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Sebbene il numero dei manifestanti scesi nelle strade e nelle piazze di oltre 90 città francese nella giornata di sabato fosse in netto calo rispetto alla scorsa settimana (circa 55mila persone, contro le 133mila dello scorso 28 novembre), il popolo francese è tornato a protestare nei confronti di Emmanuel Macron e dell’esecutivo parigino. A fomentare le proteste sono state le ultime due  proposte di legge del governo guidato dal primo ministro Jean Castex, ossia quella relativa alla riforma sulla tutela dell’immagine delle forze dell’ordine (e, in particolare, l’articolo 24 della scrittura) e quella relativa al lavoro precario.

Dalle proteste alla lotta di strada

Esattamente come accaduto la scorsa settimana ed in particolare nella capitale del Paese, Parigi, le scene che si sono verificate lungo il percorso della manifestazione sono state di guerriglia urbana, con auto date alle fiamme e ordigni molotov. E proprio per colpa di una di queste bombe incendiarie nella città di Nantes, secondo quanto riportato da Le Monde riferito dall’autorità della Loira, un agente delle forze dell’ordine sarebbe stato ferito.

Ancora una volta, dunque, le manifestazioni di strada del popolo francese nei confronti delle decisioni dell’esecutivo hanno preso una particolare forma violenta, la stessa con la quale la Francia si è abituata a convivere sin dalla stagione delle rivolte dei gilet gialli. Tuttavia, questa volta la situazione sembra ancora differente: benché infatti anche in questa occasione le proteste siano rivolte nei confronti della politica francese, le forze dell’ordine non sono più un mero “intermediario” da affrontare in strada. Questa volta esse sono l’oggetto stesso della rabbia dei manifestanti, a causa di una legge ritenuta pericolosa in quanto in grado di mascherare i reati compiuti nel corso dello svolgimento del loro lavoro.

En marche è sempre più distante dalle persone

Con le proteste che ancora una volta hanno interessato al Francia, lo stesso esecutivo parigino si è reso conto di come, questa volta, la spaccatura con la popolazione corresse il rischio di diventare totale. Per questo motivo, già nel corso della settimana il primo ministro Castex e il ministro degli interni Germain Darmanin avevano avvalorato la possibilità di cambiare parzialmente l’articolo 24 della proposta di legge, con lo scopo di “addolcire” la pillola agli occhi del popolo. Tuttavia, anche questa apertura da parte del governo non è stata sufficiente, riportando ancora una volta i francesi a protestare sulle piazze delle principali città del Paese ed interessando principalmente Parigi, Lione, Digione, Nantes, Marsiglia e Strasburgo.

Le stesse città dove si sono verificati i numeri maggiori di scontri non sono casuali: sono le stesse che si erano già messe in evidenza lo scorso anno con le proteste sulla nuova legge previdenziale e che nel corso del 2020 si sono maggiormente opposte ai blocchi voluti dal governo per contenere il dilagarsi della pandemia di coronavirus. E soprattutto questa immagine, se analizzata in modo più approfondito, può essere essenziale per capire come, in modo preponderante in certe fasce di popolazione e soprattutto in date regioni, il popolo si stia allontanando sempre di più dal suo presidente. In uno scenario che, con le elezioni presidenziali attese entro meno di due anni, potrebbe lasciare ben poco su cui sperare ad En Marche ed allo stesso Macron.