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Lo scorso 27 dicembre, in occasione del V-day, l’Italia ha avviato la sua campagna di vaccinazione. Tra toni trionfalistici e proclami vittoriosi, il governo ha pensato bene di mediatizzare a dismisura una situazione ancora avvolta dalla nebbia. Il problema è che le previsioni fatte dal ministro della Salute, Roberto Speranza, e dal supercommissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, rischiano seriamente di scontrarsi con la realtà dei fatti. E, di conseguenza, evaporare come neve al sole.

Il motivo è presto detto: mentre la maggior parte dei Paesi europei è partita in quinta, ed è già riuscita a immunizzare una discreta quantità di cittadini, l’Italia è sostanzialmente ancora ferma al palo. Il piano vaccini del governo, infatti, è ricco di falle. Non lo diciamo noi, ma gli esperti dell’Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti e farmaci (Oitaf) che, nei giorni scorsi, hanno messo nero su bianco tutte le criticità presenti nel modus operandi italiano. Va da sé che, senza una macchina organizzativa efficiente, è pressoché impossibile centrare gli ottimistici pronostici del duo Speranza-Arcuri.

La situazione nel mondo (e in Europa)

In attesa che la campagna di vaccinazione italiana entri nel vivo, è interessante dare un’occhiata alla situazione presente nel resto del mondo. Nella classifica che tiene conto delle dosi di vaccino anti Covid-19 somministrate ogni 100 persone, il primo posto è saldamente occupato da Israele. I numeri di Tel Aviv sono impressionanti: al 30 dicembre 2020, risultano immunizzati 9,18 cittadini su 100. In appena dieci giorni, un israeliano su 20 ha ricevuto il vaccino, per un totale di 650mila persone vaccinate.

Al secondo posto troviamo, a sorpresa, il Bahrain, con 3,37 dosi somministrate ogni 100 persone. Sul gradino più basso del podio ecco il Regno Unito (1,39), epicentro – così pare – della variante inglese del Covid-19, molto più contagiosa rispetto alla versione tradizionale. Seguono gli Stati Uniti (0,84), la Danimarca (0,41) e la Cina (0,31). Pechino aveva iniziato a vaccinare i suoi cittadini già in estate, mentre sorprende l’ottimo risultato conseguito dal governo danese. L’Italia è molto distaccata, potendo contare, al momento, soltanto su 0,02 persone vaccinate ogni 100. Roma è al pari della Grecia e del Messico, ma (considerando solo i Paesi europei) dietro a Finlandia (0,03), Russia (0,03), Austria (0,07), Portogallo (0,16), Germania (0,16) e Croazia (0,19).

Le incertezze dell’Italia

Insomma, visti i proclami fatti nei giorni scorsi, l’Italia deve darsi una mossa. “Il punto non è chi somministra prima mille dosi, ma costruire una macchina che consentirà di vaccinare milioni di persone”, ha provato a rassicurare Speranza nel corso di un’intervista rilasciata al Corsera. “Io spero che tra fine estate e autunno saremo vicini all’immunità. I primi effetti epidemiologici si vedranno quando saranno state vaccinate oltre 10 milioni di persone e la prima forma di immunità più larga si potrà avere attorno ai 40 milioni”, ha quindi aggiunto il ministro.

Arcuri aveva invece auspicato che “il programma condiviso con l’Unione europea, che ci riserva il 13,46% delle dosi di vaccino, ci permetta di averne 202 milioni nei prossimi cinque trimestri, tra gennaio 2021 e marzo 2022”. “Con queste quantità – ha spiegato il commissario all’Agi – potremmo vaccinare a cavallo tra il secondo e il terzo trimestre dell’anno prossimo tutti gli italiani che lo vorranno e mettere tra le scorte altre decine di milioni di dosi che serviranno per le riprese che potrebbero servire negli anni successivi”. Al momento, almeno a giudicare dal confronto con altri Paesi, la macchina organizzativa dell’Italia appare però alquanto scricchiolante.

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