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Società

Il Nobel per la Pace 2026 a Navi Pillay: ha accusato Israele di genocidio a Gaza

Il Nobel per la Pace 2026 va a Navanethem “Navi” Pillay, 85enne sudafricana con origini indiane avente alle spalle una lunga e consolidata carriera nella giustizia internazionale che l’ha portata a operare indagando su crimini di guerra, persecuzioni e genocidi...

Il Nobel per la Pace 2026 va a Navanethem “Navi” Pillay, 85enne sudafricana con origini indiane avente alle spalle una lunga e consolidata carriera nella giustizia internazionale che l’ha portata a operare indagando su crimini di guerra, persecuzioni e genocidi nell’arco di diversi decenni di attività. Una carriera iniziata giovane combattendo l’Apartheid in Sudafrica, come avvocata di molti membri del movimento di Nelson Mandela, l’African National Congress, che per quasi tre decenni Pillay assistette contribuendo a perorare la causa dei detenuti, a denunciare le pratiche repressive del regime che lasciava ai margini la maggioranza nera della popolazione della Rainbow Nation, a sdoganare sul piano internazionale l’attenzione per quanto avveniva nel suo Stato d’origine.

La Pillay, specializzatasi a Harvard mentre lavorava al sostegno degli attivisti che poi, con la fine dell’Apartheid, avrebbero guidato un nuovo Sudafrica, fu nominata dopo la liberazione di Mandela e la sua elezione alla presidenza del Sudafrica come membro dell’Alta Corte, ma nell’anno della nomina, il 1995, fu presto trasferita al Tribunale Criminale Internazionale per il Ruanda, formato dall’Onu per investigare sul violento genocidio che aveva coinvolto l’anno precedente l’ex colonia belga. Vi servì fino al 2003, per poi servire come giudice della Corte Penale Internazionale (2003-2008) e acquisire grande visibilità globale come Alto Commissario Onu per i Diritti Umani (2008-2014). Negli ultimi anni ha guidato una commissione indipendente internazionale promossa dall’Onu sui territori palestinesi occupati fino al 2025.

Pillay in passato ha preso posizioni forti contro l’applicazione della pena di morte, chiedendone da Alto Commissario la fine della sua applicazione, nelle indagini sul Ruanda ha approfondito il legame tra terrore bellico, pratiche genocide e l’uso delle violenze sessuali come arma di guerra, dopo la sua esperienza alla commissione indipendente sui territori palestinesi ha affermato di ritenere che Israele stesse commettendo un genocidio, come scritto in un articolo per il New York Times nel settembre del 2025.

Il comitato norvegese per il Nobel che assegna il premio per la Pace ha riconosciuto la Pillay meritevole ritenendola “una delle più grandi difensore dei principi del diritto internazionale del nostro tempo”, come ha dichiarato il membro del comitato Jørgen Watne Frydnes, aggiungendo che “la storia ha dimostrato che un mondo che opera senza lo stato di diritto è ingiusto, imprudente e disumano” e che “, abbiamo bisogno di persone coraggiose, lungimiranti e determinate: qualità che Navi Pillay dimostra nel suo lavoro in magistratura”. Un premio a una carriera lunga e testimone di una spinta a combattere, pesantemente, le ingiustizie del suo Paese e del mondo vede la Pillay emergere come figura in controtendenza contro un sistema sempre più incerto e in frammentazione. In cui anche gli stessi principi della giustizia internazionale sembrano diventare un optional. Evidentemente, parliamo di un premio che farà rumore. E bisognerà capire se sarà un atto di testimonianza o uno stimolo a valorizzare quei valori di giustizia internazionale che la neo-Nobel incarna.

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