Quando lo scorso 27 febbraio divenne noto il primo contagio registrato nel Paese, la Grecia sembrava destinata ad un misero destino, a causa dei ripetuti tagli sulla propria sanità che avevano caratterizzato gli anni di spending review per favorire la ristrutturazione del debito. Tuttavia, ad oltre un mese dallo scoppio dell’epidemia sul proprio territorio risulta essere il Paese europeo col minor numero percentuale di contagiati. Meno di un greco su 6mila, infatti, sarebbe venuto a contatto con l’agente patogeno, in quello che si può definire senza ombra di dubbio un successo del sistema sanitario e della gestione dell’ordine pubblico da parte del governo guidato da Kiriakos Mitsotakis.

Anche il Portogallo, data soprattutto la sua collocazione geografica che lo rende quasi un enclave della Spagna, sembrava destinato a patire le pene dell’inferno. Anche in questo caso, infatti, il sistema sanitario non può essere sicuramente considerato il fiore all’occhiello del Paese iberico, il quale tuttavia non si è fatto assolutamente cogliere impreparato.

Che cosa ha reso però Atene e Lisbona così avanti nel contrasto al Covid-19 rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea (e non solo), cui basi di partenza erano decisamente più solide? La spiegazione è da ricercarsi realisticamente nel perfetto tempismo di azione: particolare che invece ha condannato Paesi ben più preparati come la Spagna, l’Italia, la Francia e il Regno Unito.

Grecia e Portogallo non hanno atteso le prime morti per agire

Come comunicato dallo stesso premier greco, il tempismo ha giocato un ruolo fondamentale ed in questo molti altri Paesi europei avrebbero dovuto prendere esempio (alludendo chiaramente alla situazione vissuta in Gran Bretagna). Lo stesso Mitsotakis ha sottolineato come proprio le esperienze (e gli errori) del nostro Paese abbiano guidato le sue scelte iniziali, convincendolo a muoversi con anticipo e prendere in mano la situazione.  In questo modo, i primi focolai sono stati isolati con successo, senza che il loro scoppio potesse pesare sul fragile sistema sanitario che in questo modo si è dimostrato in grado di assorbire il colpo.

Situazione leggermente diversa nello svolgimento ma analoga nell’epilogo è stata quella invece del Portogallo. In questo caso, infatti, la serrata è stata effettuata in modo ancora più veloce, potenziando fin dai primi giorni le capacità ricettive degli ospedali. E se un pizzico di fortuna è stato dato dal clima della regione che rende le malattie respiratorie meno invasive rispetto alle inquinate Parigi, Madrid e territorio lombardo, dall’altro gli svantaggi logistici sono stati compensati con la rapidità d’azione.

Il pericolo ancora non è passato, ma la strada è quella giusta

È sicuramente troppo presto per definire Grecia e Portogallo fuori da ogni pericolo di complicazioni: tuttavia, il modus operandi messo in campo ha permesso di contenere il picco dei contagi, che sono rimasti sino a questo momento assolutamente stabili. In questo modo è stato guadagnato anche tempo prezioso che ha permesso di attrezzarsi nell’eventualità che le cose possano un giorno degenerare; e questo particolare potrebbe aver salvato un numero considerevole di vite umane, nonostante le aspettative iniziali.

La stessa popolazione – eccezion fatta per il caso greco del carnevale di Patrasso, avvenuto a pochi giorni dall’introduzione delle limitazioni – ha risposto alle chiamate della propria politica: forse anche a causa della vicinanza con la situazione vissuta in Italia. E per quanto riguarda proprio la Grecia, l’unico vero pericolo per il Paese deriva a questo punto dal sistema migratorio, unica vera incognita che potrebbe diffondere il Coronavirus a macchia d’olio all’interno del Paese. Tuttavia, anche in questo caso l’organizzazione di Atene è stata ineccepibile, con i focolai nei campi profughi interni messi in sicurezza in poche ore e i casi di importazione dalla Turchia isolati celermente.

Concludendo: se Atene e Lisbona continueranno sulla buona strada, le possibilità che impartiscano una netta (e pesante) lezione ai Paesi del Nord Europa sono molto alte: in una situazione che ha davvero lasciato gli alleati a bocca asciutta. E per una volta, strano a dirlo, forse dovremmo tutti quanti prendere ripetizioni da Portogallo e Grecia: a lungo bistrattati per le loro deboli economie ma da ammirare per quanto riguarda le proprie capacità di intervento.

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