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Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio del 1992 le forze militari dell’Armenia attaccarono Khojaly, una città dell’Azerbaigianh. In quell’occasione persero la vita 613 persone, tra cui 106 donne, 70 anziani e 63 bambini.

Per ricordare quanto avvenuto in quei tristi giorni, in occasione del XXVIII anniversario del genocidio di Khojaly, l’ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, insieme alla Fondazione Heydar Aliyev, ha organizzato lo spettacolo dal titolo “Dieci storie che potevano essere vere…”. L’evento, andato in scena lo scorso 25 febbraio presso il Teatro Sala Umberto di Roma (è la seconda volta dopo il successo del 2017), è basato sulle storie tratte dal libro “Khojaly, 20 anni. 10 storie che potevano essere vere…”.

La rappresentazione rievoca il momento più drammatico della storia dell’Azerbaigian, nonché l’evento più cruento mai verificatosi nell’ambito del conflitto del Nagorno-Karabakh. Le “dieci storie” rievocate nello spettacolo, non a caso, sono le narrazioni di dieci bambini la cui vita è stata interrotta nella notte del 25 febbraio di 28 anni fa.

Le parole dell’ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia

In apertura, l’ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia ha ricordato la tristezza e la nostalgia di oltre un milione di rifugiati azeri espulsi dalle proprie terre e dei centinaia di morti, vittime di una politica di pulizia etnica che ha lasciato cicatrici indelebili. “Quella tragica notte – ha detto l’ambasciatore Mammad Ahmadzada – da una parte risiedeva la gelosia, il rancore, l’invidia, l’odio e dall’altra l’amore, il rispetto e l’innocenza. Purtroppo hanno prevalso i primi, e nostro compito è fare tutto il possibile perché gli stessi non vincano, poiché solo il rispetto e l’amore possono salvare il mondo”. Ecco perché, ha aggiunto l’ambasciatore, è importante ricordare e far conoscere cosa è accaduto a Khojaly: “Per evitare il ripetersi di simili eventi”.

L’ambasciatore ha sottolineato anche l’importanza della campagna internazionale “Giustizia per Khojaly!” avviata da Leyla Aliyeva, vice presidente della Fondazione Heydar Aliyev e ideatrice dello stesso spettacolo. Lo spettacolo è iniziato con il brano “Bayati Shiraz”, eseguito dal musicista di mugham Tacir Shahmaloglu, orginario del Karabakh, e con immagini del Karabakh prima e dopo il conflitto, trasmesse sullo sfondo. La direzione artistica della manifestazione è stata di Pierluigi Ruggiero, violoncellista noto a livello internazionale, con musiche originali e adattamenti di Giuliano Di Giuseppe, direttore di numerose orchestre italiane. Ad esibirsi insieme a loro, il violinista ungherese Zoltan Banfalvi e il chitarrista Luca Trabucchi. Voci narranti dell’evento gli attori Valeria Ferri e Edoardo Oliva.

L’evento ha visto la partecipazione di un nutrito pubblico, composto da esponenti istituzionali, studiosi, accademici e media, che ha dimostrato nei lunghi applausi la sua partecipazione ai fatti narrati.