Per un po’ di mesi, grosso modo dallo scorso maggio a un paio di settimane fa, il tema del Covid era sparito dalla circolazione. Sia chiaro: media e talk show hanno continuato a parlare del virus, senza tuttavia dedicarci troppo spazio o tempo. I bollettini dei contagi non erano più le notizie principali, mentre la saturazione delle terapie intensive, i decessi, le interviste agli esperti e perfino gli scenari epidemiologici di ogni singolo Paese del mondo, raccoglievano piccoli ritagli in secondo, o addirittura terzo piano.

Da un certo punto di vista, il ritorno alla normalità del Regno Unito di Boris Johnson, il liberi tutti della Danimarca (“Il Covid non è più una minaccia”) e la graduale scomparsa del Sars-CoV-2 dalla bolla mediatica hanno consentito alle persone di tirare un sospiro di sollievo. Il peggio è alle spalle, è stato il pensiero più comune. Un pensiero, tra l’altro, accreditato dall’elevato tasso di vaccinazione riscontrabile in gran parte dell’Europa, visto che la comunità scientifica aveva più volte ripetuto che grazie ai vaccini sarebbe stato possibile raggiungere l’immunità di gregge, e quindi uscire dall’incubo.

E invece, alla fine di un periplo lungo quasi due anni, accompagnato da lockdown, coprifuochi, quarantene, obblighi, promesse e limitazioni di ogni tipo, scopriamo che il Covid è ancora tra noi. Che il Sars-CoV-2 fosse destinato a restare vigile all’interno della popolazione mondiale era ormai una cosa risaputa. Ma che quell’agente patogeno avesse invece la forza di riprendersi il palcoscenico mediatico, cannibalizzando ogni dibattito, questo non era stato preventivato da nessuno. Neppure dai più ottimisti.

Le previsioni apocalittiche dell’Oms

Il ritorno sulla scena del Covid è coinciso con la riproposizione – per altro in maniera martellante – delle famigerate previsioni apocalittiche da parte di esperti di ogni tipo. Ricordate, nel marzo 2020, gli ammonimenti di alcuni scienziati del prestigiosissimo Imperial College? Ci sarebbero stati milioni e milioni di morti nel caso in cui vari Paesi, tra i quali Regno Unito, Francia e Stati Uniti, non fossero ricorsi al lockdown. Peccato, poi, che l’extrema ratio del lockdown fu messa in discussione da altri esperti, considerandola utile soltanto all’inizio dell’emergenza sanitaria e per un periodo ristretto. Ricordate, invece, gli svariati modelli matematici che, tanto in Italia quanto all’estero, prevedevano catastrofi imminenti qualora i governi avessero allentato le misure restrittive?

Ricordate, ancora, i suggerimenti dei virologi di turno di non trascorrere le festività natalizie con più di un certo numero di parenti, onde evitare la ripresa dei contagi? Per non parlare, poi, delle promesse relative alle fantomatiche “ultime battaglie”, agli “ultimi sforzi” da portare a compimento prima di “rivedere la luce in fondo al tunnel” e “tornare ad abbracciarci”. Ecco, tutta questa narrazione – lessico compreso – è uscita dalla porta ma è improvvisamente rientrata dalla finestra. Basta leggere le ultime dichiarazioni rimbalzate ovunque.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che ha già bacchettato l’Europa rea di essere l’unica regione in cui aumentano i contagi, si è lanciata in una previsione da far tremare i polsi. “Se continua così, potremmo avere un altro mezzo milione di vittime a causa del Covid in Europa e Asia entro il primo febbraio del prossimo anno e 43 Paesi europei dovranno affrontare una pressione estrema sui posti letto in ospedale”, ha dichiarato il direttore per l’Europa dell’Oms, Hans Kluge, che ha esortato a mantenere o reintrodurre le misure di contenimento del Covid e a continuare le vaccinazioni.

Déjà vu

Al di là del fatto che sarebbe interessante capire su quali basi l’Oms è riuscita a prevedere il rischio di 500mila morti entro febbraio, appare quanto mai assurdo ricominciare a spaventare le persone, la maggior parte delle quali già vaccinata, con ipotesi apocalittiche che, fino a prova contraria, sono destinate a restar tali. A inchiodare ulteriormente l’Oms di fronte a “sparate” fin troppo eccessive, ci sono i molteplici atteggiamenti titubanti mostrati durante la pandemia e le affermazioni prima lanciate e poi ritirate dalla stessa agenzia.

Capitolo Natale. No, neppure le festività natalizie del 2021 potranno scorrere lisce senza pensieri. Almeno a giudicare le recenti dichiarazioni degli esperti. “Il Natale andrà festeggiato con le precauzioni necessarie, festeggiatelo possibilmente tra persone vaccinate”, ha affermato Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova. Per ovviare a ogni rischio, sostengono gli stessi esperti, è fondamentale vaccinarsi e, per chi ha già completato il ciclo vaccinale, ricorrere alla terza dose. Sembra un déjà vu, sembrano dichiarazioni già sentite. E invece no: è semplicemente il passato che ritorna nel presente.

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