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Società

Il sondaggio You Trend: gli italiani, e non solo a sinistra, sono sempre più lontani da Israele

Il 65% ritiene che la reazione di Israele sia del tutto sproporzionata e il 63% che a Gaza sia in corso un genocidio.
Italia

La frattura tra Israele e l’opinione pubblica italiana prosegue, si allarga, apre un baratro tra cultura ufficiale e buon senso civile. E, per una volta, il dibattito acceso nelle bolle social di sinistra sembra riflettere, fedelmente, il sentire della società nel suo complesso. Lo notiamo in un sondaggio condotto da YouTrend (società di Lorenzo Pregliasco e Giovanni Diamanti) e pubblicato sul quotidiano Repubblica il 26 luglio, che riempie di speranza coloro che cercano una riforma dello status quo.

Alla domanda “La reazione di Israele all’attacco di Hamas è del tutto sproporzionata?”, il 65% degli intervistati si è detto d’accordo, di cui il 41% «molto d’accordo”. Un giudizio netto, che non lascia molti dubbi sul sentimento diffuso. E sul totale contrasto rispetto all’establishment mediatico e istituzionale. Ma il dato più significativo riguarda un’accusa ancora più grave: il 63% degli italiani ritiene che Israele stia portando avanti a Gaza qualcosa di definibile con un termine che fino a poco tempo fa era relegato ai margini del discorso politico: genocidio. Genocidio che non poteva essere chiamato tale, pena l’esclusione dal consesso civile, nonostante l’intenzione israeliana di negare l’umanità dei gazawi fosse evidente sin dall’inizio delle operazione. Anche in questo caso, ben il 41% si dice molto convinto dell’uso del termine. È una maggioranza assoluta, trasversale per età e orientamento politico, che rompe con l’immagine tradizionale di un’opinione pubblica cauta o silenziosa di fronte alla politica israeliana.

Un elemento rincuorante: questa accusa di genocidio non viene percepita come frutto di pregiudizi antiebraici, nonostante le pressioni del vasto baronato delle pappagorge opinioniste: solo il 23% la ritiene antisemita, mentre il 47% la considera, correttamente, una critica legittima.

Il sondaggio rivela che la condanna non si limita al conflitto in corso. Il 60% degli italiani condivide l’affermazione secondo cui “Israele opprime e discrimina sistematicamente i palestinesi”. Altro che fissazione per soli studenti, comunisti e terzomondisti. Analogamente, il 64% degli intervistati ritiene che Israele “dovrebbe ritirarsi e interrompere la creazione di nuove colonie”. Anche qui, il consenso è ampio e deciso. Queste opinioni indicano non solo un rigetto della mattanza in corso nella Striscia, ma anche una critica più generale alla politica di occupazione, che per lunghi anni – in particolare dal post-11/9, è stata svilita o occultata dal mondo dell’informazione tradizionale.

Ma dove finisce la critica politica, e dove comincia l’antisemitismo vero? Su questo fronte, i dati mostrano una popolazione più attenta e capace di distinguere di quanto alcuni manipolatori professionali vogliano credere. Alla frase “Gli ebrei sono responsabili della maggior parte delle guerre nel mondo”, il 57% risponde, giustamente, che si tratta di un’affermazione antisemita. Solo il 16% dissente, mentre il resto esita.

Attenzione: Per il 47% degli italiani il comportamento di Israele con i palestinesi è simile a quello che aveva la Germania nazista e il 39% non reputa antisemita questo paragone. Per il 29% invece sì: segno, questa polarizzazione, di una società comunque attenta quando si tratta di confronti storici controversi e carichi di significato simbolico.

Altro dato significativo, da YouTrend: per il 52% degli italiani antisionismo e antisemitismo non sono concetti sovrapponibili. Lo pensa anche una maggioranza relativa di elettori di centrodestra: 48% (il 76% di chi vota campo largo).

C’è, insomma, un cambiamento culturale profondo nel rapporto tra opinione pubblica italiana e questione israelo-palestinese. La critica all’azione israeliana – una volta relegata ai margini o associata automaticamente all’estremismo – entra oggi a pieno titolo nel cosiddetto mainstream. Ma il dato forse più interessante è un altro: la legittimità del dissenso è data da una solida consapevolezza del vero antisemitismo.

Ciò che emerge è una società più cosciente, capace di condannare la violenza e le violazioni dei diritti umani. Senza scivolare in derive razziste o identitarie. Gli stereotipi antiebraici, pur ancora presenti, non sono alla base della vastissima condanna dell’espansionismo israeliano in Palestina.

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