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Contagi in aumento, ricerca capillare di ogni singolo infetto, limitazioni agli spostamenti e restrizioni alla vita quotidiana nelle aree più colpite dall’ennesimo ritorno di fiamma del Sars-CoV-2. In Cina è iniziata l’ennesima battaglia contro il coronavirus. Complice un aumento dei casi che in tutto il resto del mondo sarebbe considerato pressoché irrisorio, Pechino è subito entrata in modalità da guerra.

La Commissione sanitaria nazionale cinese ha annunciato il rilevamento di 71 nuove infezioni nelle ultime 24 ore. Numeri bassissimi, come detto, ma che sono bastati a far scattare sull’attenti il governo fautore della linea Covid-zero. Questo significa che i bollettini devono registrare zero casi di Covid, pena misure anti contagio per stroncare sul nascere ogni possibile catena di trasmissione.

Nonostante un organizzazione quasi perfetta, la Cina ha dovuto fare i conti con l’aumento della contagiosità delle varianti, che ha inevitabilmente vanificato il lavoro svolto nell’arco degli ultimi due anni dalle autorità locali. Alle prime avvisaglie di una risalita dei contagi – e indipendentemente dall’entità della gravità dell’infezione – il gigante asiatico ha preso drastici provvedimenti. Pechino, la capitale cinese, ha per la seconda volta in pochi giorni cancellato circa la metà dei voli in partenza e in arrivo nei suoi due aeroporti, mentre la città ha implementato le restrizioni per il contrasto ai focolai Covid in varie aree del Paese. Il governo teme il diffondersi del contagio che sta colpendo in particolare il distretto settentrionale di Changping.

I nuovi focolai cinesi

Numeri alla mano, la Cina può dormire sogni tranquilli. Eppure, in virtù del modus operandi cinese, la curva epidemiologica sta terrorizzando le autorità centrali. I funzionari di Shijiazhuang, nella provincia settentrionale dello Hebei, hanno decretato lo stato d’emergenza per la città, che conta 11 milioni di abitanti, a seguito del rilevamento di soli 12 casi di Covid. Il governo locale, ha scritto il quotidiano cinese Global Times, ha limitato gli spostamenti in entrata e in uscita. Il vice sindaco della città, Zhang Fengzhen, ha invece fatto sapere che 167 membri del personale sanitario stanno attualmente conducendo indagini approfondite per ricostruire la diffusione del virus.

Disagi anche a Shanghai, dove la Disneyland locale è stata chiusa in seguito al rilevamento di un solo caso di Covid. Esagerazione? Probabilmente sì. Ma, come spiegato, l’approccio cinese non fa alcuna differenza tra l’insorgenza di uno, dieci, cento o mille casi. L’obiettivo resta sempre lo stesso: azzerare i contagi con ogni mezzo. Anche perché è partito il conto alla rovescia in vista delle Olimpiadi invernali di Pechino, in calendario il prossimo febbraio. Xi Jinping (a proposito: perché il presidente cinese non lascia il Paese da 21 mesi?) punta ad azzerare l’epidemia per consentire lo svolgimento dell’evento in tutta sicurezza.

Scorte e viveri

Al netto dei contagi, è interessante soffermarci su un’altra notizia. In relazione alla crescita dei nuovi casi, il Ministero del Commercio ha consigliato alle famiglie cinesi di fare scorta di generi di prima necessità per le esigenze della vita quotidiana e per eventuali emergenze. La direttiva non menziona una carenza di cibo, né se le istruzioni siano motivate dal timore che le misure anti Covid possano interrompere le catene di approvvigionamento o lasciare i cittadini senza cibo.

Curioso che l’avviso in questione replichi un comunicato analogo, diffuso dalle stesse autorità cinesi quasi un anno fa. All’inizio dello scorso novembre, nella provincia del Guandong, la Commissione sanitaria locale aveva rilasciato un elenco composto da 33 articoli dei quali le famiglie avrebbero dovuto fare scorta. La lista includeva dispositivi di protezione individuale, tamponi antibatterici, cibo e strumenti utilizzabili in caso di blackout e calamità simili. Anche ospedali e cliniche aveva iniziato ad accumulare materiale di emergenza.

In quella circostanza, alla fine il consiglio ebbe lo stesso effetto di un buco nell’acqua. Adesso, però, quello stesso avviso è tornato a farsi strada in un contesto geopolitico sempre più teso, e con un messaggio ai cittadini piuttosto inquietante: “Fate scorta di viveri”. Semplice precauzione o c’è qualcos’altro che bolle in pentola?