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L’intervista che il Papa ha rilasciato a Radio Cope, emittente spagnola, continua a far discutere: oggi sono emersi alcuni passaggi di Bergoglio sull’Afghanistan. Si tratta di frasi che meritano di essere riportati in tutta la loro potenza argomentativa.

Sì, perché il pontefice argentino, seppur in maniera indiretta, ha attaccato le modalità del ritiro da parte delle forze della Nato. Jorge Mario Bergoglio ha premesso di non voler giudicare, ma ha comunque sottolineato come non siano “state prese in considerazione” tutte le “eventualità” del caso. Cioè, in sintesi, il Papa pensa che l’abbandono di quella nazione dovesse prevedere qualche ragionamento in più. E tutto questo avviene mentre Joe Biden rimpalla le accuse per il “come” della ritirata verso il suo predecessore Donald Trump, che invece ha chiesto in via ufficiale le dimissioni del presidente degli Stati Uniti.

Le parole del Papa, insomma, sono risuonate in un clima geopolitico complesso, con l’Afghanistan immerso in una tragedia collettiva e l’Occidente impegnato a sanare almeno le ferite possibili e a cercare di distribuire le responsabilità per un dramma dalla portata storica singolare. Chi si attendeva che Bergoglio giustificasse le mosse dell’Occidente sulla crisi afghana ha sbagliato previsione. E il Papa non è solito intervenire con questo tipo di sbilanciamento politico sulle questioni geopolitiche o comunque sugli equilibri di caratura internazionale: su questi aspetti, dice più spesso la sua il cardinale e segretario di Stato Pietro Parolin. Ma la situazione in Afghanistan è tanto grave da suggerire al vescovo di Roma di prendere una posizione decisa in merito.

Il Santo Padre, poi, sarebbe – com’è naturale che sia – per la pacificazione di qualunque focolaio esista al mondo. Bergoglio è un sostenitore del multilateralismo diplomatico e non è per nulla un interventista. Chi conosce a fondo il pensiero del Papa riguardo agli Stati Uniti, poi, avrebbe potuto pensare che il vescovo di Roma fosse ben contento della conferma della decisione del ritiro. Perché nella visione del pontefice non c’è spazio per un Paese monopolista ed esportatore del suo modello politico-istituzionale. Ma il disarmo occidentale sulla nazione dell’Asia meridionale sembra aver impensierito persino il successore di Pietro che, tra tutti, risulta essere stato il meno digerito dagli ambienti conservatori americani. Gli stessi ambienti che, ancora oggi, nutrono dubbi sul fatto che gli Stati Uniti dovessero lasciare il campo libero ai talebani. Sono piccoli paradossi, ma esistono.

A riportare le dichiarazioni sulla tragedia afghana del Santo Padre è stata l’Adnkronos. Bergoglio ha anche specificato come dalla Santa Sede stiano lavorando per evitare che i fondamentalisti islamici diano vita a sommarie rappresaglie vendicative: “Sì, e infatti sono certo che lo stia facendo la Segreteria di Stato”, ha replicato l’ex arcivescovo di Buenos Aires. Un altro aspetto di cui il Vaticano dovrà interessarsi, del resto, è quello dei cristiani perseguitati: l’Afghanistan potrebbe contribuire ad aumentarne il numero nel mondo. Al netto delle ufficiali intenzioni dei talebani, infatti, il rischio che i cristiani che dimorano in quella nazione vengano sterminati o comunque subiscano persecuzioni esiste eccome. Pure perché le notizie che filtrano attorno alle leggi che i talebani avrebbero intenzione d’imporre suggeriscono tutto tranne che una prospettiva di tolleranza e tutela della libertà religiosa.

Con l’intervista a Radio Cope, insomma, il Papa della Chiesa cattolica prende in mano le redini di questa fase del pontificato. Il che è valso pure in chiave geopolitica. Non solo la smentita delle imminenti dimissioni ed il dettaglio choc sull’intervento sulla malattia e sul salvataggio da parte dell’infermiere, ma anche il tentativo, per nulla celato, di rappresentare una voce decisiva dinanzi alle penombre che avvolgono l’intero contesto occidentale. L’Occidente, per il Santo Padre, avrebbe dovuto calcolare meglio quello che sarebbe avvenuto con l’abbandono dell’Afghanistan al suo destino, dunque al governo dei talebani.

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