Intelligenza artificiale in ogni ambito: dall’informatica, alla sanità, alla scienza e adesso anche nello sport. D’altronde gli attenti osservatori se ne sono accorti da tempo che questo sviluppo delle A.I. avrà “un grande impatto sul futuro dell’umanità”. E per arrivare a simili affermazioni significa che questa nuova realtà sta entrando nella nostra vita a 360 gradi, proprio perché i suoi ambiti di applicazione non hanno teoricamente limiti.
Ecco dunque che l’intelligenza artificiale piomba sullo sport. Stupisce in parte questa affermazione, considerando i tratti tipicamente umani di questo ambito. La finalità ludica e ricreativa, un percorso fatto di errori e fallimenti, la volontà di migliorare l’aspetto psico-fisico, ma sopratutto l’imprevedibilità. Sono queste le caratteristiche che accomunano la maggior parte delle discipline sportive, rendendole così apprezzate e seguite dal grande pubblico. Caratteristiche che ora sono minacciate dall’incombere del nuovo sviluppo tecnologico.
Il servizio A.I. di Amazon per il baseball
L’ intelligenza artificiale sembra in realtà già diventata ampiamente protagonista dello sport da qualche anno a questa parte. È dal 2014 infatti che la Major League di baseball americana utilizza i servizi offerti da Amazon Web Services. Questo nuovo servizio digitale offerto dalla compagnia di Jeff Bezos è davvero in grado di rivoluzionare la concezione e la comprensione di questo sport. Nell’ambito del baseball ha per esempio messo in piedi una innovativa soluzione per i Big Data chiamata Player Tracking System. Si tratta di un’ intelligenza artificiale in grado di raccogliere i dati in tempo reale di un’azione, cogliendone le infinite sfumature.
Proviamo a spiegare meglio. Un battitore nel baseball può dare maggiore o minore forza al suo colpo a secondo di diversi fattori. La posizione assunta al momento della battuta, l’inclinazione della mazza da baseball, il momento in cui il battitore reagisce all’arrivo della pallina e così via. Il Player Tracking System è in grado di analizzare nel dettaglio ognuno di questi singoli aspetti, per giunta in tempo reale. L’obiettivo, quello dichiarato, di questo sistema di Big Data è quello di “favorire conversazioni consapevoli tra gruppi di tifosi”.
In realtà il rischio è di una maniacalizzazione della ricerca della precisione. Precisione da non confondere con ricerca della bellezza di un gesto tecnico, ma come semplice estremizzazione tecnicistica dello stesso. Ecco che la corsa verso una base dovrà essere fatta lungo uno specifico segmento per arrivare all’obiettivo con il minimo del tempo. In questo mondo di dati non c’è più spazio però per l’estro e la fantasia. L’atleta dovrà solo attenersi a quanto sentenziato dalla macchina.
Intelligenza artificiale pronta a sostituire gli allenatori di calcio
Non è però solo il baseball l’unico sport ad essere toccato dall’intelligenza artificiale. Anche nelle gare automobilistiche si stanno sperimentando strumenti tipici di questo sport 4.0. È il caso della Nascar, la competizione automobilistica organizzata dall’omonima azienda in Stati Uniti e Canada. Durante questo campionato sono già stati utilizzati con successo strumenti ad intelligenza artificiale in grado di diagnosticare in tempo reale se l’auto rischia di subire un guasto o meno. Con buona pace per i colpi di scena che tanto appassionano i tifosi.
Veniamo infine al pallone. Anche lo sport del calcio rischia infatti di subire una rivoluzione copernicana a causa dell’ intelligenza artificiale. Il ruolo più a rischio è sicuramente quello dell’allenatore. Si sta affermando infatti sempre di più l’idea di un coach 4.0, in grado di raccogliere quanti più dati possibili sui propri giocatori e sulla squadra avversaria ed elaborare in questo modo una strategia per affrontare la partita. Tecnologie che secondo gli osservatori del settore sono già approdate in molti campionati, tra cui la Premier League.
Anche il linguaggio degli stessi commentatori sportivi sta cambiando repentinamente. Le analisi dei post partita sono sempre più incentrate sulla ricerca dei dati. Quanti chilometri sono stati percorsi dal giocatore x, quanti gol la squadra y subisce al minuto ‘15 e così via. È sempre più una ricerca maniacale del dato, anche il più insignificante. Il tutto con il solo fine di tentare di prevedere cosa possa succedere nell’azione o al termine della partita. Una ricerca spasmodica del controllo che rischia proprio di eliminare la caratteristica più umana dello sport, quella che lo rende così godibile per una platea differenziata. L’imprevedibilità.
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