VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

L’emorragia demografica del Giappone continua. Niente e nessuno riesce a mettere un freno alla diminuzione della popolazione nipponica, che da qui al 2065 potrebbe subire un calo del 22%, passando da circa 127 milioni di effettivi a 87 milioni. Detto in altri termini, evaporeranno 28 milioni di persone. Inoltre, entro il 2100, se Tokyo non applicherà validi correttivi alla crisi che la attanaglia vedrà volatilizzarsi nel nulla il 34% dei suoi abitanti. Si tratterebbe di una vera e propria catastrofe, considerando che le nascite sono scese ai minimi dagli ultimi 120 anni e che, per la prima volta, sono finite al di sotto la soglia delle 900 mila unità. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute e del Welfare, nel 2019 sono arrivati 864 mila nuovi nati, in calo di 54 mila bebè rispetto al 2018. Al contrario i decessi sono aumentati dal dopoguerra a oggi, con un milione e 376 mila persone. Calcolatrice alla mano, il saldo negativo della popolazione è di 512 mila unità.

Il declino demografico nipponico

Il Giappone deve fronteggiare il calo del tasso delle natalità da ben 13 ani consecutivi. Gli effetti di una simile tendenza sul sistema pensionistico e sulla copertura sanitaria sono deleterie, senza considerare le nefaste conseguenze che colpiranno il mondo del lavoro, ormai a secco di lavoratori. Il premier Abe Shinzo ha intenzione di far risalire il tasso di fertilità dall’attuale 1,42 per ogni donna a 1,8. E tutto entro il 2025. In che modo? Introducendo fondi di assistenza alle nuove madri e agevolando l’accesso agli asili nido. Nonostante ciò, il governo nipponico è stato costretto ad allentare il rubinetto riguardante gli immigrati, che pure occupano attualmente circa l’1,76% della popolazione totale; ricordiamo infatti che il Giappone è un Paese molto conservatore e che fino a questo momento ha accolto sul proprio territorio un numero esiguo di migranti.

Economia a rischio

La situazione è critica per lo più nel Giappone rurale. Lontano dagli scintillanti quartieri di Tokyo, il governo nipponico è alle prese con un drastico svuotamento delle campagne. Mentre i grandi centri urbani diventano sempre più grandi e ricchi, esistono numerose zone del Paese che stanno lentamente dissolvendosi. Secondo quanto riferito dall’Economist, la metà dei comuni giapponesi scomparirà entro il 2040. Da un punto di vista demografico, in Giappone vivono oltre 70mila ultra-centenari e il loro numero è perfino cresciuto per il 49esimo anno consecutivo, a conferma di come la società nipponica stia invecchiando inesorabilmente. Per quanto riguarda l’economia – ambito strettamente connesso alla demografia – la Banca centrale europea ha scritto nel Bollettino economico n.8 del 2019 che “l’attività economica rimane modesta” anche se “dovrebbe continuare a crescere moderatamente nel medio periodo”. Il Pil è salito dello 0,4% nel terzo trimestre del 2019 sul periodo corrispondente rispetto allo 0,5% del trimestre precedente. “La solida domanda interna, sostenuta dagli investimenti privati delle aziende in settori diversi dall’edilizia residenziale e dall’anticipo della spesa che ha preceduto l’aumento dell’Iva entrato in vigore il primo ottobre, è stata in parte compensata dalle esportazioni deboli e dalla correzione delle scorte”, ha concluso la Bce. Eppure il Giappone continua a spopolarsi. E di questo passo anche la sua economia subirà un brusco contraccolpo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.