disponibilità di B&B e case vacanze”.

È per questo forse che Monica può dire di conoscere a fondo il nostro Paese, carpirne in profondità abitudini, comportamenti e stranezze di ogni tipo: “In Italia, a differenza che in Spagna e nonostante la lingua – sottolinea – non mi sono mai sentita un’estranea”. I suoi racconti sono come un fiume in piena, ma ogni tanto si ferma, quasi a voler essere sicura di essersi espressa bene: “La prima volta che ho fatto spesa – afferma mentre dà una fugace occhiata al telefono – un anziano signore mi ha aiutata a raccogliere alcune buste cadute a terra. In Spagna non mi era mai successo. Credo che voi italiani siete buoni”, aggiunge mentre dallo sguardo si intravede un primo cenno di sorriso.

L’impressione di Monica è anche quella di Anastasia, altro nome di fantasia, anche lei escort e anche lei in Italia da molto tempo. E stare qui le piace. Lo si capisce quando glissa sulla sua nazionalità: “Io sono di Kharkiv, sono nata lì quando era ancora Urss – dichiara mentre gentilmente prepara un caffè – ma se mi chiedi se sono russa o ucraina, non rispondo. Sono italiana, sono qui da tempo, ho preso cittadinanza quando mi sono sposata con un italiano e adoro stare qua, della guerra non ne voglio sapere nulla”.

“No, non è stata una brutta separazione – risponde alla precisa domanda sulla fine del suo matrimonio – a volte capita che non ci si trova più. Avevo poi bisogno di soldi e ho scelto di fare la escort. Tanto non sono fidanzata (ride, ndr) e ormai ho i miei clienti fissi”. Anche per Anastasia, vale lo stesso ragionamento di Monica: “Ho spesso sviluppato dei rapporti di amicizia con molti clienti – prosegue – c’è chi racconta le proprie passioni, c’è chi parla del lavoro, c’è un rapporto umano che da altre parti non riscontro”.

Popolo di poeti, ma non di comunicatori

Ma è la stessa Anastasia a mettere in guardia sul rovescio della medaglia del volto umano degli italiani: “Molti parlano qui perché non parlano a casa – racconta – Quando ho iniziato, non ho notato differenze tra single e sposati e non le noto nemmeno adesso a distanza di anni: qui tutti vogliono confidarsi”. La casa che ha preso in affitto Anastasia è molto più luminosa, sul letto ci sono due cellulari e un tablet usato, come dichiarato da lei, per leggere nel tempo libero. C’è poi un cucinino ed è lì che prosegue la conversazione, mentre si aspetta che la macchina del caffè faccia il suo dovere e tiri fuori la prima tazza di giornata.

“Ho avuto un cliente in un’altra città – prosegue Anastasia nel suo discorso – che era sposato ma si presentava da me con lettere e poesie. Era sinceramente innamorato, diceva che con me si sentiva libero”. In effetti, a ben guardare, più che una casa di appuntamenti l’ambiente ha l’aspetto di un moderno confessionale. Lì dove chi può, a basso prezzo e con una certa facilità, può prima di tutto confidarsi.

Un’impressione confermata da Carla, l’unica italiana intercettata nel nostro report: “Da me vengono imprenditori e professionisti – sottolinea mentre mostra il suo piccolo appartamento, prenotato con mesi di anticipo per vincere la concorrenza di altre ragazze – mi scelgono perché tra le competenze indico la “girlfriend expirience”. Ossia il servizio svolto per simulare un rapporto di fidanzamento. “Questa funzione – spiega – è nata nei Paesi anglosassoni per i single, in Italia invece la sceglie soprattutto chi già una relazione”.

I tabù sempre presenti

Nelle coppie, sembra di capire, emerge spesso un problema di comunicazione. Vale per il Nord, così come per il Sud Italia. Si parla poco e si tende a costruire una vita parallela fuori casa. Secondo Monica, la causa è da rintracciare nei tabù sessuali, ancora molto vivi nel nostro Paese: “A Cuba, ma anche in Spagna – racconta – ci si innamora subito anche per come ci si trova a letto con un partner, da me vengono clienti che a volte mi dicono che certe cose con la moglie non le possono fare”.

Mentre parla, Monica rimane in penombra ma se deve sottolineare qualcosa sgrana gli occhi e il cambiamento del suo sguardo taglia anche il buio: “Poco tempo fa è venuto un cliente che si è messo a piangere proprio in quel momento – facendo intuire, annuendo con la testa, a quale momento si riferisse – gli ho chiesto il motivo e lui mi ha risposto che ha scoperto di essere stato tradito dopo dieci anni di matrimonio”. La risposta data al cliente da Monica è stata lapidaria: “Io sai cosa ho risposto? – sottolinea con un tono di voce piuttosto deciso – che sua moglie ha aspettato tanto prima di tradirlo se lui a letto è così. Qui né mariti e né mogli danno importanza al sesso”.

A confermare questa sensazione è anche Carla: “In Germania ho lavorato nei famosi puff (i casini legalizzati, ndr) – lì generalmente venivano anche le coppie, vedevo coppie più anziane che sperimentavano sul sesso. In Italia nelle coppie spesso non si vive con leggerezza, lo dico anche da italiana che fino a poco tempo fa ha avuto una relazione stabile”.

I giovani? Sempre più nervosi”

Fin qui, si è parlato molto di persone sposate, matrimoni tenuti a galla dai silenzi. Ma i giovani? “Sono molto arrabbiati – risponde Anastasia – Mi raccontano tante volte che si sentono rifiutati perché molte ragazze vogliono solo amicizia. Insomma, la friendzone come si dice adesso anche qui”.

Vanessa, ragazza venezuelana in Italia dal 2017, ha molti ragazzi tra i clienti: “Ma non vengono qui perché non hanno altre persone – dichiara con un perfetto italiano – anzi, spesso mostrano le loro pagine social e hanno una vita sociale credo normale. Vengono da me perché delusi o perché arrabbiati”. E se la delusione d’amore è una costante nella storia di tutti, la rabbia e l’ansia dei più giovani è invece una novità dalle conseguenze inattese: “I problemi a letto sono più dei giovani che degli anziani – prosegue Vanessa – Ci sono ragazzi di trent’anni che arrivano qui spenti”.

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