Dallo scorso 11 aprile in Iran non c’è più il lockdown, la chiusura totale cioè di tutte le attività ritenute non essenziali che anche nel nostro Paese già da più di un mese abbiamo imparato a conoscere. Il governo della Repubblica Islamica ha deciso di allentare le misure di contenimento, anche se l’emergenza sanitaria non appare affatto finita. Soltanto martedì ad esempio, sono stati registrati 1.500 casi in appena 24 ore con 98 vittime accertate nell’arco della giornata. Numeri comunque in discesa rispetto alle settimane più delicate dell’epidemia nel Paese asiatico, che però forse avrebbero consigliato maggiore prudenza nella riapertura. Tuttavia, come dichiarato dal presidente Hassan Rouhani, l’economia non ha più potuto aspettare: con le sanzioni che hanno già gravemente colpito tutti i settori produttivi più importanti, ulteriori giorni di chiusura avrebbero significato altri duri colpi soprattutto per la fasce meno abbienti della popolazione.
Il piano di riapertura
“Non vogliamo che ci siano altri morti per il coronavirus – ha spiegato il capo dello Stato in un discorso alla nazione – Allo stesso tempo non vogliamo ci siano morti di fame”. Un concetto molto chiaro, fatto proprio dall’intero governo di Teheran. Dunque, il Paese si è già avviato verso quella che in Italia verrà chiamata (si spera tra non molto) fase 2. Il piano di progressiva riapertura delle attività economiche varato ad inizio aprile, prevede tre momenti ben distinti. Il primo, come detto in precedenza, è partito lo scorso 11 aprile ed ha previsto la riapertura di alcune delle attività economiche considerate meno rischiose per la diffusione del contagio. Alcune città sono però state escluse da questa prima fase: su tutte, sia la capitale Teheran che Qom sono risultate ancora pienamente dentro il blocco. La prima perché, essendo la città più popolosa, è quella più esposta al movimento di milioni di cittadini. La seconda in quanto primo vero grande focolaio dell’epidemia in Iran: alcuni operai cinesi impiegati in questa città, tra gennaio e febbraio avrebbero fatto partire da qui il contagio.
Anche Teheran e Qom però torneranno ad essere parzialmente attive: i loro abitanti devono aspettare ancora pochi giorni, visto che il 18 aprile dovrebbe avviarsi la seconda fase del piano riapertura. In questo frangente potranno riaprire anche le fabbriche e le attività ritenute più a rischio ma, al tempo stesso, anche essenziali per l’economia. Infine, nella terza fase verranno riaperti moschee e stadi. Sul primo punto, come spiegato anche da diverse testate locali, sorgono però ancora oggi alcune limitazioni. In primo luogo, saranno proibiti assembramenti durante la preghiera del venerdì mentre il governo sta ancora studiando una soluzione per i riti religiosi del mese sacro del Ramadan.
La situazione nel Paese
L’Iran è stato il primo focolaio fuori dalla Cina a preoccupare. Quando a febbraio sono stati registrati i primi casi, si è capito subito che la situazione era potenzialmente fuori controllo. In primis perché i dati comunicati ufficialmente dal governo non sembravano molto attendibili, specie in relazione al rapporto tra deceduti e contagiati. In secondo luogo, perché il sistema sanitario iraniano risente molto delle sanzioni economiche inasprite soprattutto dagli Stati Uniti dal 2018, da quando cioè è stato dato un colpo di spugna all’accordo sul nucleare che era stato siglato nel 2016. Ospedali non riforniti adeguatamente, medicine non arrivate dall’estero e mezzi non immediatamente disponibili, hanno fatto temere scenari molto gravi per la Repubblica Islamica. Molti politici, a partire dal vice ministro della sanità, si sono ammalati, alcuni deputati sono deceduti per via delle complicazioni date dal Covid-19.
Un altro segno di quello che l’Iran ha attraversato nelle ultime settimane. Stando ai dati ufficiali, da prendere non senza il beneficio del dubbio, il picco è stato comunque superato. Da marzo gli iraniani hanno sperimentato le misure di contenimento, molto simili a quelle prese nei Paesi più colpiti dall’epidemia. Solo che non tutti hanno rispettato le norme imposte dal governo, inoltre quando i numeri hanno indicato una diminuzione nella curva dei contagi molte persone hanno iniziato ad uscire allentando il lockdown prima ancora delle aperture decretate dal presidente Rouhani. Adesso il timore è che la riapertura del Paese possa portare ad una nuova e più importante ondata di contagi.