Si sa, il dopo Sanremo è a volte più divertente che il Sanremo stesso. Sia per chi segue assiduamente tutte le serate fino al gran finale, inchiodato al video anche alle ore piccole, sia per chi appena si degna, il giorno dopo, di cliccare sui social i video dei cantanti più meritevoli o i momenti più interessanti della kermesse, quelli di cui si parla e a cui non si può essere estranei. Pena sembrare un po’ fuori dal mondo. Le polemiche – architettate ad arte o spontanee – sono il pane del Festival.
E siccome, soprattutto dal Covid in avanti, gli italiani sono sempre più complottisti su
ogni argomento, dalla salute alla politica, dall’alimentazione al cambio del clima, la gara canora non poteva che rientrare nei temi (inutili) su cui discutere. E sui social, ma anche al bar, ci provano in molti, dalla casalinga di Voghera al vero maestro di musica, dal ragazzino al giornalista di nome.
Ed è appunto un giornalista notissimo come Enrico Mentana a essere incorso in un paio delle gaffe più evidenti del complottismo sanremese : “Ha vinto chi andava votato col numero 15, lo stesso di Angelina Mango l’anno scorso e di Marco Mergoni l’anno prima”. Come dire che il 15 fosse il messaggio subliminale per votare col trucco. E ancora, ha fatto notare l’altro “evidente complotto”: dietro a quattro vincitori degli ultimi cinque anni c’è sempre la stessa manager: Marta Donà, che oltre che di Olly, il 23enne vincitore di quest’anno con il brano “Bastardo nostalgia”, lo è anche dei sopranominati Mango e Mengoni, ma anche dei Maneskin, perlomeno fino alla vittoria agli Eurovision.
Parentele “sospette”
E quindi? Complotto: sono le case discografiche a “comandare” e a orientare i voti. Quindi c’è il trucco. Peccato che Marta Donà abbia nella sua squadra anche Francesca Michelin, arrivata solo 21ma. Nessuno, dunque, l’aveva particolarmente “tenuta d’occhio”. E comunque non sarà semplicemente che Marta Donà è una brava e nota manager e in quanto tale si sceglie gli artisti migliori. E non è soltanto, come insinuano ancora i complottisti: parente di Claudia Mori (la moglie di Adriano Celentano) e quindi già a sua volta una raccomandata. Noi non complottisti pensiamo che di certo essere imparentata con la coppia Mori-Celentano possa averla aiutata a entrare in discografia, ma dopodiché sicuramente ci sa farese ha saputo stare al fianco di artisti come Marco Mengoni e soprattutto i Maneskin che hanno avuto un successo planetario.
Quanto all’accusa di avere fatto vincere Angelina Mango che “ormai è scomparsa”, ricordiamo sempre di leggere i giornali e di avere anche un po’ di gentilezza: Angelina non è stata bene e si è ritirata per diversi mesi dai palchi, dove peraltro era attesissima. Una ragazzina cresciuta a pane e musica, con una madre cantante e un padre che è stato indiscutibilmente uno dei più meravigliosi autori e interpreti della canzone italiana. Morto troppo presto per raccomandare in alcun modo la figlia. Scegliersi i migliori vuol dire avere interviste dai giornali più importanti, avere sponsor importanti, stilisti importanti che vestono i tuoi clienti. Quindi è una legge di marketing più che della sola Marta Donà e del comune buon senso: manager brava e capace, uguale artisti importanti e “vendibili” perché sono bravi e piacciono (ai complottisti quest’ultima parte evidentemente sfugge)…
E nello sport…
Ricordiamo che anche dietro al secondo piazzato, Lucio Corsi, complottisti permettendo, c’è un’altra discografica, celeberrima: Caterina Caselli. Del resto per la stessa legge del marketing, i migliori manager dello sport gestiscono i migliori atleti. Citiamo per esempio Giulia Mancini che con la sua agenzia si è occupata dell’immagine di Carolina Kostner, Deborah Compagnoni e ora anche della appena laureata campionessa del mondo Federica Brignone (tra l’alto la sciatrice più titolata italiana, davanti persino ad Alberto Tomba). È grazie a Giulia Mancini che secondo i migliori complottisti Fede Brignone ha vinto la medaglia d’oro qualche giorno fa?
E poi, tornando a Sanremo, ci sono i complottisti di Giorgia. Questi sono una categoria a parte: hanno circa la sua età e sono cresciuti con i suoi dischi (con “Come saprei”, per intenderci, che vinse proprio Sanremo esattamente trent’anni fa). Sui social si moltiplicano le pagine “Doveva vincere lei”, “Quanto siete delusi che Giorgia non abbia vinto Sanremo?”, “Lei è la vera vincitrice”. Con tanto di foto della cantante che piange mentre le consegnano il premio forse un po’ troppo di consolazione della Tim, come cantante più votata sui social presenti sulla piattaforma della compagnia telefonica (ma i complottisti non ci dicevano che gli sponsor dirottano le classifiche a favore dei loro artisti preferiti? Non si sono accorti che proprio TIM è main sponsor di Sanremo?). Sempre secondo i complottisti è colpa della giuria degli esperti e della sala stampa, che invece l’hanno votata a man bassa. Ma allora, sempre i complottisti: colpa di Maria De Filippi e dei “ragazzini che da casa votano quegli incapaci che escono da Amici”. Ma Olly e il secondo classificato, la rivelazione Lucio Corsi, non hanno mai partecipato a nessun talent e tantomeno ad Amici. Solo Olly ci è stato solo una volta da ospite. Non sarà semplicemente che ai ragazzini piace un ragazzo come loro, che a soli 23 anni come loro porta i baffetti perché va di moda persino al liceo. Il frontman dei Maneskin Damiano David li ha portati per un po’ al lancio del suo progetto da solista e sembrava un commendatore degli anni Cinquanta: ma tant’è le mode dei ragazzi sono sempre discutibili, specie da chi giovane non lo è più.
Lo sapeva anche la SISAL
I complottisti dicono infine che avevano già deciso tutto le case discografiche e aggiungono (con l’immancabile e compiaciuto emoticon dell’occhiolino): “lo sanno tutti, no?”. E per dimostrarlo spiegano che persino quelli di Striscia la notizia, simpatici complottisti per eccellenza, lo sapevano. Noi semplicemente diciamo che lo sapeva persino la SISAL che occupandosi di scommesse ne sa più del diavolo e di quelli di Striscia la notizia. Olly (e peraltro anche la stessa Giorgia, appena dietro) era infatti quello più scaricato su Spotify. E anche noi lo sapevamo, avendolo letto (della Sisal) su tutti i giornali anche online, come siamo abituati per fortuna ancora a fare (siamo sempre di meno, questo si sa, anche senza complottismo). E sì, lo ammettiamo, lo abbiamo “tenuto d’occhio”. E non perché fosse in gara con il numero 15, ma perché ci ricordava i nostri ragazzi e nipoti, freschi e un po’ strafottenti. Con quell’aria che li fa sembrare nati per vincere. Magari adesso, magari non fra dieci anni, come di nuovo insinuano i detrattori che (a dire la verità ci dispiace) lo stanno massacrando sui social: “Una meteora destinata a sparire”.
Comunque per ora ha tanta freschezza e, in quello che canta, per quanto sia una banale e trita storia d’amore, ci crede davvero. Come credono nell’amore i giovani e come credono in canzoni sentite da noi cento volte e nuove per loro. Canta l’amore a pieni polmoni, non con virtuosismi e tecnicismi canori come Giorgia, ma con la verità dei vent’anni. Quelli che cantavano pochi anni fa anche i Maneskin (“Vent’anni” è uno dei loro successi in italiano). Gli “Incoscienti giovani” a cui ha dedicato la sua canzone sanremese Achille Lauro. La giovinezza e un po’ di carisma hanno fatto vincere Olly oggi. Domani è un altro Sanremo si vedrà.
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