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La (rin)corsa al vaccino per il Covid-19 è entrata nel vivo e la Federazione russa non ha alcuna intenzione di lasciare campo libero alle aziende farmaceutiche americane ed occidentali. Il preparato russo, denominato Sputnik V, ha dimostrato un’efficacia del 92 per cento sulla base delle prime analisi ottenute 21 giorni dopo che ai volontari è stata somministrata la prima iniezione del farmaco. Parola dell’Istituto Gamaleya, che si è occupato di produrre il vaccino e che ha pubblicato un comunicato ufficiale sul proprio account Twitter. “Gli studi hanno valutato l’efficacia fra oltre 16mila volontari che hanno ricevuto il vaccino o il placebo 21 giorni dopo la prima iniezione. Come risultato di un’analisi statistica di 20 casi confermati di coronavirus, la suddivisione del caso tra individui vaccinati e coloro che hanno ricevuto il placebo indica che il vaccino Sputnik V ha avuto un tasso di efficacia del 92 per cento dopo la somministrazione della seconda dose”, si legge nel comunicato riportato dall’agenzia di stampa Nova.

La guerra fredda del vaccino

L’annuncio di Mosca giunge a pochi giorni dalle dichiarazioni della società farmaceutica americana Pfizer. Quest’ultima ha rivelato che il proprio vaccino, basato sulla tecnica innovativa dell’Rna messaggero, è risultato efficace – secondo i dati preliminari della Fase 3 della sperimentazione clinica – al 90 per cento nel prevenire la malattia. Kirill Dmitriev, a capo del Fondo di investimento russo che si è occupato di curare lo sviluppo e la commercializzazione dello Sputnik V, ha dichiarato, come riporta Al Jazeera: “Stiamo dimostrando, in base ai dati, che siamo in possesso di un vaccino molto efficace” e che si tratta di una notizia talmente rilevante da essere ricordata per generazioni. Le analisi sono state avviate dopo che venti partecipanti, sui 16mila che hanno preso parte alle sperimentazioni, hanno sviluppato il Covid-19 e si è cercato di capire quanti di loro avevano ricevuto il vaccino e quanti il placebo. Il Fondo di investimenti ha reso noto che i test clinici proseguiranno per altri sei mesi e che i risultati verranno pubblicati in una prestigiosa rivista internazionale che si occupa di questi argomenti. La fase 3 della sperimentazione si sta svolgendo in 29 cliniche situate nei pressi di Mosca e vi stanno prendendo parte 40mila volontari. La Federazione russa è stata la prima nazione al mondo, nel mese di agosto, a registrare ufficialmente il proprio vaccino. Il presidente Vladimir Putin aveva dichiarato che le campagne di immunizzazione di massa avrebbero avuto inizio intorno alla fine dell’anno.

La Russia e il Covid-19

La Federazione russa è alle prese, come molte altre nazioni europee, con la seconda ondata della pandemia. Il governo non vuole ricorrere ad un nuovo lockdown per evitare di danneggiare, eccessivamente, il tessuto economico del Paese e spera che il proprio vaccino fornisca una via d’uscita alla crisi. I nuovi casi giornalieri hanno raggiunto picchi preoccupanti –  sono stati 21mila nella sola giornata di martedì – e ciò ha costretto le autorità a trasformare cinque gigantesche strutture di Mosca in veri e propri ospedali da campo. La capitale al momento sembra reggere, ma la situazione è molto diversa in altre regioni. Qui la Tv di Stato ha segnalato che tanto gli ospedali provinciali quanto gli obitori sono pieni.

Il sindaco di Mosca, dove si concentra la maggior parte dei nuovi casi, ha annunciato l’introduzione di nuove restrizioni, nello specifico la chiusura anticipata di bar e ristoranti alle undici di sera e l’introduzione della didattica a distanza per le scuole superiori, nel tentativo di tenere sotto controllo il virus. A mancare, però, è una strategia efficace a livello nazionale: è stato imposto l’uso obbligatorio delle mascherine facciali in tutti i luoghi pubblici ma la maggior parte delle altre decisioni in materia sono nelle mani dei governatori regionali.