Lo scorso anno in Giappone sono fallite quasi 500 aziende, e la causa principale di una simile catastrofe economica è da imputare alla carenza di lavoratori. Mentre in Occidente vale il problema opposto, cioè che non ci sono posti di lavoro, nello Stato nipponico vale l’esatto contrario: manca la manodopera.

Un sondaggio condotto dalla società di ricerca privata Tokyo Shoko Research ha rilevato che nel 2019 un numero record di imprese giapponese ha dovuto abbassare le serrande e alzare la bandiera bianca. La cifra esatta ammonta a 426 aziende, il 10% in più rispetto all’anno precedente e il massimo dal 2013 a oggi.

Il motivo numero uno che le ha spinte a prendere una decisione così drastica non è da imputare a strategie di mercato sbagliate o alle poche vendite, bensì a una totale emorragia di impiegati, la stesa di cui soffre l’intero Giappone. Analizzando nel dettaglio le statistiche, notiamo come negli ultimi sette anni Tokyo abbia dovuto fare i conti con una crescita progressiva di chiusure: nel 2013 i casi erano limitati a 271, nel 2014 a 323, nel 2015 a 340. Si è avuto un lieve calo a cavallo tra il 2016 (326) e il 2017 (317) ma nel 2018 (387) e nel 2019 (426) c’è stato un nuovo boom.

Carenza di manodopera

Per quanto riguarda le cause, nel 60% dei casi (conti alla mano, più di 270 aziende) la colpa è da imputare alla mancanza di successori. L’incapacità di trovare eredi è seguita da 78 imprese finite ko perché non in grado di assumere abbastanza lavoratori. In entrambi i casi si denota la mancanza di personale, sia di semplice manodopera quanto di imprenditori pronti a rilevare le attività dei vecchi proprietari.

Poi troviamo 44 aziende incapaci di sostituire i dipendenti che si erano ritirati o che avevano lasciato il loro posto di lavoro. Infine, 34 aziende non sono riuscite a far fronte all’aumento del costo del lavoro. Come sottolinea Nhk, il problema è particolarmente acuto nei settori dell’edilizia e dei servizi; queste aree, infatti, rappresentano circa la metà di tutti i fallimenti causati da carenza di lavoratori. Tokyo Shoko Research ha affermato anche che le aziende più piccole sono più vulnerabili delle altre alla carenza di lavoratori.

Un problema economico ma anche sociale

Nel corso del 2020 i manager dovranno affrontare un altro anno difficilissimo perché i costi per i part-time e gli altri lavoratori continueranno a salire. Ma soprattutto continuerà a scendere il numero di lavoratori disponibili abili e arruolabili.

Sul fronte lavoro, il Giappone è alle prese con una crisi nera, economica ma anche sociale. Intanto la popolazione è sempre più anziana, e senza ricambi è sempre più difficile far andare avanti l’inteso sistema.

Come se non bastasse, negli ultimi venti anni di congelamento economico del Paese, a Tokyo e dintorni molte imprese hanno sostituito i lavoratori a tempo pieno con una schiera di dipendenti a tempo parziale; personale sì regolarmente assunto, ma che si sente costretto a lavorare ore extra per il timore che la compagnia possa improvvisamente “tagliarlo”. In altre parole, in Giappone ci sono sempre meno lavoratori e quei pochi rimasti lavorano troppo.

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