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“Per la sua intensa prosa poetica che affronta traumi storici e mette a nudo la fragilità della vita umana”. È con questa spiegazione che l’Accademia di Svezia ha assegnato il Nobel per la Letteratura 2024 ad Han Kang, la prima scrittrice sudcoreana e donna asiatica a ricevere il prestigioso riconoscimento, la seconda personalità in assoluto del suo Paese dopo il Nobel per la Pace all’ex presidente Kim Dae Jung nel 2000.

Han (cognome) Kang (nome), 53 anni, aveva appena finito di cenare con il figlio quando ha saputo di aver vinto il premio che le sarà consegnato il prossimo 10 dicembre a Stoccolma. Si è detta “sorpresa e onorata” per quanto accaduto.

E non potrebbe essere altrimenti, visto il significato simbolico di un Nobel che ha improvvisamente spostato i riflettori della letteratura mondiale non solo sulla figura di Han, già abbastanza nota per alcuni suoi successi editoriali, ma piuttosto su un’intera generazione di scrittori sudcoreani e sull’intera Corea del Sud.

Yoon Suk Yeol, presidente del Paese, si è congratulato con l’autrice: “Hai convertito le dolorose ferite della nostra storia moderna in grande letteratura. Grazie per aver elevato il valore della letteratura coreana”. I portali online delle due principali librerie sudcoreane, Kyobo Book e Yes24, sono andati in tilt: troppo numerosi i clienti accorsi sui due siti per acquistare i libri di Han Kang.

La regina della letteratura coreana

Han è rimasta di proposito lontana dalla luce dei riflettori dopo l’annuncio del Nobel. “Mi ha detto che, considerate le feroci guerre tra Russia e Ucraina, e tra Israele e Palestina, con la gente che muore ogni giorno, non sarebbe riuscita a festeggiare e tenere una conferenza stampa gioiosa”, ha dichiarato ai giornalisti suo padre, Han Seung Won, anche lui scrittore.

Han Kang, definita la “Kafka della Corea”, ha esplorato, attraverso i suoi racconti, romanzi, saggi e raccolte di storie, i temi del patriarcato (ancora molto sentito in Corea del Sud), della violenza (politica ma anche familiare) e del dolore. Temi che ha analizzato a fondo, sia dal punto di vista individuale che dell’umanità, e che ha saputo riproporre in pagine toccanti a innumerevoli di lettori, sia in patria che all’estero.

La biografia di Han è piuttosto semplice: è nata a Gwangju, una città nel sud-ovest della Corea del Sud, nel 1970. Quando aveva 10 anni, la sua famiglia si è trasferita nel quartiere Suyu-dong di Seoul. Nella capitale ha studiato letteratura coreana alla Yonsei University, per poi debuttare nel 1993 con una serie di cinque poesie pubblicate sulla rivista Literature and Society.

I suoi libri più famosi? La Vegetariana e Atti Umani, entrambi pubblicati in Italia da Adelphi. Nel primo romanzo, che ha vinto l’International Booker Prize nel 2016, Han racconta la storia di una donna, Yeong Hye, che smette di mangiare carne (situazione rara in Corea) per iniziare a vivere una vita apatica, simile a quella di una pianta.

La vegetariana è un romanzo che parla di sofferenza e di violenza mentale e fisica, delle conseguenze distruttive dell’incapacità dell’essere umano di vedere e accogliere il disagio del prossimo, soprattutto quando questo diventa scomodo in quanto manifesto, perché rischia di minare la rassicurante stabilità delle convenzioni sociali”, si legge nella presentazione italiana del volume. Atti umani (2014) parla invece del massacro di Gwangju avvenuto nel maggio 1980, quando una rivolta fu brutalmente repressa dai militari sudcoreani.  

La vittoria di un Paese intero

La sua “empatia per le vite vulnerabili, spesso femminili, è palpabile e rafforzata dalla sua prosa carica di metafore”, ha dichiarato Anders Olsson, presidente del comitato Nobel. “Ha una consapevolezza unica delle connessioni tra corpo e anima, i vivi e i morti e, in uno stile poetico e sperimentale, è diventata un’innovatrice nella prosa contemporanea”, ha quindi aggiunto sempre riferendosi ad Han Kang.

La vittoria di questo Nobel è un altro gioiello che va a inserirsi dritto nella corona culturale della Corea del Sud. Negli ultimi anni, infatti, il Paese ha vinto un Academy Award per il miglior film (Parasite), ha creato il più grande successo di Netflix (la serie televisiva Squid Game) e ha sfornato la band musicale più venduta al mondo (i BTS, arrivati al top della vetta delle classifiche globali nel 2021 e nel 2022).

L’onda culturale coreana ha dunque appena guadagnato ulteriore slancio. Ma questa volta non a causa di “semplici” prodotti pop bensì grazie al potere della letteratura.

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