J.K. Rowling e Trump: la creatrice di Harry Potter sferza gli intellettuali che hanno perso il senso della realtà

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Il mondo progressista internazionale si interroga, dal 6 novembre scorso, sulle motivazioni della sconfitta di Kamala Harris alle presidenziali Usa e, per chi non avesse letto le già eloquenti spiegazioni di Bernie Sanders sui limiti della campagna democratica, a spiazzare chiunque volesse abbandonarsi a spiegazioni semplicistiche ha pensato nientemeno che J. K. Rowling.

La scrittrice britannica, “madrina” di Harry Potter e pungente polemista, convinta progressista che in passato ha polemizzato con gli intellettuali della sua area su tematiche come l’enfatizzazione della tematica gender, in questi giorni sul suo profilo X ha messo in luce tutte le problematiche con cui si confronta un’intellighenzia liberal, non solo statunitense, alla prova del Trump 2.0.

Rowling ha preso le mosse da un commento della nota scrittrice americana Joyce Carol Oates, che ha spiegato la vittoria di Donald Trump con la propaganda che ha portato alla crescita dell’odio delle minoranze. Per Oates, in particolare, “la questione “transgender” ha significato molto per alcuni elettori”, ha scritto sottolineando come il Partito Repubblicano abbia avuto tra i suoi cavalli di battaglia l’idea di limitare le politiche di transizione di genere. L’86enne autrice nota: “Non riesco a immaginare perché qualcuno si senta minacciato da un numero così esiguo di individui che altrimenti potrebbero essere considerati con simpatia; e posso solo concludere che molti elettori sono stati spinti a odiarli e temerli dai media di destra che li hanno caricaturati e demonizzati”.

Spiegazioni semplicistiche per la Rowling, che nel 2008 ha donato un milione di sterline al Partito Laburista britannico per sostenere il primo ministro Gordon Brown e ha dichiarato di apprezzare figure come Barack Obama e Hillary Clinton. La scrittrice ha risposto alla Oates facendo notare che “un sacco di intellettuali di sinistra benestanti” cadono di fronte alla necessità di spiegare il mondo in forma complessa. Nota Rowling: questi pensatori “isolati e spesso ignoranti delle conseguenze nel mondo reale della posizione che hanno assunto, concludono che le masse sono state manipolate da influenze di cui sono troppo intelligenti e nel giusto per cadere preda”.

Non è l’unica critica mossa a questo mondo culturale da Rowling davanti ai suoi oltre 14 milioni di follower. Ha risposto a Katharine Viner, direttrice del Guardian britannico, che ha vergato un editoriale impegnando la sua testata a “ergersi” contro un altro quadriennio trumpiano, definito “una minaccia per la libertà di stampa”.

A suo modo, con fare polemico verso una parte del mondo culturale che spesso ha messo Rowling sotto attacco per posizioni anticonformiste, la scrittrice britannica ribadisce, sul piano culturale e identitario, quanto politici come Sanders dicono sul fronte operativo e decisionale. Ovvero lamentare che le formazioni progressiste siano state chiamate lontano dalla loro vocazione tradizionale di rappresentanza del mondo del lavoro, della produzione, della concretezza, per il peso determinante delle sirene di un’ideologia più astratta. Tagliente un altro tweet di Rowling: “Una parte rumorosa ed elitaria della sinistra demonizza tutti coloro che hanno domande sulla transizione dei figli, bullizza le donne perché si battono per i loro diritti e si abbassa a persone le cui preoccupazioni immediate non includono pronomi. Potreste pensare che sia così che si conquistano cuori e menti. Io non la penso così”.

Certo, la scrittrice semplifica eccessivamente, ad esempio, il peso eccessivo dato alla questione gender e dimentica, nel suo ragionamento, il corollario dei discorsi sociali. Ma nella sua impalcatura essenziale il discorso tiene: Harris, è questo che vuol dire Rowling, perde assieme ai suoi sostenitori culturali perché è venuta meno al dovere della concretezza. I temi reali, quelli che cambiano la realtà fattuale delle persone sul lungo periodo, erano nell’agenda di Joe Biden, non nella sua. I voti sono di conseguenza virati a destra.

L’ha ben spiegato, sempre su X, il nostro collega Paolo Mossetti, sottolineando che in casa democratica il “basarsi sui laureati liberali del terziario” ha di fatto protato a “sopravvalutare la razza come elemento centrale per le persone di colore, il genere per le donne, la sessualità per i gay. Per parafrasare Simone Weil, il sacrosanto desiderio di autonomia ha trascurato esigenze dell’anima umana come ordine, ubbidienza, responsabilità, gerarchia e radicamento”. Si è prodotta “una rivolta del mondo concreto contro l’antropologia semplificata del globalismo e dei suoi osservatori del mondo pensato”. Due figure assai diverse come Sanders e Rowling hanno confermato questa lucida lettura, che interroga in prospettiva tutti i progressisti del pianeta. Che non possono limitarsi a dare la colpa agli elettori quando il mondo va in maniera diversa alle loro aspettative.