Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
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L’arrivo della primavera è oggetto di sacralizzazione metafisica presso tutte quelle culture e civiltà caratterizzate da un elevato attaccamento e da una forte devozione al legame tra Uomo e natura. Perché la primavera è il momento della rinascita per antonomasia, periodo in cui gli alberi fioriscono e gli animali rompono il letargo, perciò per alcuni popoli, dal mondo slavo a quello turcico, è tradizione ab immemorabili che si risponda al richiamo primordiale della palingenesi della natura attraverso occasioni di raccoglimento e vivaci celebrazioni.

Variano le date, a seconda dell’effettiva percezione stagionale o dell’osservanza del calendario lunare, così come differenti sono i riti e i nomi della commemorazione, ma il contenuto è inalterato e inalterabile: ci si riunisce per festeggiare la fine dell’inverno e il ritorno a nuova vita di flora e fauna. Nel mondo rumeno si chiama Mărțișor, in Bulgaria prende il nome di Baba Marta, nel mondo russo è Maslenitsa e in un’area molto vasta, dal Pakistan e Afghanistan in Asia, all’Albania e Bosnia in Europa è il Novruz, il nuovo giorno..

Novruz è una delle più antiche festività primaverili di cui si ha memoria documentata – l’origine risalirebbe all’epoca del profeta Zarathustra – ed è rievocata ogni anno, in corrispondenza dell’equinozio di primavera, in una costellazione di nazioni sparse per l’intera Eurasia: dagli –stan postsovietici all’Iran, dalla Turchia all’Ucraina (ndr. dalla minoranza tatara), e dall’Albania all’Azerbaigian.

Il Novruz dell’Azerbaigian

L’Azerbaigian è il luogo in cui si celebra uno dei Novruz più coloriti del pianeta, perciò ogni anno, in occasione della festività, masse di turisti dall’estero ivi si recano per assistere ai rituali che vengono compiuti per celebrare l’arrivo della primavera. Inestricabilmente legato all’identità nazionale e magnete per l’intera popolazione, il Novruz è sopravvissuto all’opera di soppressione portata avanti dall’Unione Sovietica nel nome dell’imposizione forzata dell’ateismo e dell’irreligiosità ed è letteralmente rinato negli anni dell’indipendenza.

Oggi, nonostante i tentativi di annichilimento dell’élite sovietica, il Novruz continua ad essere la ricorrenza per eccellenza del popolo azerbagiano, per il quale rappresenta il momento unico per diventare un tutt’uno metempirico con gli elementi originari della tetraktys pitagorica della Creazione: fuoco, aria, acqua, terra.

Ogni anno, a fine dicembre, dopo un’osservazione attenta e accurata dei cieli, le autorità annunciano quale sarà il calendario del Novruz. La festività, invero, lungi dall’avere una durata breve, fissa e predeterminata, circonda i giorni dell’equinozio e viene anticipata da un mese preparatorio, denso di eventi e costellato di rituali carichi di profondo significato, tra i quali la celebrazione dei quattro martedì sacri (chershenbe) – quattro, il numero degli elementi.

Quest’anno la nazione azerbagiana è entrata in clima di festa il 23 febbraio, giorno in cui è caduto il primo dei quattro martedì sacri che antecedono l’arrivo dell’equinozio, ma il Novruz vero e proprio avrà luogo fra il 20 e il 24 marzo. Come da tradizione, il presidente ha scritto una lettera aperta ai cittadini alla vigilia dei festeggiamenti per fare loro gli auguri e rammentare il significato ancestrale della ricorrenza.

I quattro martedì sacri

Il mese anticipatorio è oggetto di una calendarizzazione sacra che non ammette errori né dimenticanze: gli azeri sono quivi chiamati a corteggiare le forze primeve della natura attraverso una ritualistica che, secondo gli avi, dovrebbe permettere all’Uomo di rigenerare se stesso e ritornare al Creato, ovverosia di diventare un tutt’uno con esso. Ogni martedì, perciò, coloro che attendono il Novruz compiono dei riti propiziatori sulla base dell’elemento venerato.

L’acqua riveste una posizione privilegiata fra gli elementi della creazione perché è il simbolo della purezza per antonomasia, e non può esserci rinascita in assenza di previa purificazione, perciò il primo martedì (Su chershenbesi) è dedicato a essa. Fra le varie tradizioni che caratterizzano questa giornata risaltano, in maniera particolare, la raccolta d’acqua presso fiumi e/o sorgenti da parte delle donne e i bagni purificatori nei torrenti per “lavare via” i peccati.

Il secondo martedì (Od chershenbesi) è dedicato al fuoco, un elemento che nella gerarchia riveste il ruolo di primus inter pares, come e forse più dell’acqua, perché associato simultaneamente alla purificazione, alla luce e all’identità nazionale – l’Azerbaigian viene ritenuto la “terra del fuoco”. Durante ognuno dei quattro martedì, di conseguenza, è tradizione che si accendano dei falò e che venga compiuto un atto di fede: il salto del fuoco. Perché, come le acque della sorgente aiutano a lavare via i peccati, così il fuoco brucia ciò che resta di essi e le altre negatività che affliggono il saltatore, riducendo in cenere il vissuto più cupo dell’anno precedente e preparando il rinnovato ad affrontare quello che verrà.

Il terzo martedì (Akhir chehshenbe) è dedicato all’aria, l’elemento il cui cambiamento è premonitore dell’imminente arrivo della primavera. Fra le varie tradizioni figurano l’accensione di falò nei cortili di casa, la lettura del futuro nelle fedi nuziali e dei pasti speciali, sullo sfondo di riti tesi a corteggiare Yel baba, padre vento, affinché la sua bontà ricada sulla produzione dei raccolti.

Il quarto e ultimo martedì (Torpag chershenbesi), è dedicato alla terra. In quanto base materiale principale della creazione umana, la terra occupa una posizione estremamente importante in questo processo. Il Martedì della Terra è associato al concetto di resurrezione e rinascita, come radici mitiche del risveglio della terra. Prevede la preparazione di piatti e dolci speciali, l’accensione di piccole fiaccole sui tetti – una per ogni componente della famiglia – e il ricorso alle candele, le quali creano l’atmosfera attorno al pasto. Ultimo ma non meno importante, è fortemente raccomandato che sulla tavolata vi siano sette cibi o vivande il cui nome inizia con la lettera S – ad esempio l’acqua (su) e i germogli di grano (samani) – e che la giornata si trascorra in famiglia, pena “la condanna” a scontare sette Novruz fuori casa.

L’arrivo del nuovo giorno

Fra il 20 e il 21 marzo, al culmine di un mese di intenso corteggiamento delle forze terrestri e in concomitanza con l’equinozio di primavera e l’inizio del nuovo anno astronomico, il Novruz vero e proprio può avere inizio. La festività, in quanto pubblica, può essere celebrata da chiunque: i cittadini, infatti, sono esentati dal presentarsi sul posto di lavoro, perciò possono dedicarsi a vivere energicamente la palingenesi decorando la propria abitazione coi germogli di grano, piantando alberi, comperando nuovi abiti, colorando le uova e preparando pietanze varie da mangiare rigorosamente in famiglia.

Lo stesso pasto del Novruz è dotato di una ritualistica specifica e altamente simbolica: tovaglia di colore bianco (purezza) sulla quale posare una candela (luce) e dove non debbono mancare le uova colorate (rinascita) e almeno sette cibi, leccornie, bevande e oggetti aventi la “s” come iniziale e che sono di buon auspicio, preferibilmente samani (germogli di grano), su (acqua), sarikok (curcuma), sikke (monete), sud (latte), sabzi (vegetali) e sumaq (sommacco).

A fare da sfondo a questa attenta ritualistica, sopravvissuta prima al comunismo e poi al rischio secolarizzazione, una moltitudine di eventi pubblici e di altri usi e costumi associati alla rinascita e alla purificazione, nonché al culto dell’ospitalità e al rispetto della natura. Fatti, questi, che rendono il Novruz l’equivalente del Natale occidentale: il momento più atteso e sentito dei dodici mesi, di cui rappresenta il capolinea e il punto di passaggio verso il nuovo anno.

Una festa internazionale

L’Azerbaigian ha portato avanti un’intensa campagna lobbistica in sede internazionale affinché il Novruz ottenesse il riconoscimento dovuto ad una festività tanto antica quanto presente nelle tradizioni culturali di un numero nutrito di nazioni sparse per l’intera Eurasia. Gli sforzi sono stati premiati prima dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), che il 30 settembre 2009 ha inserito il Novruz nell’elenco dei Patrimoni orali e immateriali dell’umanità, e poi dalle stesse Nazioni Unite, che, il 23 febbraio dell’anno successivo, hanno dichiarato il 21 marzo “Giornata internazionale del Novruz”.

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