Sfrutta la fame, la povertà, il desiderio di un futuro migliore. Si insinua nei campi profughi, tra gli sfollati in fuga da guerre e violenze. Promette soldi e libertà. Ma spesso non lascia scampo. È il “mercato rosso”, il traffico di organi umani che vale fino a 1,7 miliardi di dollari all’anno e colpisce dove la popolazione è disperata e vulnerabile. Nel mirino di trafficanti senza scrupoli ci sono soprattutto migranti e rifugiati che scappano dai conflitti in Medio Oriente e Nord Africa: milioni di uomini, donne e bambini che si rivelano facili prede di questo commercio illegale.

Costretti ad abbandonare le loro case e a vivere in campi profughi, i rifugiati vengono adescati con la promessa di soldi e di una condizione di vita migliore. E a cadere nella rete dei trafficanti sono anche i migranti che cercano di raggiungere l’Europa, disposti a rinunciare ad un organo per un “viaggio sicuro” verso la sponda opposta del Mediterraneo. Una via d’uscita in cambio di una parte del proprio corpo, una operazione rischiosa che spesso si trasforma in tragedia per la mancanza di strutture mediche adeguate e di vere cure postoperatorie.

Il mercato rosso degli organi

Secondo quanto riportato dalla Global Financial Integrity, fondazione non-profit con sede a Washington considerata uno dei più importanti centri di analisi sui flussi finanziari illeciti, circa il 10 per cento di tutti i trapianti che si praticano ogni anno è illegale. Gli ultimi dati del Global Observatory on Donation and Transplantation parlano di 139.024 trapianti eseguiti in tutto il mondo nel 2017: oltre 13mila quelli illegali che fruttano alle organizzazioni criminali internazionali fino a 1,7 miliardi di dollari all’anno. Questa stima comprende le vendite dei cinque organi più richiesti: reni, fegato, polmoni, cuore e pancreas. I primi due, che possono provenire anche da donatori viventi, sono i più comuni e meno costosi sul mercato illegale. I trapianti di organi interi hanno invece un prezzo più elevato perché richiedono donatori deceduti. Ma i trafficanti non si fermano davanti a niente. Ogni anno decine di migranti che cercano di raggiungere l’Europa vengono rapiti e, in mancanza del pagamento di un riscatto da parte dei parenti, uccisi per rifornire il mercato rosso dei trapianti.

Il reclutamento

Le zone di conflitto e i campi profughi in Medio Oriente e Nord Africa sono aree ideali per il reclutamento. I trafficanti fanno leva sulla condizione di povertà e sulla sofferenza degli sfollati, tanto che molti di loro si sentono in dovere di vendere un organo per sostenere e aiutare la famiglia. Il loro corpo è la cosa più preziosa che hanno, un bene da scambiare per pochi soldi (secondo i dati di GFI, il prezzo massimo per un rene è di 2mila dollari in Egitto, 3mila in Siria) con la prospettiva di un futuro migliore. I migranti cadono nella rete delle organizzazioni criminali che promettono loro una transazione sicura e vantaggiosa e una operazione veloce e senza complicazioni. E così, intere famiglie si sottopongono agli interventi, spesso con gravi conseguenze.

Nelle zone di conflitto, dall’Iraq alla Siria, dallo Yemen alla Libia, il traffico di esseri umani è all’ordine del giorno. Ragazze rapite e sfruttate sessualmente, donne vendute come schiave, bambini reclutati per combattere. Orrori ai quali si aggiunge il traffico di organi. Già nel 2015, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) denunciava il sistema di raccolta e vendita di organi umani da parte di reti criminali e gruppi armati in Iraq. L’Oim aveva anche segnalato i suoi sospetti sul traffico in Siria con collegamenti nei Paesi vicini. In particolare, il lungo conflitto siriano ha trasformato la popolazione di rifugiati in milioni di facili prede per i trafficanti di ogni tipo. Secondo le stime delle autorità del Paese, nei primi quattro anni della guerra civile, tra i 18mila e i 20mila siriani avrebbero venduto al mercato rosso un organo per denaro. Tra loro anche molti minorenni.

Bambini che finiscono nel mirino dei criminali anche il Libano. Dopo lo scoppio della guerra in Siria, milioni di persone si sono riversate nel Paese dei Cedri che è ben presto diventato un crocevia importante per il mercato di organi. Lì si trovano anche i campi dei palestinesi, che già da anni si sottopongono a questi interventi in cambio di denaro. In fuga dal conflitto, senza soldi né prospettive per il futuro, i rifugiati vengono avvicinati dai trafficanti che propongono loro una via d’uscita. Così come accade anche in Turchia e in Libia. Con la speranza di raggiungere l’Europa, migliaia di migranti sono bloccati nel Paese nordafricano dove la criminalità fa gli affari migliori promettendo in cambio un viaggio attraverso il Mediterraneo.

Ma c’è anche chi sui gommoni non è mai salito ed è scomparso. Sono infatti frequenti i rapimenti con l’obiettivo di immettere nel mercato organi interi e quindi più ambiti. In diverse parti del deserto, in particolare nella zona del Sinai, sono state ritrovate numerose fosse con centinaia di corpi senza parti vitali e con profonde cicatrici. “Talvolta i migranti non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra, né a chi rivolgersi per pagare il viaggio in mare, e allora mi è stato raccontato che queste persone vengono consegnate a degli egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15mila dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche”, aveva confessato lo “scafista pentito” Nuredin Atta Wehabrebi agli inquirenti italiani.

Le operazioni

Cliniche clandestine, ospedali, ambulatori fatiscenti. Le operazioni durano poche ore, i venditori vengono ricuciti e mandati subito via. I soldi finiscono presto e restano le complicazioni postoperatorie. Ma dalla Turchia alla Libia, passando per l’importante hotspot egiziano, gli interventi non conoscono sosta. “Gli ospedali egiziani fanno dieci, dodici trapianti a settimana. Un milione di dollari di profitto circa”, aveva dichiarato poco tempo fa Campbell Fraser, ricercatore della Griffith University in Australia. E se nella maggior parte dei Paesi la compravendita di organi è vietata dalla legge, che la ammette solo tra consanguinei, ecco che i documenti falsi offrono subito una soluzione. “Ho finto di essere la cugina di un uomo saudita. I documenti erano falsificati e l’operazione è stata fatta ad Ankara. Ho preso i 5mila dollari e li ho spediti ai miei figli”, aveva raccontato una donna all’Espresso.

In Medio Oriente, il commercio illegale di organi esiste da decenni. Ma negli ultimi tempi il business è cresciuto grazie a Internet. Sui social sono centinaia le pagine per vendere e comprare organi che mettono in contatto diretto donatori e destinatari. I trafficanti però preferiscono i metodi tradizionali fatti di contatti e incontri di persona per sfuggire agli investigatori del web. E così, nei campi profughi e tra i migranti che sperano in un futuro migliore in Europa, continuano a fare grandi affari.

In copertina un’immagine di archivio di un’operazione chirurgica in Libia

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