Posti letto in esaurimento, interi reparti al collasso, medici sotto pressione: non stiamo parlando dei Covid hospital bensì delle urgenze scatenate dagli effetti indiretti del coronavirus. Ansia, depressione, ma anche malattie cardiovascolari costituiscono l’altro aspetto dell’attuale emergenza sanitaria e gli specialisti del settore lanciano l’allarme.

Un allarme continuo

Le immagini che ci mostrano gli ospedali al collasso a causa dell’alto numero di ricoverati Covid ci fanno “compagnia” da un anno e ad esse non ci si può e non ci si deve mai abituare. Vedere come il Sars-CoV-2 abbia devastato la vita di molte persone segna profondamente e mette tutti in allerta circa la pericolosità di un virus che si nasconde dietro l’angolo, pronto a colpire nel momento in cui si abbassa la guardia. Un pericolo silente che agisce quanto meno lo si aspetti e che sta provocando anche degli “effetti collaterali”. Cresce infatti da parte degli specialisti l’allarme su una popolazione affetta da ansia e depressione come causa del cambiamento dello stile di vita. Le continue misure restrittive imposte per evitare il diffondersi del virus stanno mettendo a dura prova la psiche con effetti che, a lungo termine, potrebbero divenire sempre più gravi. A soffrire in particolar modo sarebbero proprio i giovani. Ma la vita trascorsa dentro le mura di casa sta comportando anche delle conseguenze gravi sotto il profilo cardiovascolare. Anche in quest’ultimo caso i medici lanciano l’allarme e dispensano utili consigli.

Crescono i casi di trombosi

La trombosi è una delle conseguenze determinate dal Covid ma colpisce sempre più persone anche se non sono state contagiate. Com’è possibile che ciò avvenga? A questa domanda risponde su InsideOver Giovanni Alongi, angiologo e cardiologo ed esperto di patologie venose: “La sedentarietà – dichiara il dottor Alongi- rappresenta uno dei principali fattori di rischio di trombosi. Purtroppo le zone rosse e le limitazioni che ci troviamo ad affrontare hanno portato ad un aumento esponenziale dell’inattività fisica. Se questo importante fattore di rischio si va ad affiancare ad altri quali l’obesità, il fumo e la presenza di insufficienza venosa cronica, il rischio di trombosi è concreto. Nella mia pratica clinica quotidiana- prosegue lo specialista- noto ormai da mesi un notevole aumento delle trombosi venose legate a questa problematica”.

Il cambiamento delle abitudini quotidiane, l’impossibilità di poter uscire a causa delle restrizioni previste dai decreti oppure la paura di stare all’aria aperta, laddove consentito, per evitare di incontrare potenziali persone affette dal Covid, sta causando delle patologie che non possono essere assolutamente sottovalutate. La situazione al momento non lascia intravedere uno spiraglio di luce nel breve termine per cui le persone soggette a trombosi devono seguire degli specifici accorgimenti: “Il consiglio- afferma il dottor Giovanni Alongi – è quello di praticare un’attività fisica moderata anche in casa, almeno 30 minuti, e di utilizzare, per i soggetti ad alto rischio, delle calze elastiche preventive durante la giornata. La prevenzione è la migliore strategia”.

In aumento i sintomi di depressione tra i giovani

“I pronto soccorso sono intasati, abbiamo visto un aumento del 30% dei casi e molti di loro sono giovanissimi”: queste parole, pronunciate nel corso di un’intervista su Repubblica, nei giorni scorsi hanno destato molta impressione. Non sono state frasi di un dirigente di un reparto Covid, bensì del responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, Stefano Vicari. Quanto da lui dichiarato, conferma un’impressione consolidata già da diversi mesi. E cioè che il prolungarsi dell’emergenza coronavirus sta incidendo e non poco sulla psiche dei più giovani. Uno studio condotto dall’Università di Torino ad agosto ha sottolineato la delicatezza della situazione.

A condurre la ricerca, pubblicata sul The Canadian Journal of Psychiatry, è stato il team “ReMind the Body” coordinato dal Prof. Lorys Castelli del Dipartimento di psicologia dell’università torinese. I dati non hanno lasciato spazio a dubbi: il 69% delle persone intervistate dai ricercatori, interpellate a campione da varie parti d’Italia, ha presentato sintomi di ansia legata alle misure restrittive anti contagio. Molti di loro sono giovanissimi. Non solo: nel 31% dei casi, oltre all’ansia sono stati riscontrati veri e propri sintomi di depressione clinicamente rilevanti. Nelle situazioni più gravi, rintracciate in buon 20% del campione preso in esame, sono emersi anche disturbi post traumatici: “Come evidenzia la letteratura scientifica – si legge nello studio – Questi sintomi tendono ad aggravarsi nel tempo e possono sfociare in veri e propri disturbi da stress post-traumatico”.

“Troppi interventi per Tso”

Non solo gli studi, ma anche quanto riscontrato ogni giorno nei Pronto Soccorso dà una chiara idea di quanto sta accadendo. Vale per le grandi città, come dimostrato dalle dichiarazioni del primario del Bambino Gesù di Roma, ma anche per le piccole realtà di provincia: “Soprattutto da maggio – spiega ad InsideOver un operatore del 118 impegnato ad Agrigento – Gli interventi per il Tso stanno subendo un drastico aumento”. E questo è vero soprattutto per i più giovani: “Sono rimasto impressionato quando un giorno tutte le nostre ambulanze – prosegue l’operatore – erano fuori per casi di Tso”. Tra chi è dovuto ricorrere a trattamenti del genere, non solo soggetti con situazioni già difficili prima del Covid, ma anche ragazzi “insospettabili” apparentemente senza problemi.

Per i più giovani la mancanza di una normale vita sociale sta avendo un impatto forse sottovalutato all’inizio dell’emergenza coronavirus. L’impossibilità di trascorrere in compagnia le giornate, sta avendo il sopravvento sulla psiche. Da qui un paradosso di cui dover tenere conto nelle prossime settimane: se si è costretti a dirottare uomini e mezzi nel soccorso di persone con gravi patologie mentali, gli sforzi e i sacrifici fatti per arginare i danni dell’epidemia sul sistema sanitario potrebbero risultare vani. L’aumento di ricoveri per via di sintomi depressivi o per Tso, si sta posizionando sempre più al centro delle preoccupazioni di primari e dirigenti ospedalieri.