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Nella corsa della ricerca scientifica basata sullo studio di nuove cure contro il Covid, l’utilizzo degli anticorpi monoclonali è lo strumento che promette grandi passi in avanti. Già utilizzati in Europa e all’estero con ottimi risultati, per l’Italia la loro applicazione fino ad oggi è rimasta una chimera con notevoli conseguenze sull’impossibilità di curare migliaia di pazienti in questi mesi. Eppure, a detta di molti esperti, il nostro Paese nella ricerca era avanti.

Qual è l’importanza degli anticorpi monoclonali?

I monoclonali sono degli anticorpi la cui funzione è quella di riconoscere i patogeni, come batteri e virus, consentendo all’organismo di neutralizzarli. Il sistema immunitario produce miliardi di anticorpi ma non tutti reagiscono in modo efficiente contro un patogeno particolare ed inoltre serve tempo per produrne una quantità tale da debellare in modo rapido una malattia. Ecco perché la produzione artificiale di monoclonali può essere un valido aiuto per sconfiggere il Covid. A confermare l’assoluta importanza dell’utilizzo di questi anticorpi è su InsideOver Matteo Bassetti, direttore del reparto Malattie Infettive del San Martino di Genova: “Gli anticorpi  monoclonali – spiega il professore – sono importanti da utilizzarsi nella fase precoce della malattia per evitare che essa degeneri ed evolva verso forme più gravi. Essi hanno il compito di bloccare la cascata infiammatoria e quindi di far sorgere  meno sintomi gravi rispetto a chi non è stato trattato”.

L’importanza dei monoclonali va oltre: non solo infatti aiutano l’organismo a combattere il virus ma possono anche prevenire l’insorgere della malattia come accade col vaccino. “In soggetti che hanno avuto un contatto  con un caso positivo- spiega Bassetti – il trattamento può funzionare per prevenire l’insorgere della malattia.  Ad esempio un immunodrepresso che convive con un positivo al Covid può sottoporsi a questo trattamento con  un effetto che previene il legame tra il virus e le cellule del corpo, inibendo la replicazione virale attraverso la produzione di questo anticorpo. Può essere in questo caso considerato come un vaccino rapidissimo per chi ha avuto un contatto con un positivo”.

L’Italia esporta monoclonali ma ha ritardato ad usarli

In Europa, la Germania è stata la prima ad acquistare gli anticorpi monoclonali, all’estero gli Stati Uniti li stanno utilizzando con notevoli risultati. E l’Italia? Qui i monoclonali si producono, si esportano, ma non sono stati utilizzati. Il perché non è ancora chiaro ma di certo questo ritardo non trova favorevoli gli esperti del settore che ne hanno testato l’importanza. “Non so il perché del ritardo – afferma il professor Bassetti su InsideOver – ma è sicuramente una cosa inconcepibile che noi produciamo questi anticorpi a Latina e li vediamo spedire in tutte le parti del mondo tranne che in Italia. É veramente sconcertante e lo dico da medico e da ricercatore. Credo – prosegue il primario del San Martino – che sia una cosa molto grave e se c’è qualcuno che ha responsabilità  di ciò deve prenderne atto e dimettersi.  Se c’è stato qualcuno in Aifa o nel ministero della Salute che ha rallentato la possibilità di avere gli anticorpi monoclonali perché ha pensato che non funzionassero, deve fare un passo indietro”.

Nel mezzo della seconda ondata che fa contare numerose vittime e contagiati, avere la possibilità  di utilizzare i monoclonali ma preferire altre vie, appare una domanda che fino ad oggi non trova risposta.

Gli effetti del ritardo sulla lotta alla pandemia

La fine dell’estate in Italia ha coinciso con una brutta sorpresa per il nostro Paese. Le curve dei contagi sono infatti tornate a salire, nel giro di poche settimane negli ospedali si sono riviste le stesse scene di marzo ed aprile: reparti Covid saturi, pochi posti letto a disposizione, corsa delle ambulanze nei Pronto Soccorso, crescita dei tamponi positivi al ritmo di migliaia al giorno. Con l’aggravante inoltre che questa volta la nuova ondata dell’epidemia si è scagliata contro l’intero territorio nazionale. Proprio in quel frangente, l’Italia avrebbe potuto sfruttare la cura con i farmaci monoclonali: “Il dottor Guido Silvestri era riuscito grazie alla sua interlocuzione con chi produce gli anticorpi ad avere 10mila dosi disponibili già nello scorso mese di ottobre”, conferma il virologo Matteo Bassetti.

“Noi abbiamo avuto – prosegue il primario del San Martino di Genova – i mesi di ottobre, novembre e dicembre, gennaio, con un numero impressionante di casi dove probabilmente avremmo potuto utilizzare queste 10mila dosi per riuscire a mettere in sicurezza le persone che avevano una forma precoce della malattia.” In poche parole, molti pazienti non solo potevano essere salvati, ma per loro si poteva evitare il ricorso a terapie più invasive sgravando la pressione sugli ospedali. E il tempo perso non si può certo recuperare facilmente: “Le conseguenze sono quindi che oggi non disponiamo di una ulteriore misura per la terapia dei soggetti con il Covid – tuona Bassetti –  Rispetto alla Germania e rispetto agli Stati Uniti noi abbiamo meno possibilità di cure”.

“Perché l’Aifa ha agito così tardi?”

Nelle ultime settimane la pressione mediatica sui monoclonali si è fatta molto forte. Le notizie arrivate dal resto del mondo, hanno portato anche molti studiosi italiani a spingere per l’uso immediato di queste terapie. Anche perché, nonostante la curva dei contagi oggi registri un certo appiattimento, l’emergenza non è affatto cessata. L’esigenza avvertita quindi da una buona parte del mondo scientifico, come rimarcato dallo stesso Bassetti, è quella di recuperare il terreno clamorosamente perduto. Dalla sede dell’Aifa si è aperto qualche spiraglio solo a partire dal 21 gennaio, giorno in cui è stato emesso un bando per lo studio sui monoclonali: “Nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus – si legge nella premessa del documento – l’Aifa promuove il finanziamento di uno studio clinico sull’efficacia degli anticorpi monoclonali per il trattamento di COVID-19”.

Il 2 febbraio il comitato tecnico scientifico dell’agenzia ha emesso i primi pareri sugli studi, il giorno successivo è arrivato il via libera definitivo: “L’Aifa – si legge in una nota – ha autorizzato l’uso dei due anticorpi monoclonali anti-Covid delle americane Eli Lilly e Regeneron, per l’impiego in fase precoce in pazienti ad alto rischio”. Si tratta dei monoclonali già impiegati negli Stati Uniti, una di queste cure è stata usata anche sull’ex presidente Usa Donald Trump a settembre. Sui social, sono due i sentimenti contrapposti evidenziati da chi da tempo premeva per questo risultato: “Sarebbe importante ora – ha scritto ad esempio il virologo Guido Silvestri sul suo profilo Facebook – che questi personaggi spiegassero, una volta per tutte, cosa gli ha fatto cambiare idea circa la necessità di un’approvazione europea e l’efficacia clinica degli anticorpi nei pazienti con Covid-19. Perché bisogna spiegare al Paese per quali motivi si approva a inizio febbraio una cosa che fu fatta fallire ad ottobre”.

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