Era chiaro sin dal principio che l’India – come i Paesi limitrofi facenti parte dell’ex-colonia inglese delle Indie – fossero una bomba ad orologeria pronta a scoppiare da un momento all’altro per quanto concerne la battaglia alla pandemia di coronavirus. Con gli enormi agglomerati urbani composti prevalentemente da baraccopoli degradate e con i suoi bassi standard igienici il Paese asiatico era destinato ad essere una delle aree maggiormente colpite dal Covid-19. E nonostante le misure di lockdown messe in campo anche tempestivamente da parte del governo indiano e di Narendra Modi, il peggio sembra non essere stato scongiurato. Con la riapertura graduale, infatti, il numero delle infezioni è salito esponenzialmente, toccando nella giornata di sabato 14 giugno l’apice delle nuove infezioni – pari a oltre 11mila accertate – portato il numero totale di contagiati a oltre 300mila, asintomatici esclusi. E in questo scenario, come sottolineato dall’agenzia di stampa Reuters, la situazione sembra tutt’altro che destinata a migliorare.

L’India non può contenere la pandemia

Poco distanziamento personale, bassi standard igienici, mezzi di trasporto sovraffollati e fabbriche stracolme di personale: il mix perfetto per il propagarsi di una pandemia è l’ambiente quotidiano del sub-continente indiano. E infatti, con il balzo degli ultimi giorni è diventato palese come qualsiasi mossa messa in campo da Nuova Delhi non possa far altro che – al limite – rallentare il numero dei contagi, senza la capacità però di azzerarli completamenti come in altri Paesi del Mondo.

Sono molte le problematiche, anche sociali, che hanno contribuito a tutto questo. L’incapacità per le famiglie di sopravvivere ad una chiusura prolungata che ha obbligato alla riapertura anticipata e la necessità di non perdere la competitività commerciale internazionale che ha da sempre caratterizzato l’India hanno svolto tutto il resto; mettendo in pericolo però non soltanto la popolazione indiana.

L’india, in fondo, non era pronta ad affrontare una minaccia di questo tipo. Le città che ancora assomigliano ai primi agglomerati urbani dalle dimensioni colossali comparsi in Inghilterra nel 1700 e la povertà diffusa non hanno permesso una lotta efficace contro la diffusione del patogeno. Le enormi difficoltà del sistema sanitario e dell’approvvigionamento dei medicinali hanno inoltre inficiato in modo drammatico l’efficacia delle cure, generando una mortalità superiore al previsto. E il basso numero di tamponi presenti nel Paese rispetto alla popolazione indiana, inoltre, rendono lo scenario ancora più terrificante e potenzialmente esteso ormai anche alle aree rurali.

Non è casuale in fondo che storicamente molte delle piaghe sanitarie che dall’anno Mille in avanti hanno sconvolto il Mondo siano arrivate proprio dalla regione asiatica e ciò è in parte dovuto ad almeno ad un paio delle prerogative precedentemente esposte. In una situazione che, concludendo, non ha lasciato scampo nemmeno questa volta, lanciando un chiaro segnale d’avvertimento globale.

L’India e il pericoloso colpo di coda

Mentre nell’Occidente la pandemia sembra gradualmente ritirarsi – fatto salvo qualche focolaio che assume però più la forma di un colpo di coda – i cosiddetti Paesi in via di sviluppo sono ancora fuori controllo. Non solo l’India, ma anche il Brasile, il Perù ed il Sudafrica stanno ancora affrontando una fase molto acuta dei contagi, sottolineando le immense difficoltà nel contenimento del patogeno. E in questo scenario di stagnazione, purtroppo, appare chiaro come la minaccia non si possa definire ancora superata.

Mentre in Occidente infatti la malattia potrebbe scomparire – o divenire ampiamente controllabile – l’India rischia di trasformarsi in un gigantesco focolaio pronto a seminare nuovamente il terrore con le infezioni che fuoriescono dal Paese. Una sorta di ceneri della fenice, dalle quali il Covid-19 potrebbe uscire nuovamente – anche a mesi o anni di distanza – facendo ripiombare il mondo intero nella buia stagione dei lockdown e dello shock sociale. E i segnali odierni, in questo contesto, sono di conseguenza tutt’altro che da sottovalutare.

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