Nella Repubblica Democratica del Congo l’emergenza ebola assume dimensioni sempre più preoccupanti: a partire dallo scorso mese di agosto, la parte orientale del grande paese africano convive con un’epidemia in grado di contagiare migliaia di persone e che appare molto difficile da bloccare.

i numeri impietosi del governo di kinshasa

Ad aggiornare il bilancio, giorno dopo giorno, è lo stesso ministero della sanità del governo del presidente Félix Tshisekedi, insediatosi a gennaio dopo la vittoria nelle scorse elezioni di dicembre. Ad essere colpita, in particolare, è la regione del North Kivu, al confine con l’Uganda. È qui, tra le foreste e le remote province di questa parte del Congo, che nello scorso mese di agosto inizia a diffondersi una delle più gravi epidemie di ebola, la quale rischia di eguagliare quella che nell’estate del 2014 fa tremare tutta l’Africa e non solo dopo aver colpito la parte occidentale del continente nero.

Secondo il ministero, le vittime complessive sono 1.124, tra cui si registrano anche 34 operatori sanitari. Tra i decessi, 1.036 risultano positivi ai test di laboratorio mentre i rimanenti casi appaiono classificati come probabili e non come certi. Il tasso di mortalità supera il 50%, mentre tra il 2014 ed il 2016 si mantiene sotto questa percentuale. Complessivamente infatti, sono 1.705 i contagi riconosciuti come tali dal ministero e dagli organi di controllo di Kinshasa. A preoccupare, oltre la sopra citata regione del North Kivu, vi è anche quella confinante dell’Ituri. La situazione è resa più complicata dall’inadeguatezza delle locali strutture sanitarie, diffuse in maniera poco capillare nella regione coinvolta. Governo ed organizzazioni internazionali faticano a contenere l’epidemia, che rischia dunque di dilagare e di coinvolgere sempre più villaggi.

il problema della sicurezza nel north kivu

Ad aggiungere ulteriori ostacoli all’opera di soccorso e contenimento dell’ebola, sono le condizioni relative alla stabilità della regione. Il North Kivu, anche a causa della sua posizione remota e periferica rispetto al resto della Repubblica Democratica del Congo, per il governo è da sempre una vera e propria spina nel fianco. Gruppi indipendentisti, criminali comuni e bande più o meno organizzate trovano nella regione terreno fertile per rivendicazioni, scorribande ed azioni terroristiche. Fino al 2009 proprio il North Kivu appare attraversato da una sanguinosa guerra civile, che lascia ancora oggi traccia in seno alla società di questa parte del Congo.

Attualmente però il problema più grande riguarda l’estremismo islamico. Qui ad agire è un gruppo nato anni fa in Uganda, ma attivo da diverso tempo soprattutto nel North Kivu e nell’Ituri. Il sodalizio islamista si fa chiamare Alliance of Democratic Forces e da almeno 5 anni crea terrore tra gli abitanti della regione. Le loro azioni prendono di mira spesso villaggi sperduti, difficilmente controllabili: in alcuni casi intere località vengono depredate dai terroristi, che poi trovano facile rifugio nelle foreste della zona.

Gli islamisti, da quando è iniziata l’epidemia, prendono di mira anche il personale sanitario specialmente quello occidentale. Nel North Kivu dunque, è difficile operare e raggiungere le località più lontane: oltre che all’epidemia, i sanitari devono fare i conti con gli attentati. E dunque controllare il territori e, con esso, il corso dell’epidemia appare molto difficoltoso. Da più parti adesso è allarme: si rischia una diffusione incontrollata dell’ebola.