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È stato un bel regalo, per la base innervosita dall’inazione del Partito Democratico su Gaza, l’iniziativa di 44 parlamentari che una settimana fa hanno pubblicato un appello per chiedere l’espulsione di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Tra i firmatari, di Camera, Senato ed Europarlamento, figurano nomi noti della sinistra Pd come Brando Benifei, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Gianni Cuperlo, Marco Furfaro, Matteo Orfini, Sandro Ruotolo, Cecilia Strada, Bruno Tabacci e Marco Tarquinio. Assente, com’era prevedibile, tutta la corrente “riformista”, che imperterrita continua a opporsi a sanzioni troppo dure contro lo Stato ebraico.

Ma la petizione dei volenterosi, che ha raccolto finora circa 17mila sottoscrittori, è pubblicata su Change.org: come le catene di Sant’Antonio dei grilli d’un tempo. Nel frattempo altri eurodeputati democratici, della corrente di cui sopra, continuano a paragonare la proposta di allontanare le lobby filo-israeliane dal partito al Manifesto della razza, oppure a ripetere lo slogan “Liberare gli ostaggi per fermare la guerra”, mostrando una linea di fatto più vicina alle posizioni di Tel Aviv che a quelle di Amnesy o Human Rights Watch.

Il Partito Democratico, più che un partito plurale, su Israele-Palestina sembra il gonnellino di Eta Beta. Un contenitore capace di tenere tutto, in mancanza di una strategia politica organica.

Ma una parte del Pd che spinge per azioni drastiche contro il governo Netanyahu comunque c’è. Il prossimo 14 ottobre a Udine è in calendario la partita Italia-Israele, valida per le qualificazioni ai Mondiali 2026. Mauro Berruto – ex ct della nazionale italiana di volley e oggi responsabile sport del Pd -, promotore del succitato appello, non usa mezzi termini: “Quella partita non dovrebbe giocarsi. Ma il punto non è (solo) il calcio: Israele dovrebbe essere escluso da ogni manifestazione sportiva internazionale“. L’ex tecnico, raggiunto via e-mail, cita i precedenti del Sudafrica dell’apartheid, bandito per 24 anni dai Giochi Olimpici, e della Jugoslavia degli anni Novanta.”Temo però che si giochi, perché prevale una doppia morale: contro la Russia l’esclusione è stata immediata, contro Israele non ci si pone neppure la domanda”.

Se il match si disputerà, spiega, la scelta spetterà ai calciatori: “Gli sportivi più famosi hanno una responsabilità politica nel senso più alto del termine”. Lui spera in qualche gesto eclatante. Magari un pugno alzato, come su quel podio di Messico ’68.

Sul piano politico, Berruto respinge l’accusa di un Pd in ritardo: “Abbiamo subito denunciato il terrorismo di Hamas del 7 ottobre e chiesto la liberazione degli ostaggi. Ma con la stessa forza condanniamo lo sterminio di Gaza, le distruzioni sistematiche, l’uso della fame come arma. È difficile non vedere un intento genocida nel governo Netanyahu”.

Il responsabile sport dei dem non se la sente di affrontare la visibilità sproporzionata di alcune correnti interne sulla carta moderate, in realtà reazionarie sulla questione Israele, recalcitranti a superare vecchi slogan, spesso spalleggiate da gruppi di pressione e piattaforme editoriali neocon. Ma rivendica la coerenza della segreteria Schlein: “Da mesi chiediamo il cessate il fuoco e sanzioni vere”.

Il tema resta però fonte di lacerazione. C’è chi, nel Pd, continua a sostenere iniziative come Sinistra per Israele, che bolla ogni boicottaggio sportivo come estremismo e ospita nei propri convegni personalità dichiaratamente pro-Israele. A questi, Berruto replica con fermezza: “Rimando al mittente con sdegno ogni accusa di antisemitismo. La mia storia personale parla per me: ho portato gli atleti ad Auschwitz e alla Risiera di San Sabba, ho partecipato al Treno della Memoria, ho raccontato le vite spezzate degli sportivi ebrei nei lager. Proprio perché conosco quella tragedia non posso restare zitto davanti a Gaza”.

Il Pd, tra petizioni online e fratture interne, sembra oscillare tra la volontà di rappresentare un partito-insalatiera e la difficoltà di mostrare una linea chiara e compatta sul Medio Oriente. Per ora la base – sottolinea Berruto – risponde con entusiasmo: “Mi sembra che la nostra iniziativa abbia ottenuto un riscontro da parte degli iscritti. Io non posso immaginare di stare a guardare lo sterminio di Gaza. E spero di riuscire in un progetto che ho in testa a favore dello sport palestinese. Ci sto lavorando da qualche settimana”. Gli ha fatto, per ora, eco l’Associazione Italiana Allenatori, presidente Renzo Ulivieri, che ha inviato martedì un appello alla Figc che propone un ban per Israele da tutte le competizioni sportive.

Sullo sfondo la domanda di sempre: basterà un appello su Change.org a tenere insieme il partito-insalatiera, e a dare credibilità internazionale a una campagna che fino a un anno fa fa nemmeno alcuni quotidiani di centrosinistra in Italia avrebbero approvato?

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