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Società

Johatsu, la toccante storia dei desaparecidos volontari del Giappone

In Giappone ogni anno migliaia di persone scompaiono volontariamente. Un documentario racconta come e perché decidono di “evaporare”.

Li chiamano “traslochi notturni” ma non hanno nulla a che fare con il trasferimento in una nuova abitazione. In Giappone, le società che operano in questo settore svolgono in realtà un compito ben più drammatico: aiutano le persone a scomparire nel nulla, a cambiare vita, a evaporare come neve al sole. Johatsu è il termine usato per riferirsi a tutti quei cittadini giapponesi – uomini o donne, giovani o anziani, circa 80mila ogni anno – che scelgono di recidere ogni legame con le proprie famiglie.

Si tratta di un fenomeno triste, messo in luce dal recente documentario Johatsu – Into Thin Air, diretto da Andreas Hartmann e Arata Mori. Seguendo Saita, il proprietario di un’azienda di “trasporti notturni”, la pellicola esplora le ragioni che spingono le persone a svanire nel nulla.

Il fenomeno del johatsu ha iniziato a diffondersi in Giappone negli anni Sessanta, ma si è intensificato negli anni Novanta, quando il Paese è stato travolto da una grave crisi economica. Alcuni pianificano la propria scomparsa autonomamente, mentre altri si affidano ai servizi di traslocatori professionisti.

I johatsu e i traslochi notturni

Il documentario, che scorre come un thriller, raccoglie diverse interviste ai clienti di Saita. Le loro testimonianze rivelano le motivazioni che li hanno spinti a scomparire: dalle catastrofi finanziarie agli abusi domestici, dalla dipendenza dal gioco d’azzardo all’incapacità di soddisfare le aspettative di genitori e parenti.

Tuttavia, le cause della sparizione non sono sempre chiare. Johatsu – Into Thin Air non solo dà voce agli “evaporati”, ma mostra anche il dolore di chi è stato abbandonato, spesso lasciato con più domande che risposte. Ma perché così tante persone in Giappone arrivano al punto di desiderare di scomparire? E cosa significa davvero “evaporare”?

Andiamo con ordine. Innanzitutto, il johatsu non è sempre una decisione individuale. Talvolta è il risultato di problemi sociali più ampi: come anticipato, aspettative insostenibili ma anche ambienti di lavoro opprimenti o relazioni familiari tossiche. Le persone che raggiungono il limite della sopportazione possono rivolgersi ad aziende specializzate, che le aiutano a realizzare il loro piano di fuga. Inoltre, come sottolineato dalla Bbc, i tassi di divorzio in Giappone sono molto bassi: alcuni preferiscono sparire nel nulla piuttosto che affrontare le lunghe e formali procedure di separazione.

Un’altra vita

In Giappone la privacy è rigidamente tutelata. Le persone scomparse possono prelevare denaro dagli sportelli automatici senza essere segnalate, e i loro familiari non hanno accesso ai filmati di sicurezza che potrebbero averli ripresi durante la fuga. La polizia non interviene a meno che non vi sia il sospetto di un crimine o di un incidente. I familiari abbandonati possono solo aspettare o, in alternativa, assumere un investigatore privato, spesso a costi molto elevati.

Per alcuni, l’idea di affrontare la famiglia e gli amici dopo un fallimento è insopportabile. Invece di affrontare le difficoltà, scelgono il silenzio e l’invisibilità. I traslocatori notturni offrono servizi essenziali a chi vuole svanire: organizzano traslochi discreti ed efficienti, assicurandosi che tutto venga imballato e trasportato senza destare sospetti. Aiutano inoltre a ricostruire una nuova identità in un’altra città e, in alcuni casi, a ottenere nuovi documenti di riconoscimento. Molti clienti ricevono anche supporto emotivo per affrontare la loro scelta e pianificare un nuovo inizio.

Gli evaporati intervistati nel documentario hanno accettato di raccontare la loro storia solo a condizione che la pellicola non venga mai proiettata in Giappone. La paura – o il dolore – di essere rintracciati rimane immensa.

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