È uno scenario drammatico quello che stanno vivendo gli Stati Uniti, dove le cifre dei contagi e dei morti si sono rivelate di portata ancora maggiore rispetto ai singoli Paesi europei; senza considerare i giorni di ritardo con la quale è scattato il grado di pandemia nel Paese. Nel solo stato del New Jersey, infatti, le persone contagiate sarebbero quasi 150mila, un terzo del totale di tutta la federazione. Con la giornata di mercoledì che ha fatto segnare il nuovo triste record di decessi in sole 24 ore (almeno 1900, dati Reuters) e con la capitale finanziaria americana in ginocchio a causa dell’epidemia, il prossimo futuro sembra molto più oscuro di quanto preventivato.
Gli Stati Uniti si sono fatti cogliere impreparati
Sebbene da un lato la sottovalutazione del nemico sia un difetto tipico della società americana, questa volta l’errore è stato decisamente grossolano. Nonostante l’esperienza del sistema sanitario europeo e nonostante i dati che evidenziavano l’alta percentuale di pazienti che avrebbero dovuto far ricorso alle terapie intensive, Washington non è stata in grado di prendere le necessarie contromisure. A nulla è servito dunque il ricorso fatto dal presidente americano Donald Trump al Defense Production Act e l’istituzione della task force guidata dal vicepresidente Mike Pence: il nemico questa volta si è dimostrato più forte che mai, mettendo al tappeto la spavalderia americana.
Gli stessi medici della megalopoli di New York sono rimasti stupiti dei danni provocati dal patogeno al corpo umano e dalla percentuale di pazienti che sono giunti in ospedale; questo fattore la dice lunga sul grado di preparazione del Paese. E su ciò, la politica americana tutta dovrebbe porsi nelle prossime settimane un ingente numero di domande.
Il picco ancora non è stato raggiunto
Nonostante il segretario di stato Mike Pompeo sostenga che si inizi a intravedere un fievole barlume di speranza, i dati dei tecnici hanno sottolineato come l’apice della crisi ancora non sia stato raggiunto, con il picco dei contagi e dei morti destinato ancora a crescere tra questa e la prossima settimana. E con un sistema sanitario già piegato, è difficile che i medici statunitensi riescano a salvare un numero di pazienti superiori alle attese, anche lavorando ininterrottamente 24 ore su 24.
La paura, adesso, è rivolta soprattutto alla possibilità che nuovi grossi focolai – ancora sconosciuti – possano sorgere in altre aree del Paese; limitando in questo modo anche la possibilità di trasferimento degli stessi pazienti. E per evitare questo, il ricorso ad un durissimo regime di lockdown pare quasi inevitabile, nonostante le preoccupazioni legate soprattutto alla tenuta del sostrato economico americano.
Le critiche all’Oms non hanno aiutato
Il duro scontro a distanza tenutosi tra Trump e l’Organizzazione mondiale della sanità non ha sicuramente aiutato nel breve il mondo americano, creando forse più confusione ancora di quella attualmente presente. E nonostante l’assistenza sanitaria sia stata estesa in via straordinaria a tutta la popolazione, non bisogna sottovalutare come il sistema sanitario americano non sia strutturato per gestire le cifre con cui sta attualmente operando; e per questo toni più aperti con l’Oms sarebbero potuti essere stati d’aiuto.
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