Avevano allentato il tiro gli oppositori della Brexit, sollevati dalla crisi istituzionale in cui poche settimane fa si era ritrovato invischiato Boris Johnson. Adesso eccoli tornare alla carica con nuove previsione apocalittiche: in caso di Brexit, dicono i giornali interpretando il pacchetto sull’immigrazione reso pubblico ieri dal governo, a partire dal gennaio 2021 i cittadini comunitari presenti a Londra e dintorni riceveranno tra capo e collo una stangata sanitaria dal valore di 700 euro. Non solo: i giovani non potranno più partire zaino in spalla alla ricerca di qualche lavoretto con il quale essere spremuti da una delle tante multinazionali della City. In poche parole, se ancora non si fosse capito, è tornato il terrorismo mediatico degli anti Brexit.

Torna il terrorismo mediatico

Tutto parte dal citato pacchetto sull’immigrazione partorito dal governo, il cui obiettivo è quello di equiparare gli immigrati europei a quelli provenienti da Paesi extra Ue, in seguito all’uscita di Londra dall’Unione Europea. Al momento, in Gran Bretagna i cittadini comunitari hanno diritto a spese mediche gratuite del sistema sanitario britannico, a differenza degli extracomunitari, obbligati a pagare una tassa annuale di 400 sterline. Dopo la Brexit, tutti dovranno pagare 625 sterline, cioè circa 720 euro, per accedere alle cure mediche. Giornalisti e commentatori hanno già parlato di salasso, eppure, visto il costo della vita e gli stipendi percepiti a quelle latitudini, la cifra in questione appare per certi versi quasi irrisoria. In ogni caso, al di là dell’aspetto economico, nessuno ha sottolineato che la misura in questione riguarderà solo i nuovi arrivati e non chi già si troverà in Gran Bretagna prima della Brexit. Questi ultimi, infatti, continueranno ad avere la sanità gratuita. Quale sarebbe, dunque, l’allarme rosso di cui nelle ultime ore si fa un gran parlare.

L’ottusità degli anti Brexit

La spiegazione del governo britannico a un simile provvedimento, in ogni caso, appare quanto mai chiara ed esaustiva. Non c’è alcuna intenzione di punire i nuovi arrivati, quanto l’esigenza di rendere più equo l’accesso al servizio sanitario. Insomma, Londra è mossa da uno spirito progressista, lo stesso invocato e gridato ai quattro venti dai “giovani traditi” dai fautori della Brexit. Il ministro Michaele Gove ha spiegato la misura usando pochi giri di parole: “Non è corretto che chi viene Bulgaria o dalla Slovenia possa avere automaticamente diritti che non hanno invece coloro che provengono dall’Asia”. Per quanto riguarda invece il controllo dell’immigrazione, la Londra post Brexit privilegerà i lavoratori qualificati: ci si potrà cioè trasferire nel Regno Unito solo con un’offerta di lavoro in tasca, a meno di non essere imprenditori intenzionati ad avviare un’azienda o scienziati. Anche l’obiettivo di questo provvedimento appare evidente: controllare l’immigrazione per il bene di tutta la comunità. Ma agli anti Brexit, molti dei quali probabilmente amanti dell’anarchia, non va bene nemmeno questo. Dunque si riparte con il terrorismo mediatico. Buona apocalisse a tutti.