Nonostante Emmanuel Macron sia stato eletto proprio per il suo ingente programma di riforme che avrebbero dovuto rivoltare il sistema sociale francese, i cittadini francesi non sembrano avere più così tanta fiducia nel proprio presidente. A dimostrarlo sono i dati del sondaggio effettuato dall’istituto Elabe e riportati dall’agenzia di stampa Ansa, i quali sottolineano come soltanto il 39% dei francesi appoggi il programma di riforma previdenziale messa in campo dall’esecutivo di Edouard Philippe. Abbassando ulteriormente il valore rispetto alla fine del periodo delle vacanze natalizie.

Nonostante le continue proteste, le manifestazioni ed il funzionamento a singhiozzo della rete di trasporti pubblici e del sistema elettrico che continuano imperterrite ormai dal 5 dicembre scorso, Macron non è infatti riuscito a giungere all’obbiettivo. Invece che ribellarsi contro gli scioperanti che stanno mettendo a ferro e fuoco Parigi ed il resto della Francia, il popolo ha perso gradimento nei confronti del presidente e dell’esecutivo, additati come incapaci di gestire adeguatamente la situazione ed accusati di aver messo in campo una riforma troppo invasiva. Nonostante quindi lo scemare dei numeri degli aderenti alle marce, il reale valore degli oppositori alla riforma è ulteriormente cresciuto, mettendo in dubbio la credibilità dell’esecutivo e dello stesso presidente Macron; insieme alle possibilità di poter per davvero portare a casa la riforma del sistema previdenziale.

Come già sottolineato anche per la controversa legge approvata dal parlamento francese riguardo la fecondità assistita anche in assenza di una figura paterna all’interno della famiglia, una proposta più lieve avrebbe forse evitato il nascere delle proteste. Ciò sarebbe significato l’impiego di un lasso di tempo più ampio per giungere al compimento effettivo della riforma pensionistica, ma avrebbe dato modo di digerire meglio il vento di cambiamento e non avrebbe causato i disordini che stanno arrecando danni anche al sostrato economico della Francia. Tuttavia, in nessuna delle circostanze En Marche! si è dimostrata aperta al dialogo, chiudendosi dietro al suo mantra di cambiamento rapido, drastico e repentino che sin dalla sua elezioni sta mettendo l’Eliseo sempre di più contro il popolo francese.

Con l’inizio del 2020, i dati relativi al consenso dell’esecutivo francese sono ulteriormente in calo, così come la figura del presidente Macron, che giorno dopo giorno sembra sempre di più con le spalle al muro. Il popolo di conseguenza si rispecchia sempre meno nelle misure messe in campo dal governo di Parigi, inficiando anche la buona riuscita delle riforme previste dal programma politico dell’Eliseo.
Senza consenso del popolo – e su questo ai francesi è dovuto un complimento – in Francia è sempre stato difficile portare avanti l’agenda dell’esecutivo, in quanto le manifestazioni pubbliche e le proteste di massa hanno sempre cercato di mettere in evidenza le reali volontà della popolazione. E Macron, nonostante il vento di cambiamento che avrebbe dovuto portare il movimento di En Marche!, non è l’eccezione che conferma la regola: anche lui, in un modo o nell’altro, deve sottostare alla dura legge del “vox populi, vox Dei”.