La bomba sanitaria che fino a pochi giorni fa minacciava gli oltre 50 milioni di abitanti presenti in Corea del sud, adesso è improvvisamente esplosa. In appena due giorni, come sottolinea il quotidiano La Stampa, il numero di pazienti contagiati dal coronavirus è triplicato, passando da 53 a 204.

Queste cifre hanno trasformato la nazione sudcoreana nel più grande focolaio dell’epidemia dopo la Cina. Il motivo dell’impennata dei casi è da ricollegare a una donna, suo malgrado diventata l’untrice più famosa del Paese. La 61enne, specificano le fonti locali, non è mai stata in territorio cinese e ha contratto il virus in circostanze ancora da chiarire.

Fatto sta che la paziente infetta era una fedele della setta Shicheonji, uno dei tanti culti presenti in Corea del Sud. La donna ha sottovalutato febbre e mal di gola per oltre dieci giorni e in questo lasso di tempo ha continuato a vivere come se niente fosse. Peggio ancora: non pensando di essere positiva al coronavirus, la signora ha pure frequentato quattro messe in una settimana. Il bilancio parla di 87 fedeli contagiati e altri 9mila in auto quarantena.

Il super-diffusore di Daegu

La donna della setta Shincheonji è stata definita super-diffusore della città sud-orientale di Daegu, un centro urbano che conta 2,5 milioni di abitanti e che si contraddistingue per essere la quarta città per abitanti della Corea del Sud. La signora, nonostante accusasse, come detto, diversi sintomi ricollegabili al coronavirus, si è recata in ospedale per un lieve incidente d’auto.

Non solo: oltre ad aver frequentato diverse messe, è pure andata a lavoro utilizzando mezzi pubblici, ha mangiato a un buffet e contagiato l’intera confraternita della quale fa parte. Per inciso, questa setta è famosa perché guidata da un pastore che crede di essere una sorta di secondo Gesù.

In ogni caso, centinaia di fedeli non mostrano sintomi ma altrettanti devono ancora essere controllati. Nel frattempo Daegu e Cheongdo (proprio in quest’ultima città si sono registrate le uniche due morti, entrambe in un ospedale psichiatrico), sono diventate “zone di attenzione speciale”.

Ansia e paura

Il governo, colto un po’ di sorpresa, ha promesso di attuare misure “forti e rapide” per bloccare l’epidemia e limitare i contagi. I sindaci dei due centri infetti hanno chiesto agli abitanti di restare in casa con le mascherine davanti alla bocca. Asili e biblioteche pubbliche sono chiusi, molti negozi stanno abbassando le serrande mentre le strade vuote ricordano le scene già viste nelle megalopoli cinesi.

La chiesa della Shincheonji è stata disinfettata ma molti cittadini hanno sfogato la loro rabbia sulla confraternita: c’è chi offende la setta sui social e chi ha pensato di lanciare uova al cancello che delimita il luogo di culto. L’ansia ha contagiato l’intero Paese e anche Seul teme di dover fronteggiare uno scenario apocalittico.

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