Ormai non ci facciamo più caso. Diamo per scontato che, se ci troviamo fuori casa e abbiamo bisogno di un bagno, l’unica soluzione consista nell’utilizzare servizi pubblici a pagamento. L’alternativa? Entrare in un bar o in qualche negozio, consumare, e usufruire della toilette. I cari, vecchi, bagni pubblici non esistono più e sono finiti pure i tempi dei Vespasiani. Il poco che è rimasto richiede l’inserimento di una moneta che va dai 50 centesimi a un euro. E quel “poco”, ovviamente, si riferisce per lo più alle grandi città. Giusto per darvi un’idea di cosa stiamo parlando, a Bologna ci sono 28 bagni pubblici per 392mila persone (uno per ogni 14mila abitanti).
L’Acos, ovvero l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale, ha giudicato del tutto insufficienti i bagni presenti a Roma. Nella capitale d’Italia, che si appresta ad ospitare il Giubileo, su 70 bagni pubblici ispezionati nel 2023, quasi tutti presentavano un decoro non in linea con gli standard di fruizione: non una fotografia invitante. E Milano? Situazione pessima anche all’ombra della Madonnina: un bagno pubblico ogni 13mila abitanti. E questo se l’amministrazione Sala manterrà la promessa di realizzare 110 bagni pubblici, tra nuove installazioni e recupero di siti già esistenti.
L’importanza dei bagni pubblici
I bagni pubblici, meglio ancora se offerti gratuitamente, rappresentano servizi essenziali per la popolazione di un Paese. Non solo perché consentono alle persone – turisti compresi – di risolvere pratiche fastidiose senza dover per forza fare acquisti inutili. Ma anche – e forse soprattutto – perché salvaguardano il decoro urbano delle stesse città, troppo spesso scambiate per latrine a cielo aperto.
In Italia, dicevamo, abbiamo perso le speranze. In Europa la situazione è nettamente migliore rispetto a quella italiana. Due esempi? A Parigi, in Francia, ci sono 615 bagni pubblici per oltre due milioni di abitanti (il rapporto è di un bagno ogni 3.500 persone) mentre a Berlino, in Germania, ne troviamo 11,5 ogni 100mila persone. Ancora meglio, tuttavia, è la situazione in alcuni Paesi asiatici che hanno deciso di investire risorse in un settore, quello dei bagni pubblici, fin troppo trascurato dalle autorità.
Il punto di riferimento si chiama Giappone. Ogni riferimento a Perfect Days, il pluripremiato film di Wim Wenders, è tutt’altro che casuale (guardatelo se non l’avete ancora fatto). “Da un lato c’è il forte senso di ‘servizio’ e ‘bene comune’ in Giappone. Dall’altro lato, la pura bellezza architettonica di questi luoghi pubblici di igiene. Sono rimasto stupito da quanto, in Giappone, le ‘toilette’ possano essere parte della cultura quotidiana e non solo una necessità quasi imbarazzante”, ha dichiarato Wenders in una recente intervista.
L’esempio asiatico
I bagni pubblici a Tokyo sono onnipresenti e pressoché gratuiti. La megalopoli ha 53 bagni pubblici ogni 100.000 residenti. Anche i servizi pubblici più umili, e cioè quelli situati nelle stazioni di servizio, nelle fermate della metro o nei fast food, sono un’ode all’igiene. Il Giappone, del resto, è il leader mondiale nell’alta tecnologia dei servizi igienici, con water che in genere includono sedili riscaldati, bidet incorporati con getti per lavare e asciugare i sederi degli utenti, scarichi automatici e, spesso, una scelta di musica per coprire i rumori provocati dagli stessi consumatori. Altro che Vespasiani…
La Cina ha invece lanciato la sua Toilet Revolution nel 2015 per volere del presidente Xi Jinping, intenzionato a migliorare la qualità di vita del suo popolo (soprattutto dei cittadini provenienti dalle zone rurali). Risultato: entro la fine del 2020, i consigli comunali avevano aggiunto 68mila bagni pubblici in più mentre, entro la fine del 2022, il 73% dei residenti rurali avrebbe avuto accesso a bagni con scarico.

In Corea del Sud la situazione è simile al Giappone. Curioso in negativo, invece, il caso dell’India. Nel 2014, il primo ministro Narendra Modi aveva lanciato la missione Swachh Bharat (India pulita), una massiccia campagna per ripulire le città e le aree rurali del Paese.
In questo caso si è però trattato di piazzare bagni all’interno delle abitazioni private: ben 117 milioni di unità. E i bagni pubblici? Notte fonda o quasi. A Mumbai, tentacolare metropoli abitata da oltre 12 milioni di persone, c’è un posto in una toilette pubblica ogni 752 uomini e una 1.820 donne. A Bangalore, cuore della Silicon Valley indiana, si trova un bagno ogni 170mila abitanti. Ecco: non è questo l’esempio che dovrebbe seguire l’Italia.

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