Da quando sono stati messi a punto i primi vaccini contro il Covid-19 si sono create delle aspettative per un ritorno alla normalità nei prossimi mesi. Assieme alla speranza di potersi sottoporre quando prima possibile alla vaccinazione, ci sono allo stesso tempo fra i cittadini alcune perplessità relative all’efficacia e alla sicurezza del trattamento. Ne abbiamo parlato con il dottor Antonio Cascio, primario del reparto Malattie Infettive del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.

Si parla di più vaccini pronti ad essere iniettati agli italiani ad inizio anno. Quale arriverà prima e sulla base di cosa?

“Durante il primo trimestre del 2021 in base agli accordi preliminari d’acquisto sottoscritti dalla Commissione europea potrebbero arrivare in Italia verosimilmente circa 26 milioni dosi di vaccino anti COVID-19 così suddivise: Astra-Zeneca (vettore virale) circa 16 milioni di dosi, Pfizer BioNTech (mRNA) circa 8 milioni di dosi, Moderna (mRNA) circa 1 milione e 400mila dosi. Alla fine del primo trimestre in teoria il 15% della popolazione suscettibile dovrebbe essere vaccinato (priorità per operatori sanitari, ospiti lungodegenze e anziani con età maggiore di 80 anni). Il primo ad arrivare, in base alle decisioni dell’EMA sarà quello di Pfizer-BioNTech”.

Ci si può vaccinare tranquilli visto che i tempi per la realizzazione di questi antivirali è stata più rapida rispetto agli standard?

“Si, io sono sufficientemente tranquillo. Non mi aspetto da questi vaccini nessun effetto collaterale degno di nota, ad eccezione delle persone che abbiano in precedenza sofferto di serie reazioni allergiche/anafilattiche e precisando che le reazioni anafilattiche sono una possibilità, per quanto molto rara, anche con altri tipi di vaccinazioni o altri prodotti iniettabili come gli antibiotici o altri farmaci”.

Si parla di una percentuale di sicurezza del 92%. E la parte rimanente? Va bene questo tetto?

“In realtà queste percentuali si riferiscono alle persone che saranno protette a seguito della vaccinazione. Un valore del 92% è sufficientemente alto. La parte che non ha risposto alla vaccinazione o che non si è potuta o voluta vaccinare godrà dell’immunità di gregge quando questa sarà raggiunta”.

Quali potrebbero essere gli effetti collaterali nel breve e nel lungo termine?

“Nel breve termine: eritema e dolore nel punto di inoculazione, astenia, mal di testa, brividi, febbre. Molto raramente malessere generalizzato e tumefazione dei linfonodi. Estremamente rari potrebbero essere i gravi episodi allergici (choc anafilattico, edema della glottide) a farmaci o alimenti in soggetti che già in passato hanno sofferto di tali episodi. Queste persone in questa fase dovrebbero essere esonerate dalla vaccinazione e in ogni caso tutte le sedi dove sarà eseguita la vaccinazione dovranno essere provvisti degli adeguati presidi per affrontare eventuali complicanze e avere a disposizione l’adrenalina da somministrare intramuscolo. Da ricordare che episodi sincopali (perdita improvvisa di coscienza) possono essere dovute semplicemente alla paura e allo stato d’ansia del soggetto che si appresta ad eseguire qualsiasi pratica medica. In ogni caso, chi si sottopone al vaccino dovrà essere monitorato prudentemente almeno per 15 minuti dopo l’iniezione. Nel lungo termine non sono previsti e teoricamente non dovrebbero esserci”.

Quanti italiani si dovranno vaccinare per arrivare all’immunità di gregge?

“Secondo alcuni calcoli dovrà essere vaccinato almeno il 60% della popolazione suscettibile per ottenere l’immunità di gregge. Il valore percentuale da raggiungere per ottenere l’immunità di gregge è differente in base alle caratteristiche dell’infezione che si vuole prevenire”.

Recentemente diversi sondaggi hanno fatto emergere scetticismo tra gli italiani riguardo ai vaccini: è preoccupato da simili tendenze?

“Non molto, chi non si vorrà vaccinare sarà a rischio di infettarsi e anche di morire con questa nuova malattia che grazie al vaccino può essere prevenuta. Sono fiducioso che un numero sufficiente di persone vorrà vaccinarsi. Inoltre alle persone vaccinate potrebbe essere dato una sorta di patentino per entrare allo stadio, al teatro o al cinema e altro ancora”.

Se tutti i piani di vaccinazione dovessero andare a buon fine, secondo lei quando si potrà tornare ad avere una vita normale?

“Verosimilmente ci vorranno 9-12 mesi”.

Superata l’emergenza Covid-19, ritiene si dovrà lavorare anche per dei vaccini “pan – coronavirus”?

“Non credo che sia utile pensare di sviluppare un vaccino “pan – coronavirus” gli altri coronavirus che circolano nella popolazione umana provocano generalmente infezioni banali a carico delle prime vie aeree. Pensare di sviluppare un vaccino per un quarto nuovo coronavirus (dopo SARS, MERS e COVID) non lo trovo utile. Trovo molto utile invece un approccio di base che permette si sviluppare rapidamente vaccini nei confronti di qualsiasi virus. Da ricordare comunque che a prescinder dei tempi di messa a punto del vaccino sono necessariamente utili le fasi di sperimentazione clinica sull’uomo per quali occorrono diversi mesi”.

Dopo la Sars del 2002-2003 e la Mers del 2012, come mai le ricerche su vaccini contro i coronavirus non sono andate avanti?

“In realtà la ricerca sui vaccini ha fatto passi da gigante e le tecniche basate sull’utilizzo di mRNA di fatto permettono l’allestimento di vaccini in pochissimo tempo, fermo restando poi quei mesi necessari per le diverse fasi di sperimentazione clinica nell’uomo”.

In generale, quale sarà l’evoluzione dell’attuale epidemia nei prossimi mesi al netto delle vaccinazioni?

“Tutto dipenderà dai nostri comportamenti. Se indosseremo le mascherine e adotteremo il distanziamento sociale fino a quando almeno il 60% della popolazione non sarà vaccinato la curva epidemica scenderà di tanto”.