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Società

Il successo di Ungheria e Polonia contro il Covid-19

Ungheria e Polonia, secondo quanto segnalato dal sito Statista.com in riferimento al periodo del 22-29 luglio, sono le due nazioni europee con la più bassa incidenza settimanale di casi di Covid-19. Budapest e Varsavia, le due capitali del sovranismo europeo,...

Ungheria e Polonia, secondo quanto segnalato dal sito Statista.com in riferimento al periodo del 22-29 luglio, sono le due nazioni europee con la più bassa incidenza settimanale di casi di Covid-19. Budapest e Varsavia, le due capitali del sovranismo europeo, sembrano essere riuscite ad arginare la pandemia e ad evitare la famigerata quarta ondata estiva. I dati parlano chiaro: in Polonia l’incidenza non superava, nel periodo preso in esame, gli 1.9 casi per 100mila abitanti mentre in Ungheria era leggermente più alta con 4.3 casi ogni 100mila abitanti. Gli altri paesi del Vecchio Continente sono messi molto peggio. In Spagna l’incidenza è superiore a 370 casi ogni 100mila, in Francia è di 212 casi mentre in Italia è di circa 64. Il “miracolo” sovranista è frutto del caso oppure è legato ad una pianificazione accurata?

Ungheria: il successo della campagna vaccinale

Nel corso della prima ondata le nazioni dell’Europa Centrale avevano adottato misure simili ed affrontato bene la pandemia. La chiusura dei confini e l’introduzione dei lockdown avevano avuto luogo prima che il virus le raggiungesse ed il numero di casi e di morti era stato inferiore a quello degli Stati dell’Europa meridionale ed occidentale. Durante la seconda ondata, invece, le nazioni hanno adottato comportamenti diversi. Il governo ungherese, in un primo momento, si era limitato a chiudere i confini e negozi, ristoranti, scuole ed università erano rimasti aperti. A novembre 2020, in seguito ad un forte aumento delle degenze e delle morti, era stato adottato un coprifuoco dalle otto di sera alle cinque di mattina, erano stati vietati gli eventi pubblici ed erano stati chiusi i bar ed i ristoranti. La situazione, però, non era migliorata ed a febbraio l’incidenza a 14 giorni era la più alta d’Europa. Solo a quel punto erano stati chiuse le attività economiche non essenziali e le scuole primarie.

L’introduzione del divieto di assemblee ed incontri pubblici con più di 10 partecipanti ed il coinvolgimento dell’esercito in funzione anti-pandemia sono stati due elementi peculiari della linea ungherese che hanno fatto temere per il futuro delle già compromesse istituzioni democratiche. La riapertura dell’Ungheria ha avuto luogo in più fasi, coincidenti con il raggiungimento di una serie di obiettivi vaccinali. La somministrazione della prima dose a 2.5 milioni di cittadini ha visto la riapertura dei negozi, dei parrucchieri, poi i ristoranti e, con la vaccinazione di cinque milioni di persone, sono stati abrogati il coprifuoco e l’uso della mascherina all’aperto. L’Ungheria è diventata il primo Stato membro dell’Unione Europea ad usare il vaccino russo Sputnik V nell’ambito di un programma di inoculazione accelerata che si è svolto in tutto il Paese. Il ministro degli Esteri Peter Szijjarto ha ricordato che l’uso del vaccino russo è stato una parte importante di una campagna vaccinale di successo.

Polonia: premi e incentivi per i vaccini

La Polonia è riuscita ad evitare lo stesso livello di danni economici sperimentati da altri Paesi europei durante la pandemia. Il Prodotto Interno Lordo, nel 2020, si è contratto del 3.5 per cento, meno del 5.5 per cento dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OECD) e del 9.9 per cento del Regno Unito. Il governo ritiene che quanto accaduto sia legato al successo delle sue misure anti crisi ma in realtà, come ricordato da Paweł Bukowski eWojtek Paczos sul blog della London School of Economics, la risposta polacca non è stata ne più innovativa ne più generosa di altre. L’esecutivo, durante la seconda ondata autunnale, ha temporeggiato ed ha poi introdotto misure che si sono rivelate poco adeguate preferendo favorire l’economia sulla salute.

In Polonia le mascherine sono state imposte in ogni circostanza, anche nelle strade deserte, le scuole sono state quasi sempre chiuse e le persone in quarantena sono state monitorate dalla polizia con regolarità. Per la maggior parte del tempo, però, i polacchi hanno potuto godere dei benefici di una sauna o della visita al centro commerciale. Il governo di coalizione di destra, guidato da Legge e Giustizia (Pis) si è detto certo che l’immunità di gregge verrà raggiunta nel corso dei prossimi mesi ed al più tardi, secondo quanto riferito dal ministro della Salute Adam Niedzielski, a settembre.

L’allentamento delle restrizioni è destinato a proseguire anche nel corso della stagione estiva e per incoraggiare i polacchi ad organizzare le proprie vacanze si è deciso di pianificare interventi mirati che possano facilitare il raggiungimento di questo scopo. Il governo polacco ha annunciato, nel mese di maggio, l’introduzione di incentivi finanziari per spingere le persone a registrarsi per i vaccini. Tra questi c’erano una lotteria con premi fino ad un milione di zloty (223mila euro) e ricompense per i distretti con i tassi di vaccinazione più alti. Alla spinta finanziaria si è, poi, aggiunta quella religiosa con la richiesta fatta (ed accolta) all’influente chiesa Cattolica per fornire un aiuto in questo ambito delicato.





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