Il 27 dicembre il 34enne difensore dell’Esteghlal Ramin Rezaeian è stato convocato dal Comitato Etico della Federcalcio di Teheran per rispondere dell’accusa di aver avuto contatti fisici con una tifosa. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, che ha raccontato che Rezaeian – un giocatore con oltre 60 presenze in Nazionale, presente ai Mondiali del 2018 e del 2022 – era stato visto abbracciare una tifosa sul pullman della sua squadra, prima della partita del giorno precedente contro il Chadormalou.
Non si tratta di un caso isolato, dato che la stessa cosa era avvenuta, in maniera ancora più plateale, ad aprile, quando il portiere Hossein Hosseini, compagno di squadra di Rezaeian all’Esteghlal, aveva abbracciato una tifosa in campo. Quelle immagini avevano fatto il giro del mondo: la giovane donna aveva fatto irruzione sul terreno di gioco, e nelle corsa le era scivolato via il velo dalla testa. Hosseini l’aveva abbracciata brevemente, dando l’impressione di volerla proteggere dall’intervento della sicurezza. In Iran il contatto fisico tra un uomo e una donna che non sono tra loro imparentati è vietato dalla legge, e Hosseini era stato infine squalificato per una partita e multato.
Negli ultimi vent’anni circa il calcio è diventato un campo di battaglia per i diritti delle donne iraniane. In primo luogo, è ancora oggi il teatro di un’aspra battaglia per la conquista di spazi pubblici, focalizzata sulla possibilità di accedere liberamente agli stadi. Dall’autunno del 2020 il divieto non è più assoluto, e alle donne è iniziato a essere occasionalmente permesso di seguire le partite, anche se con molte limitazioni. Prima solo per alcune gare della Nazionale maschile, poi anche per il campionato di calcio, ma spesso queste possibilità sono limitate solo ai club più importanti e in settori ridotti degli impianti, rigidamente separati da quelli maschili.
Sorprendentemente il mondo del calcio e dei suoi professionisti si è rivelato molto più progressista qui rispetto a quanto avviene in altri paesi. Diversi calciatori più o meno importanti avevano criticato il governo nei mesi delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini, alla fine del 2022, compresi l’ex-Roma Sardar Azmoun e l’attuale interista Mehdi Taremi. Uno dei gesti più forti era arrivato dal meno noto Zobeir Niknafs, centrocampista dell’Esteghlal, che aveva postato sui social un video mentre si rasava a zero i capelli, adottando un gesto divenuto molto popolare tra le contestatrici e i contestatori del potere iraniano.
La reazione contro i maifestanti è stata molto dura, e non ha risparmiato nemmeno il difensore Amir Nasr Azadani, che per aver preso parte alle proteste è stato infine condannato a 26 anni di prigione (ma inizialmente rischiava addirittura la pena di morte). Nonostante questo il supporto più o meno esplicito da parte dei giocatori alla causa femminista non è venuto meno, come dimostrano i casi di Hosseini e di Rezaeian.
La questione dell’accesso delle donne allo stadio in Iran rimane oggetto di forti discussioni all’interno del paese mediorientale: nel dicembre del 2023 per la prima volta le tifose hanno potuto assitere al derby di Teheran tra Persepoli ed Esteghlal, ma lontano dalla capitale queste aperture sono praticamente impossibili. Due mesi dopo quell’episodio, l’allenatore del Damash Gilan si lamentava che la Federcalcio non permettesse alle tifose della città di Rasht di venire a seguire la squadra.
Lo scorso 16 dicembre a Esfahan, la terza città dell’Iran per popolazione, alla sfida tra Sepahan e Persepolis erano presenti solo tifose donne: 40.000 in tutto. Ma si è trattato di una buona notizia solo in apparenza: l’accesso ai tifosi maschi era stato vietato a causa degli episodi di insulti da parte di alcuni sostenitori uomini dell’Esfahan a un gruppo di tifose del Persepolis, durante la gara di maggio tra le due squadre. La decisione della Federcalcio non è piaciuta del tutto ai movimenti femministi iraniani, il cui obiettivo è quello del libero accesso delle donne allo stadio assieme ai maschi, e non separatamente.
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