Esiste il razzismo contro gli africani, che è quello del quale si sente più spesso parlare sui giornali e in televisione, con racconti, testimonianze delle vittime e vari reportage. Poi esiste anche il razzismo a parti invertite, dove sono gli africani a discriminare i “bianchi” per il loro colore della pelle, e non viceversa come siamo abituati a pensare. Il laboratorio ideale per analizzare nel dettaglio questo secondo tipo di razzismo è il Sudafrica. Nel corso di un lungo reportage, il Guardian ha parlato di Orania, una città che sorge sulle sponde del fiume Orange, nella regione del Karoo. Questo luogo ai più non dice niente, ma è il caso emblematico che meglio spiega come sono costretti a vivere i bianchi eredi dei coloni europei per sfuggire alla furia dei locali.
La storia di Orania
Orania è stata fondata nel 1991, non appena terminò l’apartheid, cioè la segregazione razziale introdotta in Sudafrica nel 1948 dal governo di etnia bianca per separare i coloni dai locali. Oggi ospita poco meno di 2mila abitanti, tutti rigorosamente bianchi, o meglio afrikaner, ovvero discendenti di quei migranti olandesi, francesi e tedeschi che colonizzarono l’Africa nel XVII secolo. Alle altre etnie è vietato l’ingresso.
Le origini di Orania sono singolari: caduto l’apartheid, una quarantina di famiglie decise di creare una comunità sigillata e separata dal resto del Sudafrica, ormai in preda ai rigurgiti razzisti contro gli eredi dei bianchi. La lingua ufficiale è l’afrikaans e i suoi abitanti sono giunti un po’ da tutto il Paese. I padri fondatori acquistarono i terreni di questa zona spopolata e isolata, e comprarono anche le case abbandonate da alcuni operai che in passato lavoravano in una vicina centrale elettrica. In seguito costruirono strade, abitazioni e resero il posto abitabile.
Polemiche e proteste
Il Guardian guarda a Orania come un inferno in terra. “Orania – scrive il quotidiano britannico – rappresenta la vera ostilità nei confronti dell’idea di un Paese unico, unito e non razziale”. Peccato che oggi, in Sudafrica, a malmenare, torturare, violentare e uccidere gli altri per il colore della propria pelle non siano più i solamente i bianchi, ma anche i neri. Nonostante le accuse di razzismo, gli abitanti di Orania sostengono che la loro città sia un progetto culturale, e che il fatto di poter accogliere solo i bianchi, spiega la comunità, derivi dalla volontà di preservare il lascito afrikaner.
La città è in espansione
Negli ultimi 7 anni la popolazione è raddoppiata, tanto che il censimento più recente stima una crescita del 10% all’anno, più di quella registrata da molte altre città sudafricane. Il motivo è semplice: per i bianchi è sempre più pericoloso vivere in normalissime città miste. In ogni caso, più persone vuol dire necessità di costruire nuove abitazioni, ed ecco che anche a Orania è esploso il mercato immobiliare ed edile. Sono stati recentemente costruiti nuovi condomini in vendita a 80mila sterline. Non manca poi la zona industriale, con fabbriche che le fabbriche che vendono i loro prodotti in tutto il Sudafrica, e la Cina che acquista da qui la maggior parte delle noci americane. Al momento sono in fase di progettazione un’area capace di accogliere 10 mila nuovi residenti e pure un’università.
I cittadini di Orania non creano particolari problemi, tuttavia le polemiche attorno a questa comunità sono sempre più forti. In molti ritengono che la città di soli bianchi rappresenti un’eredità della mobilitazione razziale, e quindi un insulto al Sudafrica. Dal punto di vista dei sudafricani tutto ciò è anche legittimo, però sarebbe meglio che i politici locali si impegnassero più a trovare un modo per neutralizzare la violenza diffusa nel Paese anziché attaccare un pacifico nucleo di circa 1700 anime. Anche perché, senza il rischio di finire uccisi da qualche cittadino locale ancora infervorato con bianchi, gli eredi dei coloni non avrebbero bisogno di nascondersi in città isolate dal resto del Sudafrica.