Era apparso nei giorni scorsi in tv per parlare, dalla sede del ministero della salute, del fatto che la situazione in Iran sul fronte coronavirus era sotto controllo e che non c’erano particolari rischi. Ma in quella conferenza stampa, a tutti i giornalisti Iraj Harirchi, vice ministro della sanità, non era sembrato in buone condizioni di salute: frequenti colpi di tosse, voce rauca e fazzolettino più volte portato dalla tasca alla fronte per asciugare il sudore. E adesso è arrivata la conferma: Harirchi è tra i cittadini iraniani che hanno contratto il coronavirus. A confermarlo è stato lo stesso governo di Teheran, il quale ha poi specificato che il vice ministro non è in condizioni preoccupanti. Un episodio, quello riguardante Harirchi, che potrebbe essere preso come emblema dell’attuale situazione in Iran: qui l’epidemia desta non poche preoccupazioni e sono in tanti, all’estero come anche tra i politici ed i cittadini iraniani, a credere che il governo non stia dicendo tutta la verità.

La situazione attuale nel paese

Fino a pochi giorni fa, il bilancio ufficiale fornito dalle autorità di Teheran era di 61 casi di coronavirus accertati e 12 morti. Numeri che, come spiegato su InsideOver, non hanno mai convinto: in questo caso infatti, il virus avrebbe un tasso di mortalità intorno al 20%, mentre in Cina ed in tutti gli altri paesi maggiormente colpiti per fortuna la percentuale non sfora il 3%. Ecco perché il numero dei contagiati è apparso subito sottodimensionato, con la situazione potenzialmente molto più grave del previsto. Anche un parlamentare conservatore ha rilanciato la questione, accusando il governo di non essere intervenuto prontamente: Ahmad Amirabadi Farahani, deputato di Qom, ha denunciato almeno 50 morti solo nella sua città. A quelle affermazioni, ha risposto proprio il sopra citato Harirchi, dichiarando che probabilmente è stato confuso il dato riguardante vittime per altre patologie con quelle decedute per il coronavirus. Poi, come detto ad inizio articolo, si è ammalato lo stesso vice ministro della sanità e per molti cittadini è diventato palese a quel punto che le autorità stessero mentendo.

Anche altri indizi hanno portato a pensare che in Iran la diffusione del coronavirus è più estesa del previsto. A partire dai tanti casi registrati nel resto del medio oriente, con diversi cittadini contagiati dopo essere stati in Iran. In Libano, in Iraq, così come in Kuwait, negli Emirati Arabi Uniti ed in Bahrein, i pazienti risultati positivi ai test arrivavano da Teheran, da Mashhad, da Qom e da altre città del paese. Alla luce di questi dati, anche il governo ha iniziato ad ammettere che il problema esiste: martedì per la prima volta in tv sono stati mostrati addetti a lavoro nei mausolei e nei santuari di Qom per disinfettare i luoghi di culto, mentre lo stesso ministero della sanità ha inasprito le misure contro la diffusione del virus, confermando la chiusura almeno fino a sabato di scuole ed uffici pubblici. È stato anche consigliato alla popolazione di continuare ad usare mascherine e di uscire da casa il meno possibile. Il dato ufficiale aggiornato dalle autorità iraniane, è adesso di 95 persone contagiate e 16 morti: numeri che però, ancora oggi, continuano a non convincere.

Rouhani: “Complotto internazionale contro di noi”

Ad intervenire pubblicamente sul coronavirus è stato nelle scorse ore anche il presidente Hassan Rouhani. E se da un lato il capo dell’esecutivo ha voluto lanciare toni rassicuranti, dall’altro ha parlato anche di “complotti” orditi dall’estero per destabilizzare ancora una volta il paese. Una retorica, quella degli interventi mediatici stranieri, già usata nei giorni scorsi dalla Guida spirituale Ali Khamenei in relazione alla bassa affluenza al voto per le elezioni parlamentari del 21 febbraio. Secondo il presidente, si sta parlando molto male all’estero dell’Iran in relazione al coronavirus per “bloccare la Repubblica Islamica”: “La diffusione del panico legato al Coronavirus – sono state le affermazioni di Rouhani riportate dall’agenzia ufficiale Irna – è un complotto dei nemici che stanno cercando di bloccare la Repubblica islamica dell’Iran”.

Rouhani, che martedì ha presieduto una riunione d’emergenza per discutere della diffusione dell’epidemia nel paese, ha anche invitato i cittadini alla calma: “Le attività torneranno alla normalità a partire da sabato – ha fatto presente il presidente iraniano – e i luoghi pubblici potranno proseguire le loro attività prestando attenzione alle raccomandazioni sulla salute”. Tuttavia non sono pochi coloro che in Iran non si fidano di un pronto ritorno alla quotidianità: oltre ai numeri, a non convincere sono le stesse disposizioni del governo ed il fatto che per almeno due settimane molte notizie sono state tenute nascoste.

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