La pandemia di coronavirus che ha raggiunto il continente africano ha distolto l’attenzione internazionale da una serie di seri problemi che l’Africa deve continuare ad affrontare. Tra questi non figurano soltanto il terrorismo di matrice islamica, l’alto grado di povertà delle famiglie e la carestia che sta colpendo le regioni orientali: anche lo stesso sistema sanitario africano ha continuato – e continua – a combattere contro malattie che colpiscono da anni la popolazione del continente. E tra queste, a preoccupare maggiormente ci sarebbe un nuovo scoppio dell’epidemia dell’influenza di ebola, avvenuto – come sottolineato dalla testata Deutsche Welle – per l’undicesima volta dal 1976 nella Repubblica democratica del Congo e che ha già evidenziato un alto grado di diffusione nella popolazione.

I nuovi focolai di ebola

Alle già conosciute problematiche sociali, politiche ed economiche che la Rdc affronta ormai sin dalla sua indipendenza – se non addirittura dai tempi dell’occupazione belga – in questo 2020 si è aggiunta anche la necessità relativa al contenimento della pandemia mondiale di Covid-19. Le misure messe in campo per arginare il “virus cinese” (come definito da Donald Trump) hanno però limitato le capacità d’azione del sistema sanitario locale contro un altro terribile nemico: il virus di Ebola. Senza le necessarie forniture mediche internazionale, il supporto capillare delle Ong internazionali e con l’attenzione rivolta ad un’altra malattia, dei nuovi e pericolosi focolai sono esplosi in due aree distinte del Paese, evidenziando come ancora una volta l’epidemia sia sfuggita al controllo delle autorità di Kinshasa.

Come riportato da La Repubblica, non sarebbe soltanto la regione orientale dove è sito l’epicentro epidemico ad essere stata colpita, ma anche la città di Mbandaka, sul confine occidentale con il Congo-Brazzaville. In questo caso, dove sono stati appena riscontrati cinque decessi a seguito del contagio, le autorità di Kinshasa hanno già predisposto l’invio di vaccini, ma il grado di diffusione sembra aver già raggiunto livelli elevati. E in questo scenario, dunque, di nuovo la paura legata alla malattia africana sembra aver attirato l’attenzione del sistema sanitario congolese; che adesso teme un nuovo scoppio come quello verificatosi nell’agosto 2018 nelle provincie nordorientali del Paese.

A preoccupare non è soltanto Ebola

Non è soltanto però il nuovo scoppio dell’epidemia di Ebola a preoccupare il contenente africano: sono molte le malattie infettive che sono ricomparse – o si sono espanse – negli ultimi mesi e che soprattutto nelle fasce più debilitate della popolazione rischiano di avere risvolti drammatici. Tra queste, ad esempio, ci sarebbe anche l’epidemia di morbillo che ha preso piede sempre nella Rdc a partire dallo scorso 2018 e che si è già rivelata essere la più grave dal 1963, oltre alla già ben più conosciuta malaria.

Le limitazioni dei trasporti internazionali hanno inoltre peggiorato le stesse possibilità di approvvigionamento dei medicinali e l’accesso ai più basilari dispositivi medici volti a limitare l’impatto delle piaghe sanitarie africane. Tra questi, non possono comparire i malati di Aids che da mesi ormai sono quasi totalmente impossibilitati nell’accesso alle cure per la malattia autoimmune, che rende tra le altre cose anche maggiore la possibilità di decesso in caso di infezione.

Da questo scenario apocalittico l’Africa ancora una volta rischia di uscirne distrutta, proprio in un momento in cui gli stessi aiuti internazionali di cui avrebbe bisogno sono difficili da reperire e i medici stranieri sono spesso impossibilitati ad entrare, se non previe lunghissime misure di controllo e di quarantena. E, ancora una volta, la conta dei morti a seguito di patologie infettive del continente potrebbe subire una drastica impennata, a causa degli ormai conosciuti problemi legati a dei troppi deboli sistemi sanitari e preventivi.

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