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Sono trascorsi ormai quasi due settimane dall’inizio delle proteste in Libano. E gli spettatori osservano con attenzione come queste si evolveranno nei prossimi giorni. Lo scontento popolare in tutto il Paese è una reazione innescata dai diversi rincari sulle tasse annunciati dal governo in linea con il budget federale per il 2020.

Le proteste sono cresciute di giorno in giorno, evidenziando problemi socio-economici di vecchia data in un Paese fortemente frammentato. Nonostante il governo abbia immediatamente promosso una serie di riforme economiche al fine di contenere il malcontento popolare, e nonostante il presidente Michel Aoun abbia dichiarato di volere incontrare i manifestanti per ascoltare le loro richieste, la situazione non è affatto migliorata. Queste manifestazioni non sono le prime per obiettivi e dimensioni (si ricordino quelle del 2006-2008); ciò che le contraddistingue è la loro natura scevra da qualsivoglia fazione, che ha creato un movimento ben più grande in termini di dimensioni ed impatto rispetto al gruppo “YouStink” del 2015. Quello di oggi è un movimento che chiede una riforma generale dell’attuale sistema libanese, affrontando gli aspetti problematici del settarismo.

In un discorso televisivo di venerdì 25 ottobre, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah si è rivolto ai sostenitori del partito e al popolo libanese rimarcando l’attenzione dedicata alle proteste da parte Hezbollah. Ciò potrebbe apparire come un punto di svolta per il partito, considerato un gruppo terrorista da diversi Paesi occidentali: è infatti forse la prima volta che viene criticato apertamente, non solo da altri gruppi religiosi o politici, ma anche dalla comunità sciita, vale a dire la propria base di appoggio popolare. Va inoltre sottolineato che diversi media occidentali stanno cercando di gonfiare queste critiche contro Hezbollah ed in particolare contro Nasrallah, tralasciando alcuni punti che verranno a breve analizzati. In questo contesto vale la pena di osservare il potenziale nel medio-lungo periodo di questo enorme movimento antigovernativo (sebbene sia ancora senza un leader preciso) e l’impatto che potrebbe avere sull’entità politica più influente del Paese.

Il discorso di Nasrallah

Partendo dalla semiologia della presenza televisiva di Nasrallah lo scorso venerdì, non si può fare a meno di notare che il leader di Hezbollah abbia scelto come sfondo del proprio discorso soltanto una bandiera libanese. In questo modo Nasrallah, che raramente utilizza in pubblico la bandiera nazionale, ha cercato di raffigurarsi come leader non solo della comunità sciita, ma anche di tutto il popolo libanese, mettendo da parte il proprio ruolo di Segretario Generale del partito. Diversamente dal discorso tenuto appena dopo l’inizio delle proteste, questa apparizione mediatica di Nasrallah è stata molto più acuta e strategicamente ben posizionata. Ha affermato chiaramente che Hezbollah non vuole interferire con i manifestanti; ha pertanto convocato i membri del partito e ha suggerito ai sostenitori di Hezbollah di evitare raduni pubblici. Nasrallah è infatti consapevole che una partecipazione organizzata di Hezbollah alle proteste, a cui partecipano anche scettici ed oppositori del partito, potrebbe facilmente aumentare la tensione ed inasprire in fretta la situazione. Essendo già stati registrati diversi scontri tra manifestanti e sostenitori di Hezbollah, il Segretario Generale ha scelto di prendere le distanze dalla manifestazione, riducendo al minimo il rischio di incidenti violenti per cui Hezbollah potrebbe venire dipinta come il braccio destro del governo. L’importanza di questa decisione è ancora maggiore considerando che alcune manifestazioni si stanno svolgendo proprio in delle roccaforti di Hezbollah sparse per il Paese, tra cui le città di Bint Jbeil, Nabatiyeh e Tyre.

Nasrallah ha inoltre ascoltato i reclami della popolazione e ha ammesso che il Paese abbia attraversato situazioni economiche difficili, ma ha fatto notare d’altra parte che le manifestazioni hanno già ottenuto abbastanza, in quanto il governo ha ceduto alle richieste in alcuni punti fondamentali, aggiungendo che ritardare ulteriormente l’applicazione della nuova agenda causerebbe ingenti danni al Paese; il leader del partito ha anche evidenziato che i disagi provocati dalle manifestazioni si ripercuotono a loro volta su migliaia di cittadini, lavoratori e studenti, auspicando che la vita quotidiana torni presto alla normalità.

Tuttavia, il punto fondamentale del discorso di Nasrallah (con forti allusioni agli apparati di sicurezza interni e regionali) è stato il suo riferimento al coinvolgimento di sospetti attori stranieri nella mobilizzazione di persone alla base di questa insurrezione popolare, sostenendo che certe potenze esterne (chiamando in causa Israele) stiano cercando di sfruttare il malcontento popolare per destabilizzare il Paese e screditare la posizione di Hezbollah. Sebbene finora non ci siano prove di ingerenze straniere, non vi è però alcun dubbio sul fatto che i rivali locali accoglierebbero con calore qualsiasi sviluppo che possa indebolire la stretta di Hezbollah. Il Segretario Generale ha ricordato che simili trazioni in Paesi confinanti, in cui ingerenze straniere sono state evidenti, hanno causato guerre civili e Stati falliti. Ma ciò che ha affermato in seguito è stato ancora più risoluto, se non preoccupante: Narsallah, puntando il dito verso il pubblico, ha ribadito che Hezbollah è il gruppo più forte del Libano, senza specificare se stesse parlando in termini di successi politici o di forza militare. 

La situazione per Hezbollah

Dal momento della coalizione di governo in Libano il 21 gennaio 2019, Hezbollah ha rafforzato ancora di più la propria presenza politica. Due dei Ministri con più influenza nel Paese, Jamil Jabbak (Ministro della Salute) e Ali Hassan Khalis (Ministro delle Finanze), sono stati affiliati al partito, e da allora Hezbollah ha esercitato forti pressioni per assicurare loro di mantenere le proprie posizioni. Più della metà dei parlamentari appartiene alla coalizione politica in cui Hezbollah mantiene una posizione predominante, e la maggior parte di questi porta avanti legami con il partito.

Dal punto di vista militare, la partecipazione di lunga data dei combattenti di Hezbollah in supporto al regime di Assad in Siria ha significativamente aumentato le risorse dell’ala armata del partito. Il numero di combattenti con una presenza stabile in Siria è stimato intorno agli 8mila; questi combattenti si sono sì spostati per tutta la durata della guerra, ma questo numero rimane indicativo della forza armata ordinaria di Hezbollah nel Paese dal 2012-2013. Le vittime sono state circa un decimo di questa cifra, eppure ciò non ha scalfito le risorse del gruppo considerando i successivi vantaggi ottenuti dall’entrata in guerra. Secondo un’inchiesta di Bloomberg del 2018, il gruppo possederebbe circa 150mila missili, dieci volte tanto quanti ne possedeva prima della guerra con Israele nel 2006. Inoltre, supportando le forze del regime in Siria, migliaia di combattenti di Hezbollah hanno avuto modo di aumentare sensibilmente la propria esperienza sul campo. La maggior parte di questi soldati sono ora tornati in Libano e sono pronti ad entrare in azione in qualsiasi momento in caso di scontri con Israele o di conflitti con qualsiasi Stato.

D’altra parte, è forse la prima volta che il gruppo affronta problemi finanziari di questo tipo. Le sanzioni degli Stati Uniti ai danni del loro principale mecenate, ovvero l’Iran, hanno creato diversi ostacoli economici per le attività domestiche di Hezbollah, in termini di reclutamento e necessità quotidiane, ma anche per la sfera sociale del partito, un aspetto che è stato vitale per ottenere consensi, soprattutto all’interno della comunità sciita. Tali sviluppi spinsero Hassan Nasrallah lo scorso marzo a rivolgersi alla base popolare del partito chiedendo finanziamenti e donazioni. La politica statunitense di portare avanti sanzioni aggressive, non solo per l’Iran ma anche per singoli individui associati ad Hezbollah, non ha fatto altro che peggiorare la situazione per il partito.

In mezzo a questa crisi finanziaria, Hezbollah si prepara ad affrontare definitivamente le crescenti sfide in Libano. Per il partito, una potenziale escalation delle manifestazioni in corso, che porterebbe ad un confronto su maggiore scala tra i gruppi interni in competizione, potrebbe in fin dei conti avere più pro che contro. Nonostante Nasrallah non desideri che le tensioni crescano ulteriormente, d’altra parte è invece un dato di fatto che Hezbollah abbia sempre saputo riemergere dopo conflitti di larga scala ed ottenere vantaggi politici da tali vittorie militari.

Traduzione a cura di Stefano Carrera