La pandemia sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema sanitario indiano. Il Covid-19 si è diffuso con grande velocità nelle aree urbani e rurali arrivando ad infettare quasi sette milioni e mezzo di persone ed uccidendone più di centodiecimila. Si tratta, peraltro, di numeri al ribasso data la difficoltà nel mappare la diffusione del contagio a causa della vastità del territorio indiano. Uno studio sierologico condotto su scala nazionale ha evidenziato come, alla fine di settembre, almeno sessanta milioni di cittadini avevano già contratto il morbo. L’esposizione al virus è avvenuta più frequentemente nelle baraccopoli delle città, dove il 15.6 per cento del campione aveva sviluppato anticorpi e nelle altre aree urbane, dove la prevalenza degli anticorpi era dell’8.2 per cento. Nelle regioni rurali, invece, solamente il 4.4 per cento del campione era entrato in contatto con il virus SARS-CoV-2. Secondo altri il numero di contagi reali potrebbe invece aver toccato quota 120-130 milioni e dunque essere ancora più marcato.

Il problema dell’ossigeno

Il costante aumento dei casi ha provocato un’enorme aumento nella richiesta di ossigeno da parte degli ospedali. I pazienti più gravi necessitano di ventilazione ed hanno bisogno dell’elemento chimico per riuscire a respirare. Le società produttrici di ossigeno hanno quadruplicato le forniture ma questo sforzo sembra non bastare. La richiesta supera la domanda e gli ospedali sono arrivati a consumarne 2.700 tonnellate al giorno contro le 750 di aprile. Gli esecutivi locali hanno chiesto alle società di massimizzare quanto più possibile la produzione ed in alcuni casi, come nel Maharashtra, l’80 per cento dell’ossigeno disponibile viene fornito agli ospedali ed il 20 per cento alle industrie. Sullo sfondo c’è il rischio di un dramma sanitario. Una prolungata carenza di ossigeno rischia di trascinare l’India nella stessa situazione sperimentata dall’Italia nelle prime settimane della pandemia. Il 3.97 per cento dei pazienti Covid del Paese ha bisogno dell’ossigeno, il 2.46 per cento è ricoverato in terapia intensiva mentre lo 0.40 per cento necessita della ventilazione. Il Ministero della Salute sta cercando di accumulare scorte della risorsa ed intende poi distribuirla agli ospedali. L’arrivo della stagione fredda e di un periodo festivo hanno allarmato Nuova Delhi.

Segnali incoraggianti

Nel mese di ottobre l’India ha registrato 70mila nuovi casi di Covid-19 al giorno. Si tratta di cifre non trascurabili ma in via di progressivo miglioramento. Nelle prime due settimane di settembre le infezioni giornaliere erano 93mila mentre nella seconda metà del mese erano scese ad 86mila. Il miglioramento della curva epidemiologica si è accompagnato ad una maggiore capacità di svolgere test diagnostici da parte delle autorità. Ad agosto venivano analizzati, mediamente, 70mila tamponi al giorno mentre ad ottobre il numero è cresciuto esponenzialmente fino a superare il milione nell’arco delle ventiquattro ore. L’eventuale rallentamento della pandemia andrà comunque monitorato con attenzione, alla ricerca di segnali in grado di confermare questo trend nel lungo periodo. La maggioranza della popolazione non è entrata in contatto con il virus e pertanto è ancora vulnerabile nei suoi confronti.

Un compito difficile

L’esecutivo guidato dal premier Narendra Modi ha inizialmente scelto la linea dura per cercare di contenere il virus. Nel mese di marzo è stato imposto un lockdown nazionale che ha costretto le persone in casa salvo stringenti necessità mediche ed alimentari. La decisione ha avuto un forte impatto economico sul tessuto sociale del Paese. Le autorità erano preoccupate dalle conseguenze della diffusione del virus in una nazione popolata da oltre un miliardo e trecento milioni di abitanti e con un sistema sanitario debole. Le misure restrittive sono state allentate con gradualità ma la vita economica e culturale non è ancora tornata alla normalità. Le autorità hanno dato luce verde alla riapertura delle scuole, chiuse da sette mesi, solamente ad ottobre ed i cinema sono ancora chiusi. Il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine facciali, ufficialmente obbligatori, vengono spesso trascurati dagli abitanti del Paese. La riapertura dell’economia (e nello specifico di alcuni suoi elementi come i centri commerciali), secondo alcuni, è avvenuta troppo in fretta. Secondo il Dottor Swapneil Parikh, che risiede nella città di Mumbai e le cui parole sono riportate dal portale Cbc, “il lockdown non è stato particolarmente efficace” ed una volta che le restrizioni sono state allentate molte persone hanno semplicemente ignorato le precauzioni.

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