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Politica

Israel’s Lobby ovvero: la struttura di potere che lega Washington a Tel Aviv 

Tra giornalismo investigativo e ricerca scientifica, un nuovo prezioso saggio sulle strutture pro-Israele che influenzano la politica Usa.
usa

Il nuovo saggio di Eli Clifton e Ian Lustick, al momento disponibile solo in lingua inglese, è un’inchiesta serrata, documentata e politicamente coraggiosa circa il ruolo della cosiddetta Israel Lobby nella definizione della politica estera (e interna) degli Stati Uniti. Le conclusioni cui arrivano gli autori sono impietose: per il tramite di gruppi di pressione, centri di ricerca e importanti finanziatori la cosiddetta lobby avrebbe negli anni progressivamente ristretto l’ambito del dibattito politico (e pubblico) attorno a fondamentali scelte strategiche sulla politica estera (si parla, tra gli altri, di Iraq e Iran), indirizzandole in diversi casi verso obiettivi e finalità estranee, se non addirittura contrarie, agli interessi degli Stati Uniti d’America.

Tra i passaggi più significativi, in grado di gettare un’ombra sulla stessa tenuta dei valori democratici e della libertà d’espressione, citiamo quello secondo cui :”… siamo ora soggetti alla criminalizzazione delle critiche alle politiche di Israele, a restrizioni alla libertà di parola nei campus universitari e a una pericolosa difesa di Israele che equipara le critiche a un attacco a tutti gli ebrei”, particolarmente importante nel momento in cui molte rilevazioni attestano un calo verticale della reputazione dello stato ebraico nella società americana. Un’influenza, quella israeliana e della lobby, che sarebbe assai risalente, secondo quanto documentato da Clifton e Lustick.

Non è la prima opera critica, ma…

Non si tratta della prima volta che vengono sollevate critiche e denunce circa l’ambiguo rapporto tra Stati Uniti e Israele. Per tutti ricordiamo The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy, di John Mearsheimer & Stephen Walt, disponibile anche in italiano, rispetto al quale il nuovo volume di Clifton e Lustick non parla solo di ingerenza politica, ma più in termini generali di un disegno di impossessamento del discorso e narrazione pubblica, per il tramite di un complesso di strumenti finanziari, mediatici e disciplinari, unitamente a una strategia di demonizzazione del dissenso. In altre parole, se l’opera di Mearsheimer e Walt si focalizzava sulla politica internazionale, quella in esame, senza trascurare tali aspetti, si concentra sulle strutture di potere, forse trascurando – una delle critiche che le sono state rivolte – il peso di altre componenti (liberal, neoconservatori, gruppi evangelici, etc.) che il volume tocca solo marginalmente.

Come accennavamo parliamo di una strategia tutt’altro che nuova nel rapporto tra Washigton e Tel Aviv. I due autori hanno voluto porre l’accento sull’impatto di queste influenze su alcune delle più importanti decisioni di politica estera della massima potenza mondiale, che rischiano di tradursi in costi strategici e morali crescenti, che sono andate di pari passo con la radicalizzazione della politica israeliana.  Un aspetto, questo ultimo, del quale si è occupato Lustick, che documenta l’evoluzione della Lobby nel quadro della politica USA–Israele in relazione al crescente oltranzismo della dirigenza politica dello stato ebraico.

Sono innumerevoli le recensioni già pubblicate, che parlano di un libro che combina giornalismo investigativo e scienza politica, ricorrendo a una scrittura chiara, incisiva, priva di argomentazioni retoriche. L’impianto è rigoroso, sostenuto da casi storici, documenti, testimonianze e analisi finanziarie. L’obiettivo non è certo quello di demonizzare una comunità, bensì di ricostruire un sistema di potere, evidenziandone le criticità; e tenendo bene a mente che la Israel lobby è assieme a quella cubana forse la più influente nelle decisioni afferenti alla politica internazionale.

Chi sono Clifton e Lustick

I due autori vantano curriculum di tutto rispetto.  Eli Clifton è un giornalista investigativo, cofondatore del Quincy Institute for Responsible Statecraft, ha scritto per The Guardian, The Nation, The Intercept, The South China Morning Post, LobeLog, Salon, HuffPost, The Daily Beast, Slate, Gawker,  Foreign Policy, occupandosi di politica estera e flussi finanziari in collegamento con la politica.  Ian S. Lustick è un docente universitario, ha insegnato presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università della Pennsylvania, oltre ad aver collaborato nell’Amministrazione Carter come esperto per conto del Dipartimento di Stato per gli affari israelo-palestinesi e consulente per altri presidenti in materia di politica estera e sicurezza nazionale. È fondatore ed ex presidente dell’Association for Israel Studies e membro del Council on Foreign Relations.

Un’analisi destinata a divenire un punto di riferimento per studiosi, giornalisti e per tutte le persone interessate a comprendere meglio le dinamiche celate dalle più importanti e impattanti decisioni di politica internazionale. Ci sia consentita, a margine, solo una piccola riflessione finale. Alla luce di quanto denunziano i due autori, specialmente sulle logiche di criminalizzazione del dissenso, presenti all’interno del mondo politico e accademico, lasciano ancora più perplessi alcuni dei contenuti del cosiddetto DDL antisemitismo, circa il quale rinviamo all’ottima analisi di Alessio Mannino.

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