Iran, gli effetti delle sanzioni Usa sulla diffusione del coronavirus

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Fin dall’inizio della diffusione del coronavirus nel mondo una grande attenzione è stata data all’Iran, diventato presto il secondo Paese per numero di contagiati e morti prima di essere superato negli ultimi giorni dall’Italia. Alla data dell’11 marzo,la Repubblica islamica ha riportato 8.042 casi di pazienti positivi mentre il numero di morti si aggira intorno ai 300. A causare una larga diffusione del virus nel Paese sono stati principalmente due fattori: l’incapacità delle istituzioni di rispondere prontamente all’emergenza e l’impatto delle sanzioni americane.

La strategia degli Usa

La strategia della “massima pressione” messa in campo dagli Stati Uniti dopo l’uscita di Washington dall’Accordo sul nucleare siglato nel 2015 aveva fin dal principio sollevato dei dubbi sull’utilità delle sanzioni imposte contro l’Iran, ma adesso il dibattito si è fatto ancora più acceso. E non è una buona notizia per gli Stati Uniti. L’attuale crisi umanitaria che sta colpendo il Paese degli Ayatollah sta infatti minando la legittimità americana in ambito internazionale, portando sempre più Stati a mettere in discussione la politica estera americana e a simpatizzare per l’Iran. Per far fronte a questo problema, gli Usa hanno offerto a Teheran degli aiuti umanitari, ma non hanno ottenuto l’effetto sperato: l’Iran ha rifiutato la proposta e criticato nuovamente le sanzioni americane e in generale la politica estera Usa, accusando Washington di non avere alcun riguardo per la salute del popolo iraniano. Teheran non ha invece rifiutato gli aiuti provenienti dall’Europa, insistendo ancora una volta sull’implementazione dell’Instex: il sistema di pagamento europeo permetterebbe all’Iran di acquistare i prodotti sanitari di cui ha bisogno – e non solo – aggirando le sanzioni americane. Ad oggi però nessuna transazione è ancora stata effettuata, ma diversi analisti ritengono che la lotta contro il coronavirus possa essere la giusta occasione per attivare finalmente l’Instex.

L’effetto delle sanzioni sul sistema sanitario

Come già anticipato, una delle cause che hanno portato a una rapida diffusione del coronavirus e rallentato le capacità dell’Iran di far fronte alla crisi in corso è da rintracciarsi nelle sanzioni americane. A causa della “massima pressione” Usa, Teheran non è stata prima di tutto in grado di procurarsi per tempo i kit prodotti in Cina da usare per individuare i soggetti positivi al Covid-19, ha avuto grosse difficoltà nel rifornire ospedali e farmacie così come nel ricevere gli aiuti umanitari dall’estero. In un primo momento il sistema iraniano in realtà è riuscito a soddisfare la domanda di medicinali, mascherine e altri prodotti contro il coronavirus grazie alla produzione nazionale di tali beni, ma ben presto le scorte sono finite e le industrie iraniane non sono riuscite a reggere il passo. Rivolgersi alle aziende farmaceutiche estere però non è stato possibile proprio a causa del blocco imposto dagli Usa al commercio con l’Iran e ricevere le materie prime necessarie per la produzione in loco è stato complicato. Le sanzioni Usa hanno anche allungato i tempi di consegna degli aiuti umanitari inviati dal WHO: le misure americane imposte nel 2018 hanno costretto diverse compagnie aeree a lasciare l’Iran, per cui il Paese ha potuto fare affidamento solo su quelle stesse linee di trasporto regionale che la propagazione del virus in Medio Oriente ha rallentato o costretto alla chiusura. Inoltre, sempre a causa delle sanzioni, l’Iran non è stato immediatamente in grado di pagare i prodotti che riceveva da quei pochi Paesi con cui ha ancora dei rapporti commerciali: di conseguenza, le autorità non sono state in grado di elaborare prontamente un piano di azione, non avendo idea del materiale su cui potevano effettivamente contare, né sui tempi di consegna. Attualmente però gli Usa non sembrano intenzionati ad alleggerire la pressione esercitata sull’Iran, nonostante gli effetti negativi che la situazione sanitaria iraniana avrà sulla loro legittimità a livello internazionale. E sui cittadini della Repubblica iraniana.